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A cursa ri Santu Luca e Sant'Antonio PDF Stampa Email
Corleone - Tradizioni Corleonesi
Scritto da Francesco Milazzo   
Martedì 15 Giugno 2010 14:11

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video_iconaVideo 2008 - Video  2009

 

Questo evento, più che altro una leggenda amplificata dal forte senso religioso dei Corleonesi si intreccia con la storia dedell' unità d' Italia. Siamo nel 1860 esattamente il 27 Maggio. Garibaldi avanza con le sue truppe in direzione di Palermo per conquistare il capoluogo siciliano. Corleone “l' Animosa Civitas” ha sempre avuto un anima ribelle e i Borboni questo lo sapevano bene, memori delle gesta del Corleonese FrancescoBentivegna, giustiziato a meta dell' 800 per il suo amore patriottico. Quella mattina, un battaglione di garibaldini capitanati dal colonnello corleonese Giordano Orsini, si dirigono verso Corleone , inseguiti dalle truppe borboniche comandate dal generale Mechele dal colonnello Bosco. Il colonnello Orsini mantenendosi a debita distanza, di tanto in tanto sparava qualche colpo sull' esercito Borbonico. I Borboni però credevano che alla testa dei garibaldini c' era Garibaldi in persona e si lanciarono con ingenti truppe all'inseguimento. Nel frattempo Garibaldi si dirigeva con altre truppe verso Palermo scendendo dalle colline di Gibilrossa. Venuti a conoscenza di questi fatti i corleonesi temettero per la città, che poteva subire le ritorsioni Borboniche e fecero evacuare le donne, i vecchi e i bambini che si riversarono nelle campagne circostanti. Il Comitato rivoluzionario della città, radunò i corleonesi in possesso di un arma e organizzarono le difese. Erano poche centinaia, perché un manipolo di corleonesi era già arrivato a Palermo nei giorni precedenti. I garibaldini arrivati a Corleone, in parte restarono a difendere la città, ma il grosso delle truppe si diresse verso Bisacquino. I Borboni attaccarono la città, convinti di trovare Garibaldi ma trovarono una dura resistenza nei pochi Corleonesi armati. Una volta entrati in città i Borboni si resero conto dell'inganno, ripiegarono verso Palermo dove si trovava Garibaldi , che però aveva già sconfitto e costretto all'armistizio i Borboni. La tradizione “ra cursa ri Santu Luca” (la Corsa di San Leoluca) nasce proprio dal veloce ripiegamento delle truppe borboniche verso Palermo. I corleonesi, vista la celerità dell'abbandono della città , da parte dei Borboni, gridarono subito al miracolo affermando di avere visto San Leoluca da Corleone e Sant'Antonio Abate apparire ai Borboni , fermandoli alla porte della città. Dal quel 27 maggio1860, ogni ultima domenica di maggio, si rivive il miracolo della Cursa di Santu Luca (la corsa di san Leoluca) che libera la Città dal pericolo Borbonico Le confraternite di San Leoluca da Corleone e Sant'Antonio Abate, si radunano presso la piazza Falcone e Borsellino( il vecchio piano del Borgo) con i simulacri dei due santi. Correndo, con i due simulacri, le confraternite si dirigono verso la periferia della città , dove sorge la chiesa di Santu Lucuzza, accompagnate dalla Banda Musicale “Pietro Cipolla” o a volte dalla Fanfara dei Bersaglieri, per ricordare l'apparizione di San Leoluca da Corleone e Sant'Antonio Abate e la liberazione della città.

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