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IN QUEL DITO ESILE (una poesia per ricordare Felicia) PDF Stampa Email
Rubriche - L' angolo aperto alla Poesia
Scritto da Roberta Rocca   
Lunedì 06 Dicembre 2010 23:37
Felicia impastatoImmagino/ che l'aria tacita attendesse,/  e gravasse disperata;/ /il silenzio giudice, / pregno di mille significati opposti,/ tutto giaceva sospeso/ al cospetto della nobile giustizia / Avresti potuto tacere, /dissolverti nel dolore e nel rimorso / annegarti, in ginocchio,/ al ritratto cupo della tua presunta impotenza /Il macigno del silenzio si sarebbe schiantato /anche su un brandello di ricordo.

Ma amor di madre non sa essere impreciso,

non si piega al compromesso

Avresti potuto vagare,

fantasma senza forma e senza volto,

rifugiarti nell'amara fede del rimpianto

in un nuovo manto di silenzio,

ma il silenzio pesa e il tuo corpo è gracile,

il dolore si rigenera ogni istante

come da eterna fonte

con la sua divina rabbia d'azione

E il tremore è intollerabile

e il dubbio cresce in fretta,

come astro di fuoco,

onore o amore,

onore d'amare un figlio morto,

conflagrato nel buio della notte indifferente,

quel buio che consacra la tua morte,

tu che nel sacro non hai mai creduto

Quali sguardi pesanti,

quale codarda minaccia?

No, Felicia,

il sistema su di noi non ha potere

Su ciò che siamo,

sul nostro dolore la paura è nulla,

l'oppressione, fredda, è ben fiacca

In quel dito esile,

nella voce stentorea,

nello sguardo fisso

si schiude assonnata la luce,

trafelata ed esausta,

si solleva la verità, la giustizia,

come umile raggio di sole

sull'immensità della brulla selva

Nessuno spirito oscuro si aggira ormai

per i terreni solcati dalla lotta

e se cammino per quei sentieri

ritrovo le tue parole,

le tue orme, ben visibili e sicure,

ritrovo i tuoi gesti e il dito,

lume della sicurezza

tra le fronde oscure dell'ignoto imposto

Terrasini 2008 Roberta Rocca

 

 

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