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| Spleen è Sehnsucht |
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| Rubriche - L' angolo aperto alla Poesia |
| Scritto da Piero Lo Jacono |
| Lunedì 23 Agosto 2010 14:21 |
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E pianse Alessandro[1]/quando vide l'ampiezza dei suoi domini / pianse perché non c'erano più terre da conquistare... Né confini né argini o margini da abbattere. Per cimiteri inciampo, serti di requie calcarea, fiamme e flemma che sperano perenni. Ma di cosa è buon custode il silenzio? Di un'isola sola in esilio che si cela per sfuggire ai naviganti? Il giorno è finito. Poi la rondine dal petto bianco verrà a beccarmi gli occhi. Nostalgia della felicità! Di ciò che vedo non visto. Di ciò che non si è avverato. Le scie dei camini mi spingono alle ascensioni. A puntare il sole con icare ali di cera. Ma riprenderò a volare sopra un mondo che non ho vissuto scordandomi casa pur avendo la coda più lunga delle ali. Nessuna ferita duole più di quella che ferisce la nostra vanità vestita d'onore. Ape che lascia nella puntura il pungiglione. Ma anche la mosca delle carogne, un mosquito di fogne ha il suo Spleen, la propria losca Sehnsucht. La piccola venditrice di sole mi ha detto che sulla mano sinistra c'è quello che ho fatto dalla nascita, e sulla mano destra quello che farò in futuro. E mi ha previsto che sarò infelice perché qualsiasi cosa desideri si troverà sempre ALTROVE. Coraggio è una forza che guizza dal cuore.
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