Corso sull'informazione "Città di Corleone"
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| Rubriche - L' angolo aperto alla Poesia |
| Scritto da Salvo Vitale |
| Lunedì 14 Giugno 2010 15:54 |
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Abbiamo attraversato lager di brutte facce e melme fetide briciole di potere cannibalesche nella loro sapiente capacità di fagocitare anche l’increspatura del dubbio, copulazioni spiaccicate con disprezzo sulla pelle dei meschini avvolti dalle loro debolezze di sopravvivenza, icone della prima repubblica, socialisti, democristiani, fascisti, traffichini, mafiosi, terroristi di stato. Abbiamo creduto che il fondo era là, che il momento di riemergere era arrivato con la sua luce stellare sull’universo delle diversità, sull’arco di melodie fruibili alle orecchie dei proletari deprecabili per le brave signore in decolté. In qualche angolo c’era anche il Cristo dei poveri con la sua infinita dolcezza, a dirci che anche su questa terra, si poteva entrare nell’altra dimensione. Non avremmo mai immaginato che il disgusto diventasse cibo quotidiano, che gli scheletri di guerra risorgessero dai cimiteri in cui li avevamo sepolti, che il porco più porco di tutti potesse continuamente riderci in faccia tagliuzzando a pezzetti la nostra carne, che il pullulare di vermi sotto i piedi opponesse alla voglia di schiacciarli la difficoltà del rispetto per qualsiasi forma vivente. Interminabile rassegna di brutti visi, osceni lacchè del “circonfuso”, Schifani, La Russa, Bossi, Bondi, Previti, bisogno fisiologico di sputar loro in faccia e dovere cristiano di perdonarli e amarli. In tutto questo balugina, proprio perché ci vogliamo credere, la speme, ultima dea del vaso di Pandora: non può finire così, c’è un limite al masochismo, la palingenesi è possibile, è già iniziata.
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