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| ROSA, Rosae |
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| Rubriche - I Cunti | |||
| Scritto da Rosita Ingrassia | |||
| Domenica 13 Giugno 2010 17:34 | |||
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Le notti nelle case erano notti bianche passate a vagabondare dal letto al divano alla sdraio del balcone, sempre alla ricerca di un alito di vento fresco che non si trovava nemmeno a cercarlo ca’ cannilicchia. Rosa, giovine sposina di quartiere, era allo stremo delle forze; lei il caldo non lo aveva mai riggiuto e le giornate di scirocco diventavano un vero e proprio inferno. Si ittava di qua e di là come una corda fradicia e qualsiasi rimedio adoperava per fronteggiare la calura non serviva a niente; ora si bagnava i gomiti e il collo; ora si sciusciava con uno dei ventagli che mai potevano mancarle; ora bevevo acqua fresca e limone per levarsi quella arsura che le riempiva la bocca di sabbia del deserto, lo stesso da cui veniva lo scirocco. -Mi 'nagghiri ri ca! Imprecava ad alta voce Rosa. Me ne vado in Scandinavia, là dove quando c’è cavuru a' caminari cu cappottu! Era la voce della disperazione, ma non della convinzione perché Rosa lo sapeva che mai avrebbe potuto lasciare la sua terra, terra maliditta e senza spiranza, ri affanni e ri munnizza, ma amata fino alle profondità dell’intestino, delle vene, del respiro. Anche per Rosa quella notte era stato un continuo vagare; il caldo non le aveva permesso di trovare riposo in nessuna parte della casa e in più era pure stizzita che Tonino, suo marito, è vero che s’arrimininava, ma dormiva e russava pure. - Ma chi avi u sangu addumisciutu! Pensava Rosa nel vederlo dormire. Ma unni senti cavuru…? I rintocchi del pendolo della cucina avevano battuto cinque o sei colpi quando il sonno finalmente chiuse le palpebre di Rosa. Non sapeva quanto tempo era passato da allora, quando sentì nitidamente la mano di Tonino che cercava di entrare nel serraglio delle sue cosce. Con fare deciso Rosa afferrò la mano di suo marito e staccandola dal corpo disse:- un 'nu senti stu caluri! Ma Tonino sembrava effetto da sordità congenita. Continuò nella sua ricerca intensificandola con baci sulle spalle e carezze sulle minne. A Rosa vennero in mente le parole della suocera quando diceva:- Quando un uomo vuole, vuole e deve essere. Ma lei non aveva nessuna voglia. Si sentiva stanca ancora prima di alzarsi e sapeva che doveva passare un giorno prima che lo scirocco scemasse la sua furia; così dicevano gli antichi. Lo scirocco vuole tre giorni: uno per arrivare, uno per pirniciare e l’ultimo per ritornare da dove era venuto. Si alzò. Era l’unica cosa che poteva fare per sfuggire agli attacchi insistenti del marito. Mise la caffettiera sul fuoco e sedutasi al tavolo della cucina continuò a svintuliarisi. Di lì a poco Tonino la raggiunge e guardando Rosa indifferentemente disse: - Che fa? Me la fai la pasta con le sarde ‘ncasciata e i milinzianeddi ammuttunnati? Ci facciamo un pranzetto da re e regina! Vino bianco con le pesche e muluni russu agghiacciatu! Il poverino non sapeva cosa avrebbe scatenato questo suo desiderio culinario. Quale fuoco aveva accesso nella vulcanica moglie. Rosa dapprima sbarrò gli occhi e fece la tipica smorfia con la bocca che nel linguaggio dei segni del luogo stava per:- Ma è babbu! Poi, con la collera che le apparteneva disse: - Pasta con le sarde ‘ncasciata e i milincianeddi ammuttunati! Il mio Signore vuole pure la cassata siciliana! Tonino capì che il fuoco lavico stava per raggiungerlo. Tacque, come sempre faceva di fronte alle eruzioni della moglie, ma non si salvò lo stesso. Dopo due giorni che non vedo letto, che il caldo mi sta manciannu viva, ca mi sentu come una cosa ri ittari, tu vuoi che me ne sto tutto il giorno davanti al fuoco! Levati di 'ca ! Re e regina… volevi dire re e serva! Rosa aveva recuperato le forze. Si era pure dimenticata dello scirocco e non fermava la furia funesta contro il marito. Manco l’Orlando furioso avrebbe saputo fare tanto. Tonino, in silenzio, si eclissò. Rosa si continuò a svintuliare e dopo avere acceso la radio cominciò a consultare il calendario. Era il 12 di agosto. Ci sarebbe stato ancora tutto il caldo del ferragosto, la tornata di settembre, l’imprevisto rialzo delle temperature di ottobre e la solita estate di S. Martino, che ti inchiummava, l’11 di novembre, il ritorno di un estate che non se ne era mai andata. Male mi sento. Pensava Rosa.- Maria Santa…ma la mia vita può passare così? Il flusso dei pensieri fu interrotto dallo scroscio dell’acqua. Per quanto continuava a guardare il calendario e ascoltare distrattamente la radio, il ticchettio dell’acqua sembrava più forte di tutto il resto. Entrò nella stanza da letto e vide la luce del bagno accesa. Tonino stava facendo la doccia. Rosa si tolse la camicia da notte e aprì il box doccia. Fu cosa rapida. S' incrociarono gli sguardi un solo attimo, veloce, ma bastevole a Rosa per dire: C’è cavuru !- e rimasero lì a dispetto e al riparo dello scirocco d’agosto.
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Da due giorni la città era attanagliata dal vento caldo dello scirocco e nonostante la familiarità dell’evento, gli abitanti del luogo ogni volta sembravano colti di sorpresa. Tutto rallentava: i negozi alzavano pigramente le saracinesche, gli abbanniatori al mercato tacevano, i bambini nei vicoli sedevano sui gradini delle porte e nessuna voglia di muoversi aleggiava sulle loro facce.















