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C’era una volta un re che aveva quattro figli: un maschio e tre femmine. Sentendosi ormai prossimo alla dipartita, chiamò il principino e gli disse:- -Tra non molto sarai tu a reggere questo casato, quindi devo dirti come stanno le cose:-Noi non possediamo più nulla, disse il re, con un tono mesto. -Ma come, tutte le nostre terre dove sono finite? -Devi sapere, disse il re, che tempo fa si sono presentati a me dei contadini e mi hanno detto: -Vostra maestà, la terra è di chi la lavora!, voi la lavorate? -Io risposi di no, proseguì il re. -E il principino la lavora?- -Neanche lui, risposi, allora, dissero in coro:-Vostra maestà, eccellentissima, la terra è nostra! -E noi?, disse il principino. -A noi ne hanno lasciato un pezzo, per fare l’orto. -Questo è tutto quello che ci resta. -Chi se le marita le principesse senza casciabanco! -Quelle d’estate si ventoliano, dicendo: Ah, che caldo che fa. -D’inverno si accopunano esclamando.- Uh!, che freddo che fa. -Hanno la testa all’ariulè e, per di più, piciniano dalla mattina alla sera. -E’ così figlio mio, disse il, re, -non sono buone, neppure, per mettere un dito nell’acqua calda! -Per questo ti dico che, quando non ci sarò più, le devi maritare, anche al primo che passa! Così al Principino spettò questo triste compito. Egli un giorno chiamò la più grande delle sorelle, e le disse: -Vestiti con gli abiti più belli, mettiti un fiore tra i capelli, e affacciati al balcone. La Principessina pensando di dover partecipare ad un gioco, corse a prepararsi tutta festosa. - Oh! come mi diverto! E ora che faccio?, disse, affacciandosi al balcone. Nel frattempo passava di lì un porcaro. Il principino, quando lo vide, gli fece.- -Pss! Pss! Non ricevendo risposta, agitò un braccio. -Sentite, voi, buon uomo, venite su che vi debbo parlare, disse il principino. Il porcaro era un uomo mite e ubbidì. Si presentò a testa bassa e con la coppola in mano. -Su, rimettetevi il cappello, disse il principe, siamo tra pari. -Tra pari?, disse il porcaro -Si , si, tra pari, perché voi sposerete mia sorella. -Un porcaro non può sposare la figlia del re. -Chi l’ha detto?, disse il principino, i tempi cambiano, e poi è un ordine! -Come vuole vossignoria! Furono le parole del porcaro. -La prima l’ho sistemata!, domani procederò con la seconda, disse il principe. Alla seconda toccò in marito un uccellatore, alla terza un beccamorto. Il principe era molto soddisfatto, ora non gli restava che collocare se stesso. -Domani mi affaccerò anch’io, vedremo cosa accade! Si alzò alla buon’ora e stette in attesa. Scrutava a distanza l’inizio della strada, quando vide una figura allampanata, che avanzava lentamente. Come sarà?, pensava il principino. Ma mano che avanzava incominciava a distinguerne i lineamenti. Un naso sottile e lungo sporgeva al centro di due fessure. Le pupille, minuscole e nere si muovevano, come bottoni che sguazzarìano in una boatta. Vestiva di nero, dalla testa ai piedi. Non pare una donna che le ride il cuore, pensò il principino. Pur non di meno l’apostrofò. Gentile signora, volete essere la mia sposa? -State arrasso e non v’incognate, urlò la donna, ho i miei càbbasi anch’io, che credete!, e se proprio vi volete maritare, la Bella Fiorita dovete cercare! Il Principino annarbuliò. Non si aspettava tanta veemenza. Poi farfugliò parole di scuse, e chiuse le imposte. Per tutta la notte si votò e arrivotò nel letto, insonne. La Bella Fiorita, si, si, proprio quella voglio cercare!, pensò il principe. Così appena le stelle cominciarono a sbiadire, sbadigliando nel cielo, il principe, con un mulo e una bisaccia, presi in prestito da un vicino, si mise in viaggio. Incontrò tanta gente, nel suo viaggio, e a tutti chiese: -La conoscete la Bella Fiorita? Ricevette tante risposte: -Neanche conosco mia madre che mi fece! -Se la incontrate, salutatemela! -In inverno è difficile, ma se aspettate la primavera!, chissà! -Potrei giurare, ciunco di un occhio, di averla sentita nominare! Il principe, ogni volta, scendeva dal mulo e ringraziava tutti chinando lievemente la testa! Un giorno incontrò un uomo che abbanniava:- Ohi! voi, gente! chi ha lemmi da consare!? Il principino fece, anche a lui, la stessa domanda e ricevette questa risposta:...
Bella Fiorita, umh, umh, no!, - disse il consalemmi, -però vengo da un palazzo assai ricco di ogni cosa, è proprio dietro quella muntata. Io vi debbo confessarare che mi sono cammarato lì per un po’ di tempo; si, lavoravo, ma il trattamento! cose di lusso! -Accàmora potrei essere ancora là, ma io sono squieto, qui nella testa- disse- e così ho ripreso il viaggio. Il principe, ormai, abbinto dalla stanchezza, con un puzo che gli doleva, decise di trovare ristoro in quel palazzo. Quale stupore quando al suo arrivo fu accolto con una masculiata. -Minnale! disse il principino, tra lo sconcerto dei nobili, soprattutto delle dame. Egli spiegò che il viaggio gli era servito anche per apprendere la lingua colorita del popolo, a cui faceva ora tanto di cappello per quella bella parlata, senza peli sulla lingua. Poi accortosi che la padrona di casa era proprio la sorella maggiore, quella maritata al porcaro, non si poté trattenere dall’esclamare:- -Minchione! Questa si che è una sorpresa! Finiti gli abbracci, seppe che la principessina aveva aiutato il porcaro ad ingrandire l’allevamento; e, successivamente, a vendere i porci in altri paesi. Ragion per cui, era arrivata la ricchezza. Della Bella Fiorita non ebbe nessuna notizia, tuttavia, prima di partire, ricevette in dono dal cognato, due setole di maiale. -Conservale bene!-gli disse costui,- perché sono magiche e ti potranno servire! Riprese il viaggio il principino; il puzo, ormai, era guarito, anche se il calcagno cominciava a bottiare. Cammina cammina, incontrò uno stagnataro. -E’ arrivato lo stagnataro, quando mi cercate, non mi trovate! -Stagno pignate, pignatelle, quadare e quadarelle! Abbanniava e rideva, perché era un uomo di cuore e qualche bicchiere di vino non gli dispiaceva. -Che avete visto, per caso, una donna che si chiama Bella Fiorita?, chiese il principe. -Eh, belle ne ho viste tante, mi dovete credere, però così come dite voi no! Vengo da un castello dove si sente una musica, che sembra un altro mondo; si trova proprio in quella pinnina, là davanti a voi. Il principino pensò di fare una sosta, il calcagno ormai bottiava forte. Trasecolò, quando vide che la padrona del castello era la sorella che aveva sposato l’uccellatore. Avrebbe dovuto intuirlo, però, perché tutto intorno al palazzo era un via vai di gracchi, picchi, merli, pappagalli, fringuelli, cardellini e lucherini. Possibile che tutti avessero fatto fortuna e solo lui era ancora muro con muro con l’ospizio! Anche qui ricette un dono: due piume di uccello. Non chiese neanche il perché; ormai viveva il mistero di ogni cosa. Strada facendo, si fermò a parlare con un uomo che faceva il canciacapelli. Il principino fu incuriosito. Ma in che cosa consiste?, gli chiese. -Sarebbe, che io vado girando, e grido: -E’ arrivato il canciacapelli, chi ha capelli da cangiare? -Allora si affacciano alla finestra delle donne, quelle che hanno i capelli lunghi, che ogni mattina quando si pettinano perdono dei fili, neri, biondi, rossi o bianchi. Invece di buttarli, quelle sono previdenti, li conservano, arrotolandoli e infilandoli in un pirtugio del muro. Poi, quando passo io, me li danno ed io …insomma… do matassine di seta, spagnolette, aghi e saccurafe; quello che chiedono, certo! -Sintissi, vengo ora da un palazzo, proprio dopo quella cantonera, la vedete? Il principe, che cominciava a sentire fittioni ad una angha, per via dei fichi secchi che aveva mangiato per tutto il viaggio, decise di raggiungere la casa indicatagli. Se scopro che questo palazzo è del beccamorto io mi taglio i baffi, disse con rabbia. E i baffi, spluk, volarono via. Quel bel palazzo era proprio del beccamorto. Altri saluti, altri abbracci , in dono un carillon e poi di nuovo in viaggio. Era appena salito sul mulo quando gli sembrò di sentire un grido, poi un altro. -Cristo! disse , -qui succede qualcosa, e nell’atto di sguainare la spada, la mano gli rimase dentro lo scappolaro. Avvicinandosi, si accorse che una giovane donna stava riversa sull’erba, battendo i pugni e scalciando. -Quell’appirtante di mio padre, disse,-tutti me li fa scappare! -Le prove! le prove! ma quali prove, io voglio un uomo giovane e bello!, magari solo giovane, insomma un uomo! Il principino non sapeva che pesci prendere, e così cominciò a tossire. -Che siete costipato! Io ho lo sdillineo, allora siamo apposto! -Sono Bella Fiorita, disse, poi, presentandosi, -di questo passo, però, sfiorirò presto! Ma, no!, che dite, siete molto bella. Io vi ho cercato per mari e per monti, no! no!, si corresse il principe, solo per monti. Ecco , io, vi offro il mio amore; quello solo, però, perché sono povero in canna. -Che mi importa, disse la donna, io per voi potrei andare, anche, a lavare le balate della vucciria! Per carità!, disse il principe, non chiedo tanto, potrei andare a cercare lavoro, magari in un altro paese! No! no!, urlò la donna, che vi potete straviare, ormai vi ho trovato!Così, abbracciati stretti stretti, si avviarono verso la casa della donna. Ma il padre , senza né bi, né ba, disse che ,solo se avesse superato delle prove, avrebbe potuto sposare la figlia. E Poi aggiunse:- Perché io, mia figlia, non la do al primo venuto! Il principe, molto confuso, pensò alla prova del nove, che non gli riusciva mai, e che lui, in verità, non era proprio il primo venuto! Però quando seppe di che si trattava, si sentì rincuorato! Doveva, semplicemente,la prima notte di nozze, mangiare tutta la frutta di un frutteto. Il principe, appena fece scurò, tirò dalla tasca le due setole di maiale, e gettatele al vento, vide comparire un esercito di maiali. che mangiarono il mangiabile. La seconda notte, doveva far addormentare la donna con il canto degli uccelli. Anche questa è fatta, disse il principino. Infatti, prese le due piume di uccello e, gettatele in aria, vide apparire uno stormo, anzi di più, di uccelli che cantarono la più bella ninna nanna del mondo. La terza notte, lui e la Bella Fiorita, avrebbero dovuto fare un figlio; nel senso che doveva proprio nascere quella stessa notte. Il carillon fu davvero magico. Appena il principe lo agitò, ecco apparire un bambino roseo e grassottello. Il principe era al settimo cielo. Più di lui, la Bella Fiorita, che non finiva di dire:- Tutta la vita insieme, che bello, che bello!, e faremo questo e faremo quello!, e dai muoviti, che è tardi!, arriminati!, non lo vedi che sta scurando! Un velo sottile di malinconia si stese sui suoi occhi. Gli venne in mente una battuta del suo ex servitore, ormai un uomo libero:- Si maritò? L’acqua truvò, e s’arricriò!
(Liberamente tratta da “Fiabe italiane”, Einaudi.) Antonia Arcuri
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