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Lo chiavamavano Peppi e larmiava per un cozzo di pane. Si può essere scarsi e scarsi, ma ricchi di dignità: così era Peppi, senza padre e con due sorelle minori.Un giorno, chiese il permesso alla gnoramà di lasciare la casa, per andare a cercare fortuna. Vai! e che il Signore ti assista sempre!, disse la donna. Forte della benedizione materna, una mattina partì. All’avemaria, avvistò una masseria, attorniata da mannare, che gli fecero capire che lì c’erano armali. -Viva Maria!, disse Peppi, all’uomo seduto davanti la casa. -Viva!, rispose l’uomo, smettendo di suonare uno scacciapensieri -Ci sono sirbizza, qualche caviglie, alle volte, rattelle da fare?-, chiese Peppi, - anche spingere il fumo con la stanga, se è necessario. -Cose da fare ce ne sono tante, ma soldi niente!, vi posso dare solo da mangiare; il boaro, che c’è, domani se ne va, se volete, potete prendere il suo posto. -Accetto!, disse Peppi, che sapeva bene cos’era la miseria; infatti la sua famiglia era stata spogliata da ogni avere dai briganti. Il padre si era ribellato, ed era stato ucciso da tale Libronio, uomo crudele e sanguinario, odiato perfino dai suoi figli. Peppi aveva giurato che mai si sarebbe macchiata l’anima con un delitto, e per questo aveva preferito andare via dal paese. Prima di partire aveva detto ai compaesani:- Lo volete capire si o no che io voglio vivere in santa pace? Si alzava molto presto, alla masseria, e, ancora con la luce dell’almapriatorio, conduceva i buoi al pascolo. Il profumo dei fiori di senna e quello della menta selvatica gli entravano nella testa e lo rendevano pacifico. Però la sera, quando rientrava, diventava malinconico. -Peppi che hai?-, gli diceva il massaro. -Di lavorare, lavoro!, di mangiare, mangio!, ma soldi non ne accucchio! Di questo passo, qualche volta, farò sciarabba! E se poi divento brillo, chi mi tiene più!. Peppi, a volte, beveva qualche bicchiere di vino in più e diventava litigioso. – -Ci penso io a rinfrescarti la testa, con un bel cato d’acqua fresca, diceva il massaro. Però ogni sera era la stessa storia, così un giorno mentre si trovava al pascolo, Peppi sentì una voce:- Devi dire al padrone che lui del bue non se ne fa niente, perché è vecchio, e quindi te lo può dare, almeno quello! Santodiavolone! Il bue parla!, ed io non ho bevuto! Peppi si sincerò che fosse proprio il bue ad aver parlato , e così il giorno seguente fece la richiesta al massaro. -Tienitelo!, non è buono neanche per il macello, gli rispose quello. -La ruota della fortuna non gira sempre da un lato!disse Peppi. Peppi era al settimo cielo, finalmente possedeva qualcosa, così decise che il giorno seguente se ne sarebbe andato alla ventura, insieme al bue. Cammina che cammina si sentì gente che urlava: -Prendetelo!, prendetelo! , è infuriato!, dicevano. Un grosso toro, infatti, scappava all’impazzata, terrorizzando il paese. Il bue sottovoce disse a Peppi:- Afferralo per le corna, e legale alle mie, così si calma. Peppi eseguì l’ordine e il toro smise di soffiare. Ora possedeva un bue e un toro e per la contentezza cominciò a ballare il pirullè. -Andiamo!-, disse il bue, -che ne abbiamo di strada da fare! Si misero in cammino e al vespro giunsero in un paese sconosciuto. Per le strade, illuminate da vecchi lampioni, si era radunato un capannello di gente. -Udite!, udite!, questo è un bando del re, a chi riuscirà ad arare due sarme di terra in un solo giorno, il re gli darà in ricompensa la figlia, se fallisce gli taglierà la testa. -Questi re, disse Peppi, sono tutti marpioni, vogliono sempre scuncicare il culo alla cicala! -Di al re che accetti la scommessa, gli disse il bue, e chiedigli, anche, quattro manne di fieno. Fu fatto come diceva il bue, e così il giorno successivo si misero all’opera.
II PARTE
Attorno al campo si era radunata una folla di curiosi: contadini che andavano a giornata, scansafatiche e perdigiorno che facevano congetture, circa il risultato della prova, massaie con le loro sporte di frutta, qualche cagnolo che faceva il gradasso e guardie del re, in alta uniforme. Non era neanche mezzogiorno, e più della metà del campo era stata arata. Le guardie si guardarono in faccia preoccupate: -Volete vedere che questo spardacalzette ci riesce!, disse uno di loro, a voce alta. Una delle guardie andò a riferire tutto al re:- Volete dare, in moglie, vostra figlia a un pezzaro? Quell’uomo, con quel vecchio bue e quel toro infuriato, è allazzatissimo, prima di sera avrà sicuramente terminato; certo, però, se gli mandassimo un buon pranzetto e un vino speciale, non ce la farebbe! Il re fu d’accordo, e fu inviato a Peppi, un vassoio con cibi succulenti e una bottiglia di vino, allungato con oppio. Peppi mangiò saporitamente e bevve anche; com’era prevedibile, dopo un pò, si addormentò. Russava così forte, che sembrava stesse serrando spesse tavole di legno. All’imbrunire il vecchio bue gli fu vicino e, strantoliandolo per bene, lo fece svegliare. -Se vuoi che la tua testa rimanga attaccata al collo, devi aprire subito gli occhi, e correre dal re per dire che hai arato tutta la terra, nel tempo stabilito!, gli disse. Peppi, abbabbaloccuto e con la lingua impastata, si presentò al re: -Maestà feci___tutto in tempo, ora__ la ricompensa! Il re offrì prima un sacco di monete d’oro, ma al rifiuto di Peppi, a malincuore, dovette fare chiamare la figlia, che si presentò con un’ariaaaa!: :- Non sono una columbrina e non do confidenza agli estranei!, disse con voce insiringata, e con gli occhi calati. Peppi, vedendo che la donna non lo degnava di uno sguardo, si ricordò delle parola della gnoramà:- Se vedi che una picciotta non ti scommette, e non si scompone vuol dire che gli fai troppa simpatia! -Apposto sono!, disse Peppi, e si fece una grande risata. La nobildonna si sentì derisa e per tutta risposta disse:- Scarpe grosse e cervello fino, fino a quando state tra di voi, ma nella buona società siete cafoni! Poi, con fare risentito, gli voltò le spalle e andò via. -La gnoramà aveva ragione-, disse fra sé Peppi, -questa, per me, si butterebbe in una pinnina. Ma i patti sono patti, e il re convinse la figlia a sposare Peppi. Intanto il vecchio bue era morto, ma non prima di avere espresso l’ultimo desiderio: quello di essere seppellito nel campo che aveva arato. Peppi pianse, ma esaudì il desiderio del vecchio compagno di ventura. Il giorno successivo, si recò nel campo e trovò alberi, di ogni specie: azzeruoli, carrubi, castagni, corbezzoli, fichi, gelsi bianchi e neri, noci e noccioli, nespoli e melograni…. -Questo è un paradiso terrestre e lo voglio spàrtere con la mia sposa-, disse Peppi. La nobildonna, quando vide quell’incanto, capì di avere sposato un uomo nobile nel cuore, e siccome la povertà non è vergogna, ma neanche un prìo, fu felice della sua sorte, e abbraccio Peppi appassionatamente. Molti ebbero a dire che si portarono rispetto, per tutta la vita.
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