Corso sull'informazione "Città di Corleone"

Clicca qui per il bando

informazione

premio_poesia_300

anothercorleone_200

banner_rinscita_corleonese

Visita il sito

Unbalzoperlevie.it

Iscriviti i alla newsletter








Peppi PDF Stampa Email
Rubriche - I Cunti
Scritto da Antonia Arcuri   
Domenica 13 Giugno 2010 16:21

 

Lo chiavamavano Peppi e larmiava per un cozzo di pane.
Si può essere scarsi e scarsi, ma ricchi di dignità: così era Peppi,  senza padre e con due sorelle minori.Un giorno, chiese il permesso alla gnoramà di lasciare la casa,  per andare a cercare   fortuna. 
Vai! e che il Signore ti assista sempre!, disse la donna.
Forte della benedizione materna, una mattina partì.     All’avemaria, avvistò una  masseria, attorniata da mannare, che gli fecero capire che lì c’erano  armali.
-Viva Maria!, disse Peppi, all’uomo seduto davanti la casa.
-Viva!, rispose l’uomo,  smettendo di  suonare uno scacciapensieri  
-Ci sono sirbizza, qualche caviglie,  alle volte, rattelle da fare?-, chiese Peppi, - anche spingere il fumo con la stanga, se  è  necessario.
-Cose da fare ce ne sono tante, ma soldi niente!, vi posso dare solo da mangiare; il boaro, che c’è, domani se ne va, se  volete,  potete prendere il suo posto.
-Accetto!, disse Peppi, che sapeva bene cos’era la miseria; infatti la sua famiglia era stata  spogliata da ogni avere dai briganti. Il padre si era ribellato, ed era stato ucciso da tale Libronio, uomo crudele e sanguinario, odiato perfino dai suoi figli.  Peppi aveva giurato che mai si sarebbe macchiata l’anima con un delitto, e per questo aveva preferito andare  via dal paese.  Prima di partire aveva detto ai compaesani:- Lo volete capire si o no che io voglio  vivere  in santa pace?
Si alzava molto presto, alla masseria, e, ancora con la luce dell’almapriatorio, conduceva i buoi al pascolo. Il profumo dei fiori di senna e quello della menta selvatica gli entravano nella testa e lo rendevano  pacifico.
Però la sera, quando rientrava, diventava malinconico.
-Peppi che hai?-, gli diceva il massaro.
-Di lavorare, lavoro!, di mangiare, mangio!, ma soldi non ne  accucchio! Di questo passo,  qualche volta, farò sciarabba! E se poi divento brillo, chi mi tiene più!.
Peppi, a volte, beveva qualche bicchiere di vino in più e diventava litigioso. –
-Ci penso io a rinfrescarti la testa, con un bel cato d’acqua fresca, diceva il massaro.
Però ogni sera era la stessa storia, così un giorno mentre si trovava al pascolo, Peppi sentì una voce:- Devi dire al padrone che lui del bue non se ne fa niente, perché è vecchio, e quindi te lo può dare, almeno quello!
Santodiavolone! Il bue parla!, ed io non ho bevuto!
Peppi si sincerò che fosse proprio il bue  ad aver parlato  , e così il giorno seguente fece la richiesta al massaro.
-Tienitelo!, non è buono neanche per il macello, gli rispose quello.
-La ruota  della fortuna non gira sempre da un lato!disse Peppi.
Peppi era al settimo cielo, finalmente possedeva qualcosa, così
decise che il giorno seguente se ne sarebbe andato alla ventura, insieme al bue.
Cammina che cammina  si sentì gente che urlava:
-Prendetelo!, prendetelo! , è infuriato!, dicevano.
Un grosso toro, infatti, scappava all’impazzata, terrorizzando il paese.
Il bue sottovoce disse a Peppi:- Afferralo per le corna, e legale alle mie, così si calma.
Peppi eseguì l’ordine e il toro smise di soffiare.
Ora possedeva un bue e un toro e per la contentezza cominciò a ballare il pirullè.
-Andiamo!-, disse il bue, -che ne abbiamo di strada da fare!
Si misero in cammino e al vespro giunsero in  un paese sconosciuto.
Per le strade, illuminate da vecchi lampioni, si era radunato un capannello di gente.
-Udite!, udite!,  questo è un bando del re,  a chi riuscirà ad arare  due sarme di terra in un solo giorno, il re gli darà in ricompensa la figlia, se fallisce gli taglierà la testa.
-Questi re, disse Peppi, sono tutti  marpioni, vogliono sempre  scuncicare il culo alla cicala!
-Di al re che accetti la scommessa, gli disse il bue, e chiedigli, anche, quattro manne di fieno. Fu fatto come diceva il bue, e
così  il giorno successivo si misero all’opera.

II PARTE

Attorno al campo si era radunata una folla di curiosi: contadini che andavano a giornata, scansafatiche e perdigiorno che facevano congetture, circa il risultato della  prova, massaie con le loro sporte di frutta, qualche cagnolo che faceva il gradasso e guardie del re, in alta uniforme.
Non era neanche mezzogiorno, e più della metà del campo era stata arata.
Le guardie si guardarono in faccia preoccupate:
-Volete vedere che questo spardacalzette ci riesce!, disse uno di loro, a voce alta.
Una delle guardie andò a riferire tutto al re:- Volete dare, in moglie, vostra figlia a un pezzaro? Quell’uomo, con quel vecchio bue e  quel toro  infuriato, è allazzatissimo, prima di sera avrà sicuramente  terminato; certo, però, se gli  mandassimo un buon pranzetto e un vino speciale, non ce la farebbe!
Il re fu d’accordo, e fu inviato a Peppi, un vassoio con cibi succulenti e una bottiglia di vino, allungato con oppio.
Peppi mangiò saporitamente e bevve anche;  com’era prevedibile, dopo un pò, si addormentò.
Russava così forte, che sembrava stesse serrando spesse tavole di legno.
All’imbrunire il vecchio bue gli fu vicino e, strantoliandolo per bene, lo fece svegliare.
-Se vuoi che la tua testa rimanga attaccata al collo, devi aprire subito gli occhi, e correre dal re per dire che hai arato tutta la terra, nel tempo stabilito!, gli disse.
Peppi, abbabbaloccuto e con la lingua  impastata, si presentò al re:
-Maestà feci___tutto in tempo, ora__ la ricompensa!
Il re offrì prima un sacco di monete d’oro, ma al rifiuto di Peppi, a malincuore, dovette fare chiamare la figlia, che si presentò con un’ariaaaa!: :- Non sono una columbrina e non do confidenza agli estranei!, disse con voce insiringata, e con gli occhi calati.
Peppi,  vedendo che la donna  non lo degnava di uno sguardo, si ricordò delle parola della gnoramà:-  Se vedi che una picciotta non ti  scommette, e non si scompone vuol dire che gli fai troppa simpatia!
-Apposto sono!, disse Peppi, e  si fece una grande risata.
La nobildonna si sentì derisa e per tutta risposta disse:- Scarpe grosse e cervello fino, fino a quando state tra di  voi, ma nella buona società  siete cafoni! Poi, con fare risentito, gli voltò le
spalle e andò via.
-La gnoramà aveva ragione-, disse fra sé Peppi, -questa, per me, si butterebbe in una pinnina.
Ma i patti sono patti, e il re convinse la figlia a sposare Peppi.
Intanto il vecchio bue era morto, ma non prima di avere espresso l’ultimo desiderio: quello di essere seppellito nel campo che aveva arato.
Peppi pianse, ma esaudì il desiderio del vecchio compagno di ventura.
Il giorno successivo, si recò nel campo e trovò alberi,  di ogni specie: azzeruoli, carrubi, castagni, corbezzoli, fichi, gelsi bianchi e neri, noci e noccioli, nespoli e melograni….    
-Questo è un paradiso terrestre e lo voglio spàrtere con la mia sposa-, disse Peppi.
La nobildonna, quando vide quell’incanto, capì di avere sposato un uomo nobile nel cuore, e siccome la povertà non è vergogna, ma neanche un prìo, fu felice della sua sorte, e abbraccio Peppi appassionatamente. Molti ebbero a dire che si portarono rispetto, per tutta la vita.

 

Torna all'indice della rubrica I Cunti

 

 

rssfeed
Favoriten Twitter Facebook Myspace Stumbleupon Digg MR. Wong Technorati aol blogger google reddit YahooWebSzenario
 
Altri Articoli :

» Il Soprannome

  A ‘mmia tiri? tu t’anserti! Tiri a me? tu ti colpisci! Finivano così, con questa espressione dell’anziano padre, tutte le discussioni tra Peppe, giovane contadino di Bolognetta che sarebbe diventato mio bisnonno, ed i suoi genitori....

» Rosmarina

-Quanti bei figliolini che ha!, ed io neppure  mezzo! Giusto è? Come sono  sfortunata! -Ma perché dici così!, forse ti faccio mancare qualcosa? Io ti tratto con in guanti gialli, come una regina! -Io sono una regina e tu sei un re...

» Le principesse maritate al primo che passa

 C’era una volta un re che aveva quattro figli: un maschio e tre femmine. Sentendosi ormai prossimo alla dipartita, chiamò il principino e gli disse:- -Tra non molto sarai tu a reggere questo casato, quindi devo dirti come stanno le...

» La femmina che campava di vento

- A pranzo, cosa si mangia?, chiese, distrattamente, il marchese.-Panelle, cazzille e rascature-, rispose il cameriere, -belle calde!In casa del marchese ogni giorno c’era la stessa storia: il cameriere veniva inviato dal panellaro più...

» Serpe Pippina

 Un ricco mercante aveva cinque figli: quattro femmine e un maschio. Gli affari gli andavano bene, ma si sa i figli hanno bisogno di tante cose e le femmine poi: bustini, nastrini, belletto, reggipetto e corsetto, e proi oggi e proi domani, ...

» La gazza ladra

  Dov’è la mia pettinessa?, Fina!, prendila e fammi i  boccoli! Fina,  per  il padre e la madre era Serafina, volava leggera, con il suo corpo esile, da una sala all’altra del palazzo reale  per accontentare...

» Un basso palermitano

 -Non si asciugano, bene, le lenzuola lì, vicino al muro! -Prima, ce li mettevo , ma poi i cani, durante la notte, le tiravano giù. E’ piccola di statura, ha i capelli bianchi alla radice e biondi sulle punte, e sorride. Arriva giù un...

» Una sirena palermitana

 Una figura arranca in direzione della spiaggia. C'è la luna. Due seni minuscoli, come meloni acerbi, s'intravedono, a tratti. Un gorgoglio d'acqua, un suono di ciancianelle le fuoriescono dalla gola. E' l'alba. Un uomo si aggira tra gli...

» I Manigoldi.Cricchio, Crocchio, Papanzico e Manico di Fiasco nel tempio di Giunone

 Papanzico era il più  vecchio del gruppo, ed era stato lui che aveva incontrato, nel corso della sua vita, gli altri tre. A volte ci sono  affinità che fanno si che  uomini e cose finiscano insieme, ahimè! per lungo tempo....

» Artemisia sulla timpa

  Procedeva a piccoli passi, evitando siepi, pietre e sterpi. Sotto una luna pallida, ma presente, stringeva un paniere. Gettò uno sguardo in basso e intravide un agrumeto; le sarebbe piaciuto sentire il profumo asprigno della...

» La Signorina Concetta

  E’ finita la guerra, da poco, e in Sicilia le donne aspettano i loro uomini che ritornano dal fronte. Tre di esse annettano il frumento, sedute intorno ad un tavolo. Le voci si alternano, tutte con la stessa cadenza. -E’ tornato ieri...

» I Manigoldi e i fratelli Gallino

  -La taglieremo in due parti, disse Papanzico. Tutti ammutolirono, e si guardarono esterrefatti. -Abbiamo bisogno, però, dei fratelli Gallino, ma a quelli ci penso io. Oggi stesso, invierò loro una lettera, per prendere accordi-, aggiunse,...

» La festa del mazzuni

"Tutti all'antu! Si va a métiri! Quell'anno, la mietitura fu fatta in anticipo di una settimana. Il sole caldo e l'aria secca avevano fatto maturare il grano più in fretta, così a metà giugno cominciò l'opra. Don Caloiro era stato informato dal...

» La currera e sua figlia

Vannuzza se la portava sempre appresso. - Si scanta che la sciamano, mormoravano quelli del vicinato, - perché fa la currera. -Non sono una mala fimmina! Ce ne fossero tante come me!, diceva, sotto voce, nelle rare volte in cui si sedeva...

» Don Nunzio diventa uomo

Dieci sarme di terra a lavuri. Il raccolto era buono e ogni anno il granaio si riempiva. La terra di don Nonò, i Favarotti, era la migliore. Quando aveva preso il comando, don Nunzio, il figlio, pareva che la terra si fosse ammargiata. Il...

Aggiungi commento

Hai la possibilità di inserire il commento che esprime la tua opinione. Ci piacerebbe che per correttezza tu firmassi il commento. I commenti anomini saranno eliminati. grazie


Codice di sicurezza
Aggiorna