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| Serpe Pippina |
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| Rubriche - I Cunti | |||
| Scritto da Antonia Arcuri | |||
| Domenica 13 Giugno 2010 16:14 | |||
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Un ricco mercante aveva cinque figli: quattro femmine e un maschio. Gli affari gli andavano bene, ma si sa i figli hanno bisogno di tante cose e le femmine poi: bustini, nastrini, belletto, reggipetto e corsetto, e proi oggi e proi domani, il mercante si ritrovò povero in canna.Il maschio era un baldo giovane, tanto baldo che si chiamava Baldellone. Quando si accorse che il padre era rimasto tuvì-tuvà, disse: -Pazienza, disse il mercante, piangeremo con un occhio. Intanto Baldellone, che si dava aria da gran signore,raccontava di palazzi, di terre, di ricchezze. Il segretario del re, giunto a Palermo, spiò a destra e a sinistra finché non giunse innanzi ad un palazzo nobiliare. Sull’arco della porta due rosoni traforati testimoniavano un antico casato. Doppie scalinate di marmo perlato rosa pesco, sfumato da venature grigio cielo impalpabile, conducevano in un androne illuminato da balconate che davano su un giardino d’inverno, le cui pareti di cristallo di rocca lasciavano intravedere piante con fiori lilla, gialli, bianchi, cremisi, quasi magenta. Scendeva la sera e ad una delle finestre, che dava su un cortile interno, stava affacciata una donna dall’incarnato simile ad un granato appena maturo; gli occhi, del colore del mare di settembre, osservavano il cielo con malinconia. Poi si udì la sua voce: -Io, che vivo all’ombra di un grande amore! Chi era quella fanciulla così bella e così triste, se non Pippina condannata a vivere lontano dagli occhi del sole, che lei amava tanto. Inutile dire che il segretario particolare, rimasto affascinato da tanta bellezza, riferì tutto al re. Baldellone, a seguito delle buone nuove, fu inviato a Palermo per portare Pippina a Palazzo Reale; ma in verità si sentiva preso dai turchi, poiché ignorava tutto, anche di avere una sorella di nome Pippina. Ma le cose non sono così semplici come appaiono, poiché Baldellone aveva una fidanzata che volle seguirlo nel viaggio. A volte, le donne possono essere molto gelose e di fronte alla bellezza di Peppina, che per di più sarebbe diventata regina, la donna perse ogni ritegno e quando seppe che un raggio di sole le avrebbe potuto fare molto male, trafisse con un paio di forbici la tenda della lettiga che la proteggeva, e vide, con grande soddisfazione, sparire Peppina e una serpe nera sgusciare via dalla carrozza. Baldellone fu costretto dalle circostanze a presentare al re la sua fidanzata, al posto della sorella. Il re , avvezzo ad altre bellezze, mussiò, e disse:- questa pare una pìcata, però sempre meglio di una pitrata, così la sposò. La regina, abbramata, pensò che a quel punto poteva liberarsi di Baldellone.. Così una sera disse al re: - OH! Che desiderio di fichifiori che hoooo! -Ma sono fuori tempo!, disse il re. -Si è vero, ma Baldellone sa dove trovarli, e non lo vuole rivelare a nessuno, disse la regina arrinisciuta. Fu ordinato a Baldellone di cercare fichifiori o la sua testa, da lì a poco, sarebbe saltata. Baldellone cominciò ad andare su e giù per il giardino reale maledicendo la regina, a cui avrebbe dato volentieri un’argiàta, imprecando sui fichifiori fuori stagione, e sul re che gli stonava i cabbasìsi. Poi preso dallo sconforto cominciò a commiserarsi. -Se invece di cassariarmi, tutto il giorno, alla corte del re, mi fossi rotto la carìna a lavorare, sarei rimasto pizziriddino, è vero, ma vivo! Mentre rimuginava questi pensieri vide accanto a sé una serpe e poi udì una voce. Era Peppina, che si fece riconoscere e gli promise di aiutarlo, poiché lei era stata ammagata e poteva far apparire tutti i frutti. -I fichifiori per me sono palìco, disse Ma quando la regina chiese i fichi incoronati, nulla fu più possibile e Baldellone fu condannato a morte. Si riunì, frattanto, il consiglio dei saggi, che esaminata la questione annullò la sentenza , perché, così scrissero su fogli di pergamena: - Non è lecito ammazzare nessuno, nemmeno un armàlo. Baldellone fu rinchiuso nelle segrete del castello con l’accusa di disobbedienza al re, in attesa di un regolare processo. Intanto Peppina, sotto forma di serpe nivura, lanterniava nei giardini del re, mentre il resto della corte scialava. Una notte il giardiniere fu arruspigliato da una nenia, frammezzata da sigliozzi e sospiri. Chi si aggira di notte, un fantasimo o una fantasima?, pensò. Così con una torcia in mano, la papalina sulla testa e con il cuore in gola, cominciò ad ispezionare tutti gli angoli del giardino. Anime sante del purgatorio, fatevi riconoscere! disse, facendosi ripetutamente il segno della croce. -No!, io sono viva, disse Pippina, una triste sorte mi condanna ad essere una serpe. Il giardiniere le diede adènzia, seppure tremolante per il freddo, e alla fine non seppe trattenere lo sdegno. -Domani il re saprà la verità, disse. La notte che venne, ad attendere Pippina c’era il re, in persona. -Ditemi cosa posso fare per aiutarvi, disse. -Recatevi sulle sponde del fiume Giordano, là troverete tre maghe, voi dovrete tagliare la treccia di una di loro, quella che ha un nastro bianco, rispose Pippina. Il re era un uomo tutto d’un pezzo e se prometteva una cosa, bellamente la faceva. Giunto sulle sponde del fiume Giordano attese l’arrivo delle maghe e avvistata la treccia, annodata da un nastro bianco, la tagliò. Poi in groppa ad una jumènta, fece ritorno al Palazzo. Sotto una pallida luce lunare, il re toccò la serpe con quella treccia ed ecco che l’incantesimo ebbe fine, e Pippina apparve in tutta la sua bellezza. Ma la bellezza vera è quella del cuore e Pippina ne aveva tanta, al punto da perdonare la donna che aveva preso il suo posto. Le disse soltanto: -Femmina di cortigghio, sei, e inzirla! -Ammàtola ti sei portata! -Il mio cuore è un uccello che canta ed ha il nido fra le canne dell’acqua, e canta, perché l’amore è giunto. Il re volle fare una grande festa e per l’occasione, si ciuciulia che gli uomini si cuddarono cento ciaschi di vino e le donne, annacandosi annacandosi, s’arrusicarono cento cannistra di ciciri e favi caliati.
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Un ricco mercante aveva cinque figli: quattro femmine e un maschio. Gli affari gli andavano bene, ma si sa i figli hanno bisogno di tante cose e le femmine poi: bustini, nastrini, belletto, reggipetto e corsetto, e proi oggi e proi domani, il mercante si ritrovò povero in canna.















