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Una sirena palermitana PDF Stampa Email
Rubriche - I Cunti
Scritto da Antonia Arcuri   
Domenica 13 Giugno 2010 16:05

 

la-sirena-e-il-delfino-die-meerjungfrau-und-der-delfinUna figura arranca in direzione della spiaggia. C'è la luna. Due seni minuscoli, come meloni acerbi, s'intravedono, a tratti. Un gorgoglio d'acqua, un suono di ciancianelle le fuoriescono dalla gola. E' l'alba. Un uomo si aggira tra gli scogli. Calza un paio di stivali di gomma. Con una mano stringe una lenza, con l'altra estrae vermi, dalle fessure delle rocce.

-La tremolina scarsia! Matrimaria!, l'uomo s'intravede un donna riversa sulla sabbia. - Benedetti picciotti, prima, si levano il testale e, poi, si addormentano, unnegghiè! Vediamo se s'arruspiglia. - State arrasso!, dice la donna. -Com'è scucivula! non si può nemmeno dire, che begli occhi avete!-, dice l'uomo.- E'.. che non mi sento più le gambe. Se scopro chi mi ha lasciato qui!, e una serie di improperi si susseguono, come colpi di pistola. -Una bocca... ch' avissi a profumare di rosa!-, esclama l'uomo. - Rosa moscheta?,-, la donna sorride: - Per l'appunto, mi chiamo Rosamarina. - Mia moglie, stamattina, mi ha detto:- Nicola!, tu, farai un brutto incontro! - Zittitivi! Mia nonna mi diceva sempre:- Rosamarina sei bella come una fata, non ti incatenare, però! .sapete!... .stanotte ho fatto un sogno..mi trovavo su una spiaggia, vedevo la cima di una montagna. In mano stringevo una pietra. - Con scommessa che è ancora lì!, le dice l'uomo, ironico. La donna apre la mano e mostra una pietra lucida e nera. Sono alloccuto, se non l'avessi visto con i miei occhi! Tutte storie! L'uomo incomincia a ridere. Socchiude gli occhi e ride. Stanco, si tiene la pancia e cerca con lo sguardo la donna. Non vede nessuno, solo la sagoma di un corpo, sulla sabbia umida. Per un attimo, gli viene il dubbio di avere sognato tutta la scena. Appoggia la lenza ad un scoglio e si dirige verso un boschetto, vicino, di pini, areucarie e plumelie. Cerca ombra. La trova, generosa. L'uomo canticchia sottove:- Si' mari, cielo e terra! Si' luna e stelle, ti bramo, t'haiy bramatu, è di suli sta faccia amurusa. L'uomo si interrompe alla vista di due persone: sono Saro e Ninfa due amici in cerca di svago. -Toglietevi dal mio cerchio!, dice Ninfa, furente. Il pescatore si guarda intorno, e con assoluto stupore dice che lì ci sono solo piante, sassi e tappeti di aghi, poi rivolto al ragazzo dice:- Ma perché le donne sembrano, sempre, mozzicate dalle vespe? Il cerchio c'è, l'ho scoperto io!, dice Ninfa e mostra, indicando con un dito, una rotondità formata dai rami accostati. -A mezzogiorno, i raggi del sole attraversano quel punto lì e sotto si forma un cono di luce. Se si è distesi, il raggio cade sulla faccia ed,in quel preciso istante, ci si trasforma.

II PARTE

 

-In che modo vi trasformate?, chiese Nicola, il pescatore, ancora abbabbaloccuto. Sento un calore improvviso in tutto il corpo. In quell' istante comincio a ridere: all'inizio come se pizzicassi le corde di una chitarra, poi sento una fisarmonica che si apre e si chiude, in compagnia del mio respiro,- disse Ninfa. Questa mattina accadono cose turche: prima incontro una donna, che poi scompare, ora questa, che mi pare sdata. Deve essere colpa del sole di agosto, pensò Nicola. -Io non sento proprio niente-, disse Saro, che, fino a quel momento, era stato in disparte. Però vedo che le pupille di Ninfa si dilatano e diventano lucide. -E poi che succede?, volle sapere Nicola. Succede che sono una donna libera, disse Ninfa. Ma voi siete sposata?, proseguì Nicola. Certo che sono sposata, ma questo risale a tanti anni fa. Mio marito cure le anime di un gruppo di preghiera. Si fa il segno della croce, poi prosegue. Io cerco di attirare gli altri nel mondo dei miei desideri. E se uno un mondo già ce l'ha?, incalzò Nicola. -Prendere o lasciare!, gridò Ninfa. Una voce alle loro spalle li fece trasalire. Anch'io ho il mio mondo, ma ho, sempre, lasciato agli altri il proprio!-, disse Rosamarina, che ora stava ritta sulle gambe, anche se un lieve pallore le scoloriva le guance. Allora siete arrivisciuta?, disse scherzando Nicola. Sono viva e vegeta, come voi!, fu la risposta di Rosamaria, che guardava Ninfa, come chi cerca nella memoria un viso o un nome, e non ci riesce. -Stare con una come lei significa rinunciare a tutto; lei distrugge l'anima e lo spirito degli altri-, disse indignato Nicola. -E non esageriamo, ora! Io non distruggo niente. Se accettano significa che hanno un buco, un vuoto di mondo. Nessuno però, può tornare indietro, sano e salvo. Perchè, ci fate la magarìa?, disse Nicola, ridendo a denti stretti. Ne ho viste malifimmini, ma come questa, mai!, pensava, tra se e sé. -E questo giovane che cosa le viene?-, volle sapere Nicola. Che gliene importa?, fu la risposta di Ninfa. Nel frattempo Rosamaria ebbe come un lampo: Ecco, ora, mi ricordo, ero andata a ballare con alcuni picciotti del quartiere. Qualcuno poi disse:- Andiamo a fare un bagno alla Torre, da lì si vede il golfo di Mondello. Poi, non ricordo più niente! E' già qualcosa!, aggiunse Nicola, vedrà che a mente serena, ricorderà anche il resto. D'altra parte, ora lei sta meglio; certo poteva andare peggio, con tutto quello che si sente. Al giorno d'oggi! Ai miei tempi c'era solo: casa e lavoro, lavoro e casa, e nessuno doveva pipitiare. Ora fanno le ore piccole, e la mattina poi? Gioventù bruciata! Saro si sentì chiamato in causa. - Ci sono pure quelli che studiano e lavorano!, disse un po' risentito. -E questo è lei?, Non mi pare, visto che si accompagna con la vedovella allegra! Mio marito è ancora vivo!, disse Ninfa. Come fa!, con una come lei?, rispose Nicola, che non perdeva una battuta per manifestare il suo disappunto. Questa donna è mia madre!, disse Saro, amareggiato. Un silenzio cadde su queste parole. Poi Rosamarina chiamò Ninfa in disparte e le disse: -Tu sei Morgana?- disse Rosamarina, e, senza attendere risposta, le mise tra le mani la pietra d'onice. Sei Melusina!, riconosco questa pietra.. Si guardano senza simpatia; una chiusa in sé, l'altra aperta al mondo. Una folata di vento le fa ondeggiare. -Mi volevi parlare?, dice Ninfa, No!, non ricordo, dice Rosamarina. Ninfa tace e rivolge lo sguardo al mare: sente dentro di sé il gorgoglio dell'acqua, lacrime salate le bagnano il viso. I due uomini rimangono seduti, a parlare; le guardano in lontananza.

 

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