Corso sull'informazione "Città di Corleone"
Iscriviti i alla newsletter
| I Manigoldi.Cricchio, Crocchio, Papanzico e Manico di Fiasco nel tempio di Giunone |
|
|
|
| Rubriche - I Cunti | |||
| Scritto da Antonia Arcuri | |||
| Domenica 13 Giugno 2010 16:04 | |||
|
Papanzico era il più vecchio del gruppo, ed era stato lui che aveva incontrato, nel corso della sua vita, gli altri tre. A volte ci sono affinità che fanno si che uomini e cose finiscano insieme, ahimè! per lungo tempo. Acque di sorgenti pure II PARTE -Tutti a Girgenti!; tra quelle vecchie pietre, non daremo nell’occhio, penseranno che siamo studiosi-, aveva precisato Papanzico, nella lettera. Perché tanta segretezza, si chiesero tutti. Lo scoprirono ben presto, quando, giunti nel tempio di Giunone, Papanzico fece cenno di sedere a cerchio, e tirando fuori delle carte da una borsa, mostrò loro il progetto di un palazzo. Portali e balconi, decorati d’alabastro rosa, sulla facciata principale, e due cortili interni. I tetti dei saloni, affrescati, e un’ampia scalinata sotto il portone centrale, che in alto avrebbe avuto un rosone con lo stemma del suo casato, comprato a fior di quattrini, avrebbero completato l’opera. -Questo palazzo lo costruiremo qui, dove siamo noi, fu la conclusione di Papanzico. Ma come faremo? Questo è un tempio! disse Cricchio, Un gesto della mano fece capire a tutti che già egli sapeva dove gli dormiva il lebbro, e in ogni caso dell’olio versato in mani giuste avrebbe reso tutto più scorrevole. -Basta uno scossone e qui tutto crolla, disse Papanzico toccando una delle colonne. Le ultime parole furono udite da donna Giacoma, che con le figlie Concutrilla e Lisciannira si trovava lì, perché la più grande delle due, a breve, si sarebbe maritata e portava bene recarsi al tempio, prima delle nozze. Le tre donne si precipitarono accanto a loro. -Pensate davvero che il tempio possa crollare-, chiese, sottovoce, Concutrilla a Crocchio. Questi fece un mezzo giro e squadrò la donna. In quel preciso istante rivide in lei la balia asciutta, la madre e le sorelle, le zie e le cugine, le nonne e le bisnonne: tutto un universo femminile da cui si era sempre sentito oppresso, ed ebbe un moto di rabbia: -Accattati il parrapicca, poi rivolto verso gli amici,- queste fimminazze, imparpaglia piedi! Concutrilla stentava a credere alle proprie orecchie; poi, quando si riebbe, dalla sorpresa, disse: -Non vi avevo chiesto di uscire il disegno del ricamo, ma una semplice informazione! Donna Giacoma, vedendo la carta mala pigliata disse: - Via, via, una sciarra per la cutra, non è il caso! -Ma quale cutra!- disse Lisciannira, qui non ci danno adenzia perché siamo tutte donne! -Intanto il gruppo dei maschi si era agitato. Papanzico invitò tutti alla calma ed, soprattutto, ad essere gentili con le donne. Lisciannira rossa in volta disse: Parlò!, il cavaliere della mennula! Papanzico, per tutta risposta, le disse: -Come fa a sapere che tutti mi chiamano cavaliere? -Perché ce l’ha scritto sulla fronte!, ah, ah, disse ridendo. Intanto Lisciannira cominciava a spintonare Manico di Fiasco che era unico che non aveva detto niente, e lei lo interpretò come un comportamento aggressivo. Spintona e spintona questi si ritrovò sull’orlo delle scalinate e stava per rotolare giù, quando, ridestatosi dal sopore del vino, fece sentire la sua voce roca: -Bel pulzel riturn nella cas, a pelar le patat -Ranton! stai attento che, per lo scanto, ti viene lo scison’. La situazione si faceva sempre più accesa; donna Giacoma correva di qua e di là per trascinare accanto a sé, a turno, le figlie, che vociavano. Cricchio, vedendosi imputo, si tolse il cinturino e cominciò ad agitarlo in aria con una mano, mentre con l’altra si reggeva i pantaloni. Papanzico si teneva, con la mano un punto della fronte, dove aveva ricevuto un borsettata di Concutrilla, che si era tolta una scarpa e rincorrendo Crocchio gli diceva: -Veni ‘cà, che ti cunto quella del bello cardillo! L’arrivo delle guardie non placò la rissa, anzi la infuocò. Correva l’anno 1893, e la Sicilia da qualche tempo era scossa dai venti della protesta: contadini e operai si erano ribellati ai soprusi dei proprietari terrieri e dei padroni, e si erano uniti, per resistere meglio, in Fasci. Le guardie facevano ritorno, proprio quel giorno, da Caltavuturo, dove avevano tentato di sedare la protesta di molti di loro, e, vedendo quel parapiglia, scambiarono Papanzico e Crocchio per soprastanti e il resto per contadini. Nel frattempo, infatti, era accorsa altra gente che si era unita al gruppo, e tutti menavano colpi. Donna Giacoma, ad un certo punto, invocò l’aiuto dello zio- padrino, vescovo, a gran voce! Parrì!Parrì! mandate le vostre guardie! Qualcuno tra la folla gridò: -E che è papa? Papanzico sentendosi nominare, seppure con il nomignolo, disse: -Eccomi, eccomi! Sono qua! Le guardie capirono che qualche cosa non quadrava e intimarono l’alt! La storia fini lì, con le scuse delle guardie, tra le proteste di tutti. I manigoldi si salutarono con l’intento di rincontrarsi, non appena le acque si fossero calmate.
Torna all'indice della rubrica I Cunti
|























