Corso sull'informazione "Città di Corleone"

Clicca qui per il bando

informazione

premio_poesia_300

anothercorleone_200

banner_rinscita_corleonese

Visita il sito

Unbalzoperlevie.it

Iscriviti i alla newsletter








I Manigoldi e i fratelli Gallino PDF Stampa Email
Rubriche - I Cunti
Scritto da Antonia Arcuri   
Domenica 13 Giugno 2010 15:28

 

 

-La taglieremo in due parti, disse Papanzico. Tutti ammutolirono, e si guardarono esterrefatti. -Abbiamo bisogno, però, dei fratelli Gallino, ma a quelli ci penso io. Oggi stesso, invierò loro una lettera, per prendere accordi-, aggiunse, uscendo dalla stanza in gran fretta. Crocchio corrucciato disse: -Sia ben inteso, che io mi prendo la parte in basso! Certo, perché, quella in alto è mia!, disse Manic. Cricchio li guardava, scuotendo la testa: -Sempre un pensiero hanno!Mah! I fratelli Gallino sarebbero arrivati, al porto di Palermo, da lì a poco: il tempo della traversata. Un gruppo di coppole storte sarebbe stato ad attenderli e li avrebbe condotto a Girgenti. -Ma non era meglio farli sbarcare direttamente a Napoli?, disse Cricchio. -A Palermo abbiamo più amici!, fidatevi di me!, disse Papanzico. Li riconobbero subito: indossavano, entrambi, un gessato blu, a doppio petto. _Ehi!, paisà, sea air, Broccolino not!, dissero in coro i fratelli Gallino. -Sembrano affamati di pasta con i broccoli, disse Manic. -Ma quando mai!-, rispose Crocchio infastidito, -vogliono dire che qui da noi c’è un’aria migliore di quella di Booklyn. -E non hanno visto Milan!, disse Manic. -Perché Palermo, Catania e Messina….ti fanno schifo?, disse Crocchio, facendo una smorfia di disgusto nei suoi confronti. -Milan l’è Milan!, rispose Manic. Rassegnato Crocchio salì in carrozza con i due americani e fece cenno al cocchiere di andare. Manic si accorse troppo tardi di ciò che stava accadendo e imprecò: -E poeu tien bèn a ment che chì semm in cà toa, minga in cà mia, perché te faria cor a sciavatàt! Non ci furono vere risposte verbali, ma sono onomatopee. Giunsero a Girgenti a notte fonda, ma Papanzico volle lo stesso fare una riunione preliminare. -Allora siamo intesi: appena arrivano gli attrezzi ci mettiamo all’opera! Quanto tempo pensate di impiegare?-, disse rivolto ai nuovi ospiti. -So!Assassà! one month. Questo era lo slang dei fratelli Gallino -Se dobbiamo cominciare dai monti ci vogliono i volontari della val Brembana e, in men che non si dica, l’operazione è fatta-, disse Manic. Nessuno fece caso a questo commento, meno di tutti i due fratelli che battevano pacche sulle spalle dei presenti, con grande fastidio di Crocchio, che non amava il contatto fisico. Quella sera, in onore dei due americani, furono servite lasagne fresche, con sugo di pomodoro e basilico, ricotta salata e melanzane fritte. Il giorno successivo vennero aperti i bauli degli attrezzi per verificarne lo stato,dopo la traversata. -Ma che tipo di attrezzi hanno portato?-, chiese Manic a Cricchio. -Non ho capito bene, però hanno detto: fretsò. -Vuol dire che faranno in fretta, bene!, non vedo l’ora che tutto sia finito- disse Manic. II PARTE Frank e Sonny, i fratelli Gallino, quella mattina si alzarono molto presto. Donna Nanè preparò le uova fritte, come le era stato raccomandato, e un caffè d’orzo, tostato nella padella di ferro, bucata. -Prego, prego, assittativi e mangiate, voi che, ancora, putiti farlo!, anche mio marito, buonarma, si susiva presto e voleva le uova, e io gli dicevo: Ci’, due e basta!, e lui mi diceva:- Picchì, Nanè, i gaddini fineru di fari l’ova? Frank e Sonny risero e mangiarono di gusto. Alle cinque in punto, Manic venne a prenderli, con un vecchio camion. Viaggiarono due giorni e due notti. Quando giunsero a Napoli stava per albeggiare. Manic scaricò i due fratelli e i loro arnesi in via dei Cinquesanti. Lì si infilarono in un basso e, sollevata una botola sul pavimento si calarono già e attraverso una lunga scalinata , si ritrovarono nuovamente all’aperto, tra sedili di pietra, smozzicati, che scendevano simmetrici su uno spazio circolare. Sonny tirò, fuori, dal giubbotto di pelle, scolorito, una mappa e cominciò a studiarla. Frank scelse, con cura, un seghetto da traforo, fretsow, e facendolo scorrere sulle unghia, ne provò la limatura. Let’s get!-, disse Sonny. Great! I want to try out my fretsow, away!, disse Frank. Con la mappa in mano e armati di seghetto, cominciarono a scorrere le dita sulla superficie dei sedili di pietra, alla ricerca di un punto particolare, che appena individuato e segato avrebbe dato inizio ad un allagamento lento ma inesorabile. Quel punto coperto dal segreto per secoli, ora avrebbe consentito di modificare i confini di un paese. Una striscia d’acqua avrebbe diviso l’Italia in due e il nuovo assetto geografico avrebbe visto due isole e una penisola; in seguito la costruzione di due ponti li avrebbe fatti arricchire. Questo era il desiderio di Papanzico e dei suoi soci. Frank e Sonny si muovevano come talpe silenziose. Non un centimetro rimase inesplorato, poi ad un tratto un urlo: -Done!,disse Sonny Frank cominciò a segare, il punto indicatogli dal fratello, con molta lena. La polvere ricadeva sugli occhi, sulla bocca, ma lui continuava. Ad un certo punto apparve una scritta: -Vocatus, atque non vocatus, deus aderit! Frank allora si fermò di botto. Occorreva che qualcuno leggesse quelle parola, scritte in una lingua a lui sconosciuta. Lasciò il fratello di guardia e risalì rapidamente, in cerca di Manic. Sentiva la sua voce e si lasciò guidare da quella. Manic, per ingannare il tempo, cantava una delle tante canzoni patriottiche che aveva imparato, durante un campo estivo, in val di Bremba. “Il mio pensiero va a quelli che ebber la gloria di veder Pontida in festa. Schierammo i nostri fanti contro i cavalieri del re: vincemmo! vincemmo! e ancora vincerem! Za Za Za” Manic! Let’s go!disse Frank Manic lo seguì, prontamente, più per il tono delle parole, che per il resto. Giunti in basso cominciò ad osservare la scritta e a rumoreggiare.- -Qui la cosa diventa pericolosa!,disse,- si parla di avvocati, non vorrei finire in galera per colpa di Papanzico!, così gridò: - stop! Frank e Sonny andarono su tutte le furie e si avventarono contro di lui. Si levarono grida che fecero accorrere i guardiani del teatro. Tutti e tre furono condotti in gendarmeria e dovettero spiegare cosa stessero facendo in quel luogo e con quegli arnesi. I fratellino Gallino, in realtà, risultarono essere due studiosi di archeologia di New York, e non i famigerati mafiosi, omonimi, che in quel periodo trascorrevano le vacanze estive nel carcere di San Quintino. Alla presenza di un interprete, essi fecero riferimento ai manoscritti di Qunram e precisamente al Rotolo di Rame, dove si parlava di tesori nascosti nella zona della Giudea e intorno a Gerusalemme. Il capo della polizia fece notare, con fare ironico, che lor signori si trovavano sul suolo partenopeo e non a Gerusalemme. I fratelli Gallino, però, aggiunsero che uno dei manoscritti era stato trafugato e, con molta probabilità, nascosto in un teatro greco, così come risultava dalle carte in loro possesso. I due fratelli furono imbarcati, sotto scorta, e rispediti in America. Manic fece ritorno a Girgenti per riferire a Papanzico l’esito dell’impresa. -Allora Manic, diventeremo ricchi?, chiese il Papan. -L’è mei un ratt in boca al gatt che un pover’omm in man all’aucàtt!, rispose tristemente. Papanzico che aveva in odio i giudici, gli avvocati e la giustizia in generale, disse che lo capiva, ma non comprendeva il nesso con il loro progetto. Manic raccontò tutto e Crocchio, che era presente, questa volta, rise, in modo sarcastico, ma rise. Poi, con uno sguardo di ghiaccio disse a Manic che l’iscrizione che avevano trovato era quella dell’Oracolo di Delfi e voleva dire che il dio, chiamato o non chiamato, si sarebbe presentato. -E si è presentato!, eccome!, con le catene però!, disse Cricchio. Papanzico disse che l’idea non era proprio sua, ma di sua madre, donna timorata di dio, che aveva fatto un sogno in cui l’arcangelo Gabriele, o forse Raffaele, oppure Michele, questo non lo ricordava bene, le diceva di quel punto misterioso e della ricchezza che ne poteva derivare per tutti. - Ma siamo sicuri che fosse un angelo?, per me era un diavolo!, disse Cricchio che si professava credente, a modo suo. Iniziò a questo punto una disputa sui diavoli e sui santi che si prolungò per giorni e giorni. Alla fine, ognuno ritornò ad occuparsi delle proprie faccende, che erano poi quelle di studiare come far soldi, alle spalle della gente, perché come diceva sempre Manic: -I danèe fan danèe, i pioeucc fan pioeucc( i soldi fanno soldi i pidocchi fanno pidocchi).

 

Torna all'indice della rubrica I Cunti

 

 

rssfeed
Favoriten Twitter Facebook Myspace Stumbleupon Digg MR. Wong Technorati aol blogger google reddit YahooWebSzenario
 
Altri Articoli :

» Il Soprannome

  A ‘mmia tiri? tu t’anserti! Tiri a me? tu ti colpisci! Finivano così, con questa espressione dell’anziano padre, tutte le discussioni tra Peppe, giovane contadino di Bolognetta che sarebbe diventato mio bisnonno, ed i suoi genitori....

» Rosmarina

-Quanti bei figliolini che ha!, ed io neppure  mezzo! Giusto è? Come sono  sfortunata! -Ma perché dici così!, forse ti faccio mancare qualcosa? Io ti tratto con in guanti gialli, come una regina! -Io sono una regina e tu sei un re...

» Le principesse maritate al primo che passa

 C’era una volta un re che aveva quattro figli: un maschio e tre femmine. Sentendosi ormai prossimo alla dipartita, chiamò il principino e gli disse:- -Tra non molto sarai tu a reggere questo casato, quindi devo dirti come stanno le...

» Peppi

 Lo chiavamavano Peppi e larmiava per un cozzo di pane. Si può essere scarsi e scarsi, ma ricchi di dignità: così era Peppi,  senza padre e con due sorelle minori.Un giorno, chiese il permesso alla gnoramà di lasciare la...

» La femmina che campava di vento

- A pranzo, cosa si mangia?, chiese, distrattamente, il marchese.-Panelle, cazzille e rascature-, rispose il cameriere, -belle calde!In casa del marchese ogni giorno c’era la stessa storia: il cameriere veniva inviato dal panellaro più...

» Serpe Pippina

 Un ricco mercante aveva cinque figli: quattro femmine e un maschio. Gli affari gli andavano bene, ma si sa i figli hanno bisogno di tante cose e le femmine poi: bustini, nastrini, belletto, reggipetto e corsetto, e proi oggi e proi domani, ...

» La gazza ladra

  Dov’è la mia pettinessa?, Fina!, prendila e fammi i  boccoli! Fina,  per  il padre e la madre era Serafina, volava leggera, con il suo corpo esile, da una sala all’altra del palazzo reale  per accontentare...

» Un basso palermitano

 -Non si asciugano, bene, le lenzuola lì, vicino al muro! -Prima, ce li mettevo , ma poi i cani, durante la notte, le tiravano giù. E’ piccola di statura, ha i capelli bianchi alla radice e biondi sulle punte, e sorride. Arriva giù un...

» Una sirena palermitana

 Una figura arranca in direzione della spiaggia. C'è la luna. Due seni minuscoli, come meloni acerbi, s'intravedono, a tratti. Un gorgoglio d'acqua, un suono di ciancianelle le fuoriescono dalla gola. E' l'alba. Un uomo si aggira tra gli...

» I Manigoldi.Cricchio, Crocchio, Papanzico e Manico di Fiasco nel tempio di Giunone

 Papanzico era il più  vecchio del gruppo, ed era stato lui che aveva incontrato, nel corso della sua vita, gli altri tre. A volte ci sono  affinità che fanno si che  uomini e cose finiscano insieme, ahimè! per lungo tempo....

» Artemisia sulla timpa

  Procedeva a piccoli passi, evitando siepi, pietre e sterpi. Sotto una luna pallida, ma presente, stringeva un paniere. Gettò uno sguardo in basso e intravide un agrumeto; le sarebbe piaciuto sentire il profumo asprigno della...

» La Signorina Concetta

  E’ finita la guerra, da poco, e in Sicilia le donne aspettano i loro uomini che ritornano dal fronte. Tre di esse annettano il frumento, sedute intorno ad un tavolo. Le voci si alternano, tutte con la stessa cadenza. -E’ tornato ieri...

» La festa del mazzuni

"Tutti all'antu! Si va a métiri! Quell'anno, la mietitura fu fatta in anticipo di una settimana. Il sole caldo e l'aria secca avevano fatto maturare il grano più in fretta, così a metà giugno cominciò l'opra. Don Caloiro era stato informato dal...

» La currera e sua figlia

Vannuzza se la portava sempre appresso. - Si scanta che la sciamano, mormoravano quelli del vicinato, - perché fa la currera. -Non sono una mala fimmina! Ce ne fossero tante come me!, diceva, sotto voce, nelle rare volte in cui si sedeva...

» Don Nunzio diventa uomo

Dieci sarme di terra a lavuri. Il raccolto era buono e ogni anno il granaio si riempiva. La terra di don Nonò, i Favarotti, era la migliore. Quando aveva preso il comando, don Nunzio, il figlio, pareva che la terra si fosse ammargiata. Il...

Aggiungi commento

Hai la possibilità di inserire il commento che esprime la tua opinione. Ci piacerebbe che per correttezza tu firmassi il commento. I commenti anomini saranno eliminati. grazie


Codice di sicurezza
Aggiorna