Corso sull'informazione "Città di Corleone"
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| La festa del mazzuni |
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| Rubriche - I Cunti | |||
| Scritto da Antonia Arcuri | |||
| Domenica 13 Giugno 2010 14:14 | |||
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"Tutti all'antu! Si va a métiri! Quell'anno, la mietitura fu fatta in anticipo di una settimana. Il sole caldo e l'aria secca avevano fatto maturare il grano più in fretta, così a metà giugno cominciò l'opra. Don Caloiro era stato informato dal suo curatolo, tale Peppi mezzachitarra, che sarebbero arrivati gli uomini da Acquedolci e Sanfratello, e che avrebbe accucchiato , con quelli del paese, circa venti persone. -Fate voi, mastro Peppi, - erano state le parole laconiche di don Caloiro, che seduto era, e seduto rimase. Giunsero tutti allo scurare, chi in groppa ad un mulo, chi a piedi. Le femmine della massarìa avevano preparato, per l'occasione lasagne con sugo di lepre. Per dormire, furono buttati a terra i paglioni e le pizzare, come coperte. La sveglia era alle cinque. Ancora con il sireno, si cominciava dopo avere mangiato un boccone. Alla prima chiarìa, g ià, tante spighe erano state falciate e una parte degli uomini si dedicava, ora, a raccoglierle e legarle. I coglitori incominciavano, a quel punto, ad intonare le orazioni. "Attento legatore che il Signore passa, e quando passa lascia grazie per tutti. Benvenuto quando viene,- rispondevano gli altri. "E' passato due volte, e due volte lo abbiamo ringraziato. Arriva al capo, e torna giù, Gesù, alla colonna". "Sant'Antonio, quand'era malato, fece un voto per andare in Turchia, era tutto confuso e scoraggiato che a piedi doveva fare la via. "Attacca spada! Attacca bicchieri! Era il segnale che il capo falciatore dava alla sua squadra per indicare se andare a sinistra (spada) o a destra( bicchiere). Questi erano i canti del primo mattimo, ma quando il sole si innalzava anche i toni mutavano. "La falce di santa Caterina , se non portate il vino non cammina. "Sant'Agata fatelo tramontare, non per il padrone, ma per noi poveri jurnateri." Il curatolo sapeva bene che quello era il momento della pausa. Allora tutti cominciavano a cantare in coro. "Lo vedo venire, lo sento arrivare, il santo barile portatelo qua. "Afferriamolo picciotti, che il massaro passa il fiasco. "E' l'uccellino che canta al mattino, portate il vino, portatelo qua". Ad un segnale convenuto, si sedevano tutti all'ombra di una quercia, di un mandorlo o di un noce. Appena veniva stesa la tovaglia e sopra il pane, le olive, il formaggio e il vino, ognuno si faceva un segno di croce rapido e muto. Nei giorni successivi, tagliate tutte le spighe, cominciava la pisèra. Le manzioni mutavano, il cacciante guidava gli animali nell'aia e i turnanti rivoltavano le spighe. Molti falciatori ritornavano nelle loro case, perché il grosso del lavoro era finito. Anche quell'anno tutto si svolgeva in questo ordine e ci si preparava per la festa di san Giovanni: si avvicinava, infatti, il 24 Giugno. II Parte Agatina, da qualche giorno, smaniava. -Sono carusi fanno tutti così, quando si avvicina una festa,- diceva nonna Calicchia. La figlia di don Caloiro pareva sbintata. Si alzava dal letto e già cantava: -Amuri, amuri chi m 'hai fattu fari, m'hai fattu fari na granni pazzia..-,. oppure: Mi votu e m'arrivotu suspirannu, passu li notti interi senza sonnu, ci pensi quannu insemmula abballammu, la manu mi stringisti e poi ridemmu.. -L'uccello in gabbia o canta per amore o canta per raggia!, diceva don Caloiro. - Non la contrariare!, diceva la moglie- te lo ricordi tua sorella, mischina!, che si voleva buttare nel pozzo! Si, ma quella si voleva maritare un varveri!, replicava don Caloiro. - Varveri o scarparo, a noi non ci riguarda, è a lei che deve piacere! -E nella pignata che ci mette, suole o tacce? Voi femmine non capite niente. Ci vuole la robba!,- borbottava il padre. La vigilia della festa era arrivata. Nel quartiere di Agatina c'era l'altare più ricco. Come ogni hanno fu preparata la brocca di creta. Nella parte superiore, che era stata mozzata, fu messo uno scialle di seta a cui furono appese collane d'oro e di perle, di proprietà della famiglia di don Calò. Quest'anno, sarebbe toccato, proprio, ad Agatina deporre la brocca al centro dell'altare. Come una sacerdotessa dell'antica grecia, avrebbe offerto un mazzo di spighe a Demetra, a Kore, ad Afrodite, ad Adone, ed anche a Dioniso, il dio dell'ebbrezza e della follia. Ma anche san Giovanni sarebbe stato ricordato, e si!, perché la festa era principalmente sua. Per nonna Calicchia la devozione verso il santo non si doveva mettere in discussione. -Chiedete a san Giovanni di fare ingranare bene le spighe, diceva chinando la testa per rispetto. -Vale per il prossimo, quest'anno le abbiamo già tagliate!, rispondeva il figlio. Uomini! senza re, né regno! Agatina era pronta. Aveva indossato il costume della festa, antico di cento anni, ma sempre bello, ed era pronta per scendere le scale della sua casa ed incamminarsi per le vie, tutte in discesa, e raggiungere lo slargo dove era stato innalzato l'altare. La gonna lunga non le agevolava i movimenti, e il corpetto di seta pesante la lasciava senza fiato, ma era tanto contenta di essere al centro dell'attenzione di tutti, e, poi, avrebbe recitato un'orazione a voce alta e intrecciato così una nuova amicizia con un giovane, che le stava a cuore. Attorno all'altare c'era anche la pizzara che nonna Calicchia aveva tessuto mettendo insieme tante rimasugli di stoffe, di colore diverso, che aveva conservato, nel tempo, nella cascia. Aveva lavorato tutto l'inverno sul telaio della sua giovinezza, che andava, ancora, avanti e indietro, su e giù senza farsi pregare. -Questo tilaro è più vecchio di me, ma ha più armo, diceva, sorridendo senza denti. Ad attendere Agatina, vicino all'altare, oltre le donne del rione, c'era, anche, Masi, il figlio di Peppi, il campiere. Quando la vide arrivare così signorile, con quel vestito lungo fino ai piedi, pensò alle parole della madre:- Il padrone vuole incricchiare la figlia con don Riberto, guardati le spalle! Ma lui non aveva paura neanche di dominiddio. Agatina se la sarebbe sposata, volente o nolente don Calò. Poi, con tutto il fiato che aveva in petto, disse:- Dunni camini tu e li pedi posi, nascinu ciuri di milli paisi: balacu, gersumini, gigli e rosi. Setti jardina, otto paradisi, novi canti d'aceddi unni riposi.- Masi, senza arte né parte, avrebbe vendicato le umiliazioni subite dalla sua famiglia:sarebbe diventato il padrone. -Sembrate una madonna!, le disse, e le strinse la mano, lì, di fronte a tutti. Fu a questo punto che Agatina si mise a recitare:- Iriteddu facitici amari, zoccu avemu ni spartemu, fino a quannu tutti li santi ni assistirannu. Era una promessa e un patto.
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