Corso sull'informazione "Città di Corleone"

Clicca qui per il bando

informazione

premio_poesia_300

anothercorleone_200

banner_rinscita_corleonese

Visita il sito

Unbalzoperlevie.it

Iscriviti i alla newsletter








Le pagine di nonno Guglielmo PDF Stampa Email
Rubriche - I Cunti
Scritto da Daniela Thomas   
Sabato 07 Agosto 2010 17:21

Nonno C'era una volta una bimba cresciuta tra le pagine profumate di un vocabolario di greco. Appiattita tra i fogli come un fiore d'altri tempi, la bimba si ritrovava al sicuro tra quelle parole antiche che risuonavano d'echi e la facevano vibrare di suggestioni misteriose e potenti. Aveva scoperto, la bimba, che le parole erano connesse tra loro in nuclei familiari, a volte numerosi, a volte un po' meno; e che all'interno del dizionario vivevano riunite in piccoli condomini o villette singole, proprio come avveniva nel mondo di fuori, ma sempre circondate da un giardino fatato. Entrare in quel giardino significava accedere a mondi sconosciuti, in cui "sotto dietro prima dentro" erano sempre ben visibili e in primo piano, e il vuoto del vaso era ciò che dava un'utilità al vaso, e il vuoto delle porte e delle finestre era ciò che dava un'utilità alle porte e alle finestre.

Il vuoto tra quelle pagine lentigginose accoglieva come un abbraccio, e riempiva quello che lei sentiva dentro di sé e che in nessun altro modo poteva essere colmato. Vivere tra quelle pagine le consentiva di decodificare il mondo, che per lei era fatto di parole mute, senza voce, parole straniere che narravano le 'storie che non furono mai, ma sono sempre'.

"Che vuol dire 'sempre'?" aveva chiesto una volta al suo dizionario, che aveva un nome e cognome proprio come una persona in carne ed ossa, un nonno antico, che esisteva già da molte generazioni: Guglielmo Gemoll, si chiamava.

'Una volta per tutte', le aveva risposto lui senza esitazione.

"E 'storie', che vuol dire?"

"Cose che hai visto con i tuoi occhi e che per questo sai".

"Ma se non furono mai, come fanno ad essere sempre?"

"Mistero", aveva risposto lui. "Chiudi gli occhi e stringi le labbra, prova a parlare, che cosa riesci a dire?"

"Mu", aveva risposto lei.

"Proprio così: mu", e avevano riso insieme.

Quando aveva timore di qualcosa, la bimba chiedeva a nonno Guglielmo, e lui le rispondeva col suo quasi impercettibile fruscio leggero – "Nonno, cos'è una ferita?"

"E' un trauma"

E lei, incalzante: "e un trauma cos'è?"

"Una lesione, un danno, una sconfitta; uno stordimento; il segno di una perforazione. Oppure un'ulcera, un solco, il segno dell'aratro che affonda nella terra"

"Allora arare la terra vuol dire ferirla?"

"Sì. La terra non ha bisogno di essere coltivata per generare: è divina. Bisogna uscire da quei solchi e richiuderli"

"E come?"

"Mu"

Sul dizionario di latino – meno risonante ma pur sempre utile – lei aveva scoperto che delirare era proprio questo: uscire dal solco.

"Nonno, chi è lo psichiatra?"

"Colui che si prende cura di una farfalla".

"Cosa sono le stelle?"

"Gocce di latte sulla via"

"E se non le vedi?"

"Quello si chiama desiderio".

"Cos'è l'Ade?"

"Ciò che non può essere visto e non vede"

"Che vuol dire felice?"

"Che allatta ed è allattato: nello stesso tempo".

"Cos'è il mito?"

"Un racconto muto"

"E il rito?"

"Un silenzio raccontato"

Ma in quella vicendevole risonanza un giorno lei cadde in una trappola. "Cos'è il simbolo?", gli chiese, e lui "L'unione degli opposti" rispose.

L'unione degli opposti divenne allora la via.

Bianco evocava Nero, Uomo Donna, Giorno Notte: ogni cosa evocava il suo opposto, ma in questa corsa inarrestabile verso gli opposti lei non era mai se stessa. In piedi tra la Terra e il Cielo, si sentiva responsabile della loro unione, e in questa continua tensione dimenticava di esistere.

Ma ora: ora si avvicinava la Festa della Luce.

Luce evocava Tenebra: come fare ad unirli se quando c'era uno spariva l'altro?

"Nonno, che vuol dire Luce?"

"Bianco, chiaro, splendente: come l'acqua, il latte, una nube, un piede scalzo. Come il sole e la Luna, la brace incandescente, lo sperma".

Tossicchiò, il nonno, e aggiunse: "Voglio rivelarti un grande segreto: ma devi serrare le labbra, mantenere il silenzio".

"Mu", disse lei, incrociando le dita sulle labbra.

"Luce vuol dire Luce.

Buio vuol dire Buio.

Donna vuol dire Donna.

Uomo vuol dire Uomo.

E tu sei tu: non sei una parola, e hai una voce.

E' il momento di andare".

 

 Torna all'indice della rubrica I Cunti


rssfeed
Favoriten Twitter Facebook Myspace Stumbleupon Digg MR. Wong Technorati aol blogger google reddit YahooWebSzenario
 
Altri Articoli :

» I due Pavoni

Non era un sogno quello che mi tornava alla mente quel giorno. Ero lì, con mio padre, mia sorella ed il mio fratellino, che pranzavamo in una vecchia masseria al centro della Sicilia.

» Roma ladrona

Il Nazifascista pluricondannato Alemanno non solo non ha risolto un cazzo per Roma ma al contrario ha assunto collaboratori a peso d'oro: leggete gli stipendi che guadagnano all'anno:

» La Nuvola e la Duna

Una nuvola giovane giovane (ma, è risaputo, la vita delle nuvole è breve e movimentata) faceva la sua prima cavalcata nei cieli, con un branco di nuvoloni gonfi e bizzarri.

» Il Soprannome

  A ‘mmia tiri? tu t’anserti! Tiri a me? tu ti colpisci! Finivano così, con questa espressione dell’anziano padre, tutte le discussioni tra Peppe, giovane contadino di Bolognetta che sarebbe diventato mio bisnonno, ed i suoi genitori....

» Rosmarina

-Quanti bei figliolini che ha!, ed io neppure  mezzo! Giusto è? Come sono  sfortunata! -Ma perché dici così!, forse ti faccio mancare qualcosa? Io ti tratto con in guanti gialli, come una regina! -Io sono una regina e tu sei un re...

» Le principesse maritate al primo che passa

 C’era una volta un re che aveva quattro figli: un maschio e tre femmine. Sentendosi ormai prossimo alla dipartita, chiamò il principino e gli disse:- -Tra non molto sarai tu a reggere questo casato, quindi devo dirti come stanno le...

» Peppi

 Lo chiavamavano Peppi e larmiava per un cozzo di pane. Si può essere scarsi e scarsi, ma ricchi di dignità: così era Peppi,  senza padre e con due sorelle minori.Un giorno, chiese il permesso alla gnoramà di lasciare la...

» La femmina che campava di vento

- A pranzo, cosa si mangia?, chiese, distrattamente, il marchese.-Panelle, cazzille e rascature-, rispose il cameriere, -belle calde!In casa del marchese ogni giorno c’era la stessa storia: il cameriere veniva inviato dal panellaro più...

» Serpe Pippina

 Un ricco mercante aveva cinque figli: quattro femmine e un maschio. Gli affari gli andavano bene, ma si sa i figli hanno bisogno di tante cose e le femmine poi: bustini, nastrini, belletto, reggipetto e corsetto, e proi oggi e proi domani, ...

» La gazza ladra

  Dov’è la mia pettinessa?, Fina!, prendila e fammi i  boccoli! Fina,  per  il padre e la madre era Serafina, volava leggera, con il suo corpo esile, da una sala all’altra del palazzo reale  per accontentare...

» Vicolo del forno, ai maestri d'acqua

 Tienila ferma questa lucerna! Non so se sono io che trantulìo, o tu che ti scanti.-Allestiti!, sento scruscio, deve essere la ronda.Tano e Brasi, avvolti in lunghi mantelli, stavano deviando le acque della condotta civica. Quella notte...

» Un basso palermitano

 -Non si asciugano, bene, le lenzuola lì, vicino al muro! -Prima, ce li mettevo , ma poi i cani, durante la notte, le tiravano giù. E’ piccola di statura, ha i capelli bianchi alla radice e biondi sulle punte, e sorride. Arriva giù un...

» Una sirena palermitana

 Una figura arranca in direzione della spiaggia. C'è la luna. Due seni minuscoli, come meloni acerbi, s'intravedono, a tratti. Un gorgoglio d'acqua, un suono di ciancianelle le fuoriescono dalla gola. E' l'alba. Un uomo si aggira tra gli...

» I Manigoldi.Cricchio, Crocchio, Papanzico e Manico di Fiasco nel tempio di Giunone

 Papanzico era il più  vecchio del gruppo, ed era stato lui che aveva incontrato, nel corso della sua vita, gli altri tre. A volte ci sono  affinità che fanno si che  uomini e cose finiscano insieme, ahimè! per lungo tempo....

» Artemisia sulla timpa

  Procedeva a piccoli passi, evitando siepi, pietre e sterpi. Sotto una luna pallida, ma presente, stringeva un paniere. Gettò uno sguardo in basso e intravide un agrumeto; le sarebbe piaciuto sentire il profumo asprigno della...

Aggiungi commento

Hai la possibilità di inserire il commento che esprime la tua opinione. Ci piacerebbe che per correttezza tu firmassi il commento. I commenti anomini saranno eliminati. grazie


Codice di sicurezza
Aggiorna