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| L'amore come fiore di ciliegio |
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| Rubriche - I Cunti | |||
| Scritto da Giancarlo Fattori | |||
| Sabato 17 Luglio 2010 16:27 | |||
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perchè sento le tue onde risuonare ancora di luce ardente, e vedo quelle nubi avvolgere il tuo splendore, la tua giovane gioia, lasciandoti onirico il sembiante, lo stupore, l'incanto, e l'incantesimo stonato. Quanto non invidio la tua età, in cui la costruzione di te stessa ancora è incerta delle fondamenta, e ancora non si è levata al cielo: io stesso giaccio ancora in confusione, e qualche pezzo ho scordato. Lo so che in certi momenti erigere strutture è faticoso, è sangue che ti cola dalle mani, sudore che impregna la tua fronte, non si risparmia di accompagnarti col dolore, e in fondo ti resterà pur sempre qualche cicatrice. Eppure io, che sono giunto al tetto, solo per scoprire che soffro di vertigini, osservo con piacevole malessere ogni mattone che si aggiunge, i fiori che sbocciano sul tuo sentiero, i rovi che s'accompagnano, soltanto per guardare da lontano, all'ombra dei miei anni, tutti i rami che si slanciano fendendo il vento: qualcuno si spezzerà, ché le delusioni non son poche; qualcuno avizzirà, ammalandosi delle malattie del mondo; qualcuno cadrà, come cadono gli angeli, quelli migliori. Hai voglia di scoprire il tuo corpo, hai voglia di piacere, di quel senso primordiale che spinge a differenti rituali; e al contempo leggo in te l'insofferenza, tra quelle pagine di te che ancora non hanno completato una poesia, e ancora non si sbriciolano per il peso del tempo. Ti dipingeranno come mille Marilyn, diverse e tutte uguali; ti porteranno a nuotare in un benessere che non esiste, se non per pochi istanti, giusto il tempo di un'illusione; e con le armi delle false seduzioni ti aggiungeranno all'eterna collezione di luoghi comuni, e ottusi. Da qui l'insofferenza, perchè sei figlia di una madre roccia, di un padre vento, e con le mani scorticate costruisci il tuo palazzo, macchiando di sangue le unghie conficcate in pareti verticali di quella madre che ti è roccia, al respiro del vento che ti è padre. Non hai che da scalare i muri del tuo tempo, del tuo corpo, delle età da aggiungere come sacro olocausto alla divinità della vita, dare forma indelicata a ogni oltraggio, scuotere al tramonto le radici. E continuare di noi l'essenza, arricchita dello scrigno dei tuoi tesori, mentre la polvere del mio amore si posa sulle tue labbra di ciliegio, e dal mio cielo scende lentamente sul tuo cielo. (A mia figlia Tabita)
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Hai desiderio di silenzio, di coralli bagnati dalle bianche correnti,
















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