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| Rubriche - I Cunti | |||
| Scritto da Amministratore | |||
| Martedì 29 Novembre 2011 21:27 | |||
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E' in mostra una pelle di gatto: la serpe s'avventa soffiando, lo scorpione inizia la danza. Non raggiungere le nostre orecchie, fama dell'altrui colpa: parola, muori nella palude da cui la pozzanghera sgorga. Parola, stai al nostro fianco tenera di pazienza e d'impazienza. Bisogna che questa semina abbia fine! Non domerà la bestia colui che ne imita il verso. Chi rivela segreti d'alcova, rinunzia per sempre all'amore. La parola bastarda serve al frizzo per immolare uno stolto. Chi ti richiede un giudizio su questo straniero? Se non richiesto lo formuli, prosegui tu il suo cammino da una nottata all'altra con le sue piaghe ai piedi: va'! e non ritornare. Parola, sii nostra, libera, chiara, bella. Certo, dovrà avere fine ogni cautela. (Il gambero si ritrae, la talpa dorme troppo, l'acqua dolce dissolve la calce, che pietre ha filato). Vieni, benevolenza fatta di voci e d'aliti, questa bocca fortifica quando la sua fralezza si inorridisce e inceppa. Vieni e non ti negare, poiche' in conflitto siamo con tanto male. Prima che sangue di drago protegga l'avversario questa mano cadra' dentro il fuoco. O mia parola, salvami! Ingeborg Bachmann, Invocazione all'Orsa Maggiore, SE, Milano 1994.
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Non varcare le nostre labbra, parola che semini il drago./ E' vero, l'aria è soffocante,/ la luce schiuma di acidi e fermenti, /sulla palude nereggia un velo di zanzare. /Ama le biccherate la cicuta.















