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La vecchietta del pane PDF Stampa Email
Rubriche - I Cunti
Scritto da Daniela Thomas   
Domenica 13 Giugno 2010 17:37
 

Rid-laVecchiettaMaria se ne è andata un mese fa.

Aveva ottantacinque anni, e quando rideva gli occhi le brillavano: era bella.

Pippina, sua sorella, continua a chiamarla, ma con una voce sempre più debole e fioca: ormai l’ha capito, Maria non risponde.

C’è il letto nell’angolo con la copertina all’uncinetto a righe colorate, e per terra le pantofole nere di lana; c’è il suo piatto ancora sul tavolo, e il bicchiere dove ha bevuto l’ultima volta s’è appannato di polvere.

C’è ancora, sulla credenza, il fazzolettino stirato che ogni tanto usciva dalla manica per asciugare una lacrima invisibile; c’è il braciere con la cenere dell’anno scorso, che Pippina avrebbe messo per terra, tra una sedia e l’altra, ora che comincia ad esserci freddo e le sere già si fanno più lunghe.

C’è tutto, proprio tutto, come lei lo ha lasciato – ma lei non c’è e non risponde, Pippina lo sa.

Ora che non c’è più Maria non ha senso fare il pane ogni giorno. Lei lo diceva sempre: “Non è per i soldi, ché non varrebbe la pena: quel poco che ci serve l’abbiamo, ed anche di più. Non è per nessun motivo. Solo perché è bello”. E da sempre ogni sera preparavano la farina, e ogni mattina impastavano il pane, e Pippina raccoglieva la legna e la spezzava per accendere il forno, i suoi ottantasette anni tutti in una sola tasca del grembiule. Prima delle nove il pane era già bello e sfornato, e loro due, linde linde, con la cuffietta in testa e il grembiule pulito, lo vendevano allegramente a tutti i vicini, in quella loro minuscola casetta che sembrava presa da un libro di favole. Maria era quella che si occupava dei soldi, e chiacchierava con tutti; Pippina, invece, preferiva lavorare e ascoltare, anche se negli ultimi tempi faticava a capire perché s’era fatta un po’ sorda.

Solo perché era bello. Ma ora?

Ora Pippina chiama, rauca e triste, nella lunga solitudine dei pomeriggi che già preannunciano l’inverno: e Maria non risponde.

Ora perché dovrebbe fare il pane, da sola? Non per i soldi, no; ma neppure perché è bello, perché da quando Maria se n’è andata non c’è più niente di bello per lei. Soltanto una cosa le rimane – Maria lo diceva sempre: aspettare che il Signore la prenda con sé. Se è morto Lui, diceva, senza fare tante storie, perché dovremmo aver paura noi? Lui ci ha mostrato come si fa, e un giorno ci verrà a prendere. E infatti per lei quel giorno è venuto, ed è morta bene, ha fatto la morte di un angelo.

Quella mattina, il primo a saperlo è stato Saro, il fioraio. Ogni sabato, da cinquant’anni, lui le portava un gran mazzo di fiori, perché lei tanti anni fa, quand’era morto suo padre, glielo aveva chiesto: “Saro”, gli aveva detto, “da oggi, ogni sabato mi devi portare i fiori, così li porto al cimitero”. E lui così aveva fatto, senza saltare una settimana – per cinquant’anni.

Nel tempo Saro, ch’era stato un ragazzo robusto, s’era fatto piccino, e i fiori invece erano cresciuti, perché i morti da andare a trovare ormai erano tanti; e quella mattina Pippina l’aveva visto da lontano arrivare zoppicando, seminascosto da tutti quei fiori che teneva in braccio.

Non gli aveva detto niente: lui era entrato e l’aveva vista là, sul letto, con le orecchine di perle e il vestito per uscire: “Un angelo”, aveva detto, e le aveva sfiorato le mani, per la prima volta, timido timido. Poi, senza una parola, aveva liberato i fiori dalla carta e li aveva sparsi dovunque: ai piedi del letto, sul cuscino, sotto l’immaginetta scolorita di San Giuseppe; e poi per terra, sul tavolo, dove gli capitava. Sembrava una festa, e Pippina, pure col cuore stretto, aveva sorriso fra sé, a vedere quel vecchino bianco e curvo che danzava in silenzio tutt’attorno. Aveva sorriso pensando che non c’era nessun motivo: tutto questo avveniva “solo perché era bello”, proprio come avrebbe detto Maria.

Allora s’era alzata e le aveva messo sotto le mani l’ultimo pane: per la prima volta le aveva fatto un regalo. Prima non ce n’era mai stato bisogno.

Così l’ho vista io, che volevo comprare il pane e non sapevo nulla.

Al telefono, due giorni prima, mi aveva ringraziato di un semplice gesto che le era parso gentile; e siccome n’ero rimasta imbarazzata e confusa e l’avevo ringraziata a mia volta, con la sua voce dolce e tirata m’aveva risposto: “Eh no, signora, non lo dica; queste azioni contano, altroché: non si vive di solo pane!”.

 

 

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