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| Corleone – Castelvetrano Due capitali unite dall’onore e da un filo di asfalto |
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| articoli - Corleone |
| Scritto da Maria Elena Latino |
| Lunedì 28 Febbraio 2011 22:31 |
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A tale avvenimento erano presenti, oltre all'autore del libro, il presidente di "Corleone Dialogos" Giuseppe Crapisi, il sindaco di Corleone Antonino Iannazzo, il presidente dell'associazione "Antiracket Mazzara del Vallo" Francesca Incandela, il vicepresidente del "Laboratorio della Legalità" di Corleone Marilena Bagarella, il presidente della "cooperativa Ericina" di Trapani Giacomo Messina, e Marina Bisacca presidente dell'associazione teatrale "La Ribalta" di Corleone, che ha dato voce ad alcuni passi del testo.
Vincenzo Bilello (Corleone Dialogos) ha moderato l'incontro in quella stanza del laboratorio che fino a tempo fa sembrava essere la camera da letto dei Provenzano e che domenica ha visto, invece, incrociare gli sguardi di gente conosciuta e sconosciuta o ritrovata, per ascoltare Giacomo Di Girolamo, che ha fatto vivere una sorta di viaggio nella criminalità mafiosa in un territorio, il trapanese, dove non mancano gli agganci con la politica, l'imprenditoria, l'alta burocrazia, il "protezionismo civile". E proprio questi luoghi hanno partorito un uomo, Matteo che ha ereditato il ruolo del padre Francesco, capomafia di Castelvetrano, quasi leggendario e potentissimo alleato di Riina e Provenzano. Tuttavia, ne "L'invisibile", Di Girolamo, non dà la caccia a Messina Denaro, ma racconta la sua vita, gli da del "tu" e parla di lui. E, soprattutto, parla con lui e affronta i temi propri dell'organizzazione in una sorta di lettera aperta, come fa, anche, nella propria rubrica radiofonica intitolata 'Dove sei Matteo?', in onda ogni mattina su Rmc 101, emittente trapanese. Di Girolamo ha raccontato l'evoluzione di un killer spietato e con un'unica debolezza: le donne. Un uomo, un mostro che ha espresso tutta la sua violenza dapprima nelle guerre di mafia, fino a diventare uno dei registi della stagione delle bombe a Milano, Roma e Firenze del 1993. E' proprio in quella fase delicata, fatta di trattative a tutt'oggi poco chiare, che il boss trapanese è diventato ufficialmente latitante, ottenendo una sorte di investitura per guidare Cosa nostra da Riina in persona, che lo considerava il suo "gioiello". Ha e continua a gestire, quindi, i grandi business come il traffico di droga o le nuove energie alternative che fanno tanta gola alla mafia; oppure tutti i supermercati Despar della Sicilia Occidentale con un valore del 10% a livello nazionale. E di Girolamo ha raccontato tutto questo e dell'altro ancora, in un modo particolare utilizzando dei tarocchi con delle foto simbolo di ciò di cui stava per raccontare. Ecco allora la visione delle saline con cui ha iniziato e concluso il suo intervento, evidenziando come da millenni le stese siano simbolo socio-economico-culturale del trapanese; oppure una rosa rossa a rappresentare un omicidio passionale commesso dal latitante; o ancora Diabolik, fumetto tanto gradito al boss di Cosa Nostra e verso il quale l'immaginario collettivo lo può identificare ma solo in parte, dato che il personaggio fosse conosciuto come "ladro gentiluomo", connotato non attribuibile a Messina Denaro che piuttosto "amava" attendere le sue vittima con la corda in mano per poterle strangolare. Ma questa biografia del nuovo capo di Cosa Nostra, in realtà, è qualcosa di più: è lo straordinario, dettagliato reportage di un territorio, la Sicilia Occidentale, che nessuno aveva mai raccontato prima. L'obiettivo di Di Girolamo è sembrato e continua ad essere nel suo lavoro per l'Italia, quello di fare un ritratto della provincia piu' impenetrabile della Sicilia, più inesplorata dalla grande stampa e più lontana dall'opinione pubblica troppo abituata a sentire parlare di mafia altrove. L'autore racconta della missionarietà del suo lavoro, un giornalismo non "resistente" ma "residente", "ad altezza d'uomo" in grado di raccontare, con semplicità, senza isterie, quello che succede nel territorio. Attraversare quindi le vie della propria città, regione, conoscere le persone, incrociarne gli sguardi, e restituire alle stesse quello che è stato raccolto, le sentenze, le testimonianze, i racconti dei pentiti, la violenza ma nello stesso tempo la speranza che le stesse racchiudono. Cambiare uno stereotipo comune sull'informazione in Sicilia del tipo "chi vuole raccontare la mafia, prima o poi finisce ammazzato" e che solo gli eroi possono farlo; rivedere la celebre frase di L. Sciascia la "Sicilia è una terra irredimibile", troppo spesso abusata come alibi per non fare il proprio dovere di semplici cittadini. Insomma, il compito di Di Girolamo è di rendere visibile attraverso questo "personaggio", Matteo Messina Denaro, una realtà vicina, una delle cause del male della società in cui si vive; un vicino di casa come lo era Gaetano Badalamenti a "cento passi" dall'abitazione di Peppino Impastato, che tutti sanno e conoscono. Dare un nome alle cose e alle persone è un modo per avvicinare la gente a ciò che fino ad ora è sembrato invisibile per renderle più visibili e quindi ad avere meno paura. Solo in questo modo sarà possibile discernere la Luce dal Buio, il Bene dal Male e decidere, quindi, con più consapevolezza e in piena libertà da che parte voler stare.
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