
Una riflessione sul piano straordinario contro le mafie del Governo
Piano straordinario contro le mafie ![]()
Videointervista Lorenzo Frigerio, coordinatore di Libera-Informazione, sul pacchetto antimafia varato dal Governo
Il Consiglio dei Ministri, il 29 gennaio scorso, ha approvato il Piano straordinario contro le mafie. I punti sono nove ma in realtà quelli fondamentali sono cinque. Al primo punto c’è l’istituzione, con decreto, dell’Agenzia per la gestione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Certamente bisognerà capire quali compiti le saranno assegnati e da chi sarà composta. Certamente, però, tale strumento permetterà di avere una regia unica sui beni sequestrati e confiscati. Questo dovrebbe permettere un’accelerazione dell’iter che va dalla confisca all’assegnazione. Tale ruolo fino a oggi è stato ricoperto dall’Agenzia del Demanio. Questa ultima svolge una moltitudine di compiti e ciò ha provocato una disfunzione del sistema. Infatti, spesso i beni rimangono nel limbo per anni e vengono assegnati dopo che hanno subito un degrado a causa dell’abbandono. Tale strumento è un dato positivo e atteso da anni, ma non si può dimenticare che nella finanziaria è stato inserito l’emendamento che permetterà la vendita dei beni confiscati, nel momento in cui non potranno esser assegnati. Insomma il timore è che l’Agenzia diventi la struttura protagonista di questa vendita. Inoltre il Governo non ha risolto il problema dei rapporti con le banche poiché spesso i beni confiscati sono ipotecati. Auspicabile sarebbe stato anche la ricostituzione del fondo prefettizio, previsto in via transitoria dalla L. n. 109/1996, destinato al finanziamento di progetti concernenti la gestione degli immobili confiscati e di attività socialmente utili. Potevano attingere a tali fondi sia gli enti locali sia le organizzazioni sociali, che possono gestire beni confiscati. Terzo punto del piano è la presentazione di nuove misure di aggressione ai patrimoni mafiosi e il quarto di contrasto all’ecomafia. Nuovi strumenti giuridici e tecnologici connessi a una strategia di coordinamento delle forze di polizia. Strategia condivisibile che però vede incoerenza nei fatti. C’è un atteggiamento di questo Governo che va in direzione opposta. Infatti, ci sono stati tagli indiscriminati alle forze dell’ordine e basta ricordare le parole di uno dei ragazzi della catturandi dopo l’arresto del boss Raccuglia: “Chiamateci eroi perché siamo dei dipendenti statali che pagano di tasca propria per lavorare al meglio”. Il Governo si vanta dei successi dello Stato sia sotto il profilo dei sequestri dei beni e sia per quanto riguarda gli arresti. Dimentica però che lo Stato da strumenti, norme e risorse, ma il lavoro viene fatto dalla Magistratura e dalle forze dell’ordine. Anche la magistratura ha carenze di organico e di risorse. Come il caso di una delle procure più impegnate sul fronte antimafia, Procura di Caltanissetta, dove c’è una scopertura di organico di giudici del 39%. Pensate che questa è la Procura che sta indagando sulle stragi del 93. Ma ricordiamo anche che attacchi ai magistrati arrivano proprio dallo stesso Presidente del Consiglio. Non si può nemmeno dimenticare che si sta cercando di togliere ai giudici lo strumento delle intercettazioni. Continuando a visionare il Piano dobbiamo dire che ci saranno nuove misure a sostegno delle vittime del racket e dell’usura e il potenziamento dell’azione antimafia nel settore degli appalti. Misure importanti ma che non sono nulla di straordinario. Vanno nella direzione di un miglioramento della normativa antimafia.
Giuseppe Crapisi