
Caporetto linguistica! L'Italia è fatta,ora bisogna fare…”L’italiano”
La storia linguistica italiana ha provato che,una lingua imposta all’intera nazione,nel caso particolare il fiorentino,pur essendo il volgare più eminente,non è destinata a preservarsi;prima o poi tornano in auge i vigori centrifughi degli idiomi locali, e se questi, col tempo, sono andati svigorendosi, può capitare che la lingua nazionale,che è un un prodotto artefatto,riesca sconfitta a confronto con altre lingue nazionali straniere,che,per varie ragioni tendono a “mietere allori”.I dialetti,le parlate,gli idiomi locali, regionali sono sempre stati considerati dall’”intellighenzia” e dal potere politico come qualcosa di limitante al fine della concepimento di una lingua nazionale e non come una risorsa peculiare del nostro Paese.I dialetti non hanno mai rappresentato delle lingue sterili.Essi,anzi,avevano la facoltà di esporre gli intricati concetti dell'agricoltura e dell'allevamento.Sicuramente,non quelli tecnico-scientifici dell'epoca moderna…Come le febbri stagionali o le allergie primaverili, riaffiora alla volte l’ardente inclinazione per la salvaguardia della lingua, la nostra lingua italiana.Qualcuno invoca la fondazione di una sorta di Ente nazionale per la tutela della lingua...Si intuisce,così,che vadano difesi non tanto questo o quel particolare,ma il diritto e il dovere di capire e di farsi capire,di usare in modo avveduto l’eredità culturale messa a disposizione dalle generazioni passate a quelle presenti e future.Ciò a cui aspira la Lega è un regresso a un trascorso che,però,in Italia non è mai realmente esistito. A quest’altezza della storia si tratterebbe di realtà folkloriche. I dialetti in Italia hanno avuto un prestigio e una rilevanza letteraria che non ha pari in tutta Europa, in ambito teatrale,in quello della poesia lirica,sono noti molti nomi. Questi scritti si sono sempre lasciati assorbire dal clima culturale italiano, non hanno mai occupato un ruolo antagonistico. Alessandro Manzoni,teorizzatore e teorico della “risciacquatura” della propria prosa in Arno al fine di renderla omogenea e accessibile a tutti gli italiani,in casa parlava in dialetto!Il dialetto quindi non è mai stato adoperato in contrapposizione all’italiano,era la copiosa dialettica di un paese non compatto, che si pronunciava serenamente a questi due differenti livelli, senza mai contrapporli.Senza la cornice di una lingua nazionale il dialetto diventa un fatto folclorico,da osteria,da barzelletta rustica». In una fase in cui l’italiano si sta contaminando con termini stranieri e forestierismi, voler riprendere le identità locali,così,è una forma di preclusione e barriera.È un ritorno ad un passato che in realtà non è mai esistito.Non è mai avvenuto che il dialetto non fosse associato all’uso della lingua letteraria. In tutto il paese non è presente un’isola linguistica in cui si sia promulgata l’autosufficienza rispetto alla lingua italiana nazionale che,a lungo,non è stata una lingua politico-istituzionale, ma letteraria. Insieme alla realtà, alla vita, alla storia, la lingua si evolve,cresce, si modifica,si colora di nuove espressioni e significati riflettendo nel suo ambito il dinamismo proprio del tempo. Ma,se prima si assisteva ad un impegno volto a trasferire nei termini della lingua nazionale quanto di nuovo giungesse dal di fuori,ora,questo,non si verifica ed è invalsa la consuetudine di considerarsi “avanzati” e progrediti, di partecipare ai tempi solo a patto di pensare, agire, parlare e scrivere seguendo modelli”esteri”. In tal modo si smarrirà la nozione di lingua nazionale,in una nazione che, come l’Italia, ha sempre fatto fatica per averla a causa delle molteplici parti che per secoli l’hanno stabilita, a causa della loro diversa tradizione, storia, cultura, dei tanti substrati che si spiegano tramite queste,provengono da queste ed ancora oggi operano principalmente in ambito linguistico.
Simona Sgroi