
L'angolo aperto alla poesia
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La resa alla vita (per un cuore di noce)
lo scoglio tra te e la linea del margine
immobile ferisce l'orizzonte
tutto intorno
la furia delle lingue d'acqua
stanche del lambire
carezze quasi sommesse
violente si caricano l'una con l'altra
nel giungerti
... nel giungerti
scivolano misurando la potenza
non sui tuoi licheni
non sulle alghe perenni
non sulla durezza
del tuo apparire
stagliato
lucente
padrone
dell'oscurità dei fondali
e mentre la tempesta imperversa
piange delicatamente
una noce concava
opposta al fronte
oscurata dalla tua possenza
... lacrima via un rivolo salato
con la calma di una rugiada
con il desiderio di una tregua
fresca in assenza di attrito
tanto è fluido sentirsi amati
perdere e di nuovo riempirsi ...
lo scoglio sa
immoto
attende
che la massa sua
nello sbriciolarsi
si attenui nella passione
di quel moto
che sempre
mentre si addensa si scioglie.
e lo scoglio sa
che quando l'ultimo frammento
si sarà staccato
l'onda lo perderà lontano
ai margini
forse arenato tra altri frammenti
lo scoglio sa
che dove si principia
si conclude
la noce perenne
vuota e svuota
addensa e scioglie
e rimanendo senza respiro,
senza ascolto
senza essere
ad ogni tramonto
canta nel piffero del vento
mi sento incompleta
senza storia presente
rimbalzo
tra pareti
nere
che mi appartengono
e in assenza di luce
continuo a vivere
l'eterna penombra
che illude
le stagioni
quando il tutto diverrà polvere
io mai sarò stata
per divenire tempo
il frutto schiuso
infine
nutrirà la mia solitudine
nel calmo specchio
lacustre
di un eterno
nulla più.
Lorenza Spadini