lunedì 20 novembre 2017

Francesco Bentivegna: il corleonese che ha sacrificato la sua vita per il riscatto della sua terra.


“Io muoio per la libertà del mio popolo, il mio sangue germoglierà e farà libero il popolo oppresso, confortati Madre e spera nell’avvenire.”
Francesco Bentivegna 20 dicembre 1856 Mezzoiuso.

Da un paio di giorni osservo abbastanza silenziosamente cosa accade in quel di Corleone.
In realtà la osservo da molto più tempo ma indubbiamente da qualche giorno molti “veli” sono caduti.
Un boom di interviste frenetiche sull’argomento “ morte del boss” ci ha messo oggi più che mai difronte la realtà .
C’è chi dice che il paese non è cambiato, chi sostiene che è totalmente cambiato e chi lo vede diviso a metà tra sostenitori di un vecchio pensiero e chi invece vede come assolutamente deleteria la presenza della famiglia Riina a CORLEONE , il ricordo del capofamiglia e di tutta la sua storia .

In questa sede non mi interessa parlare di loro anche perché ci pensano i giornalisti locali e non a parlarcene all’infinito.
Qui voglio ricordare FRANCESCO BENTIVEGNA per il suo sacrificio, per quello che ha fatto e per come è morto e per il messaggio importantissimo che ha lasciato a tutti noi.
Oggi, ci si affanna a parlare di una nuova CORLEONE cambiata, diversa, che ricorda i suoi figli migliori peccato però che nel farlo si omette un piccolo particolare, si dimentica di ricordare e di raccontare chi furono e cosa fecero questi figli migliori . Sarà forse perché nemmeno i corleonesi sanno cosa fecero? Può essere...
ahimè , viene più facile “ricordare” qualcuno se si lega la politica a quel ricordo politicizzandolo e facendolo proprio, difficilmente colui o coloro che hanno fatto veramente tanto per una comunità, sacrificandosi, saranno ricordati e precipiteranno presto nel dimenticatoio eterno.
Comincio col dire che la figura di Francesco Bentivegna e quelle dei suoi fratelli sono state sempre POLITICAMENTE LIBERE da qualunque legame e bandiera! Nessuno politico attuale e meno attuale monopolizzò la loro figura e mai lo farà . 
Francesco Bentivegna per quello che ha fatto appartiene a tutti i CORLEONESI e non solo a una parte politica come spesso accade per altre importanti figure.

Voglio fare un’altra premessa:
Più volte mi sono sentita rivolgere una domanda con tono quasi accusatorio.
La domanda è: “ma era nobile?”
Come se essere nobile fosse una colpa oppure cancellasse e rendesse vano il suo sacrificio e quello della sua famiglia .
Anzi, perdonatemi ma rende più grande il loro gesto perché pur avendo tanto da “proteggere” e tutto da perdere non ci pensarono due volte a sacrificarsi per gli altri!

Per questo cercherò di spiegare qui, su fb dove tutto e tutti parlano spesso a sproposito, chi era quest’uomo che oggi riposa nella Madrice di CORLEONE ( se sta lì c’è un motivo che non è legato al suo rango ) .
La figura di Francesco è strettamente legata alla situazione politica e sociale della Sicilia dell’800.
La Sicilia era sotto il giogo borbonico, benché avesse il parlamento più antico d’Europa, i siciliani, nonostante l’abolizione del feudalesimo avvenuta nel 1812, non riuscivano a esprimersi liberamente ed erano vessati da un sistema fiscale severo.
Dunque le terre ai ricchi che le davano in gabella ( affitto ) ai mafiosi che sfruttavano i contadini.
Questo accadeva perché anche sotto i Borbone forse di più, le leggi erano carta straccia.

(I fratelli Bentivegna erano 4 , Francesco , Filippo , Giuseppe e Stefano da cui discendo .
Erano figli di Don Gilberto Bentivegna e Teresa De Cordova dei Marchesi della giostra.)

Nelle terre dei Bentivegna invece, benché ricchi e nobili, non c’erano i gabelloti e la gestione era prettamente familiare .
Il rapporto era diretto con i contadini verso i quali la mia famiglia fu sempre molto magnanima, tanto da istaurare con loro un rapporto di amicizia e di benevolenza oltre che di lavoro, amicizia e benevolenza storicamente riportate in molti racconti popolari, amicizia e benevolenza ricambiate.

Ma non avere i gabelloti a gestire le proprie terre aveva anche il risvolto della medaglia...
Infatti sia l’alta borghesia corleonese che gli stessi gabelloti non vedevano bene questa gestione “avanguardistica”, portata avanti dai Bentivegna , perché li scavalcava totalmente e perché dava agli stessi contadini un’alternativa conveniente.

Per questi motivi i Bentivegna furono presi di mira dai mafiosi dell’epoca tanto che il fratello Filippo fu aggredito da un gabelloto che , in uno scontro gli ferì un braccio, braccio che gli fu amputato. Filippo all’epoca dei fatti aveva 17 anni.
Da quel momento Francesco non ebbe in mente che un’idea, un progetto:Scardinare quel sistema malato, corrotto, dare libertà a un popolo, dare le terre ai contadini che erano le vittime principali di questo sistema marcio.

Per far questo bisognava cacciare i Borbone e far nascere una Repubblica . 
Mazziniano e repubblicano convinto, tentò tre rivolte.
Aveva armato una piccola guerriglia a spese proprie ed era stato nominato maggiore nell’esercito di Ruggero Settimo nel 1848, nomina di cui aveva rifiutato lo stipendio .

La terza rivolta, quella del 1856 gli fu fatale.
La polizia stanca dei suoi tentativi di sollevazione lo catturò grazie anche al tradimento di un certo corleonese...che per questo tradimento fu premiato abbondantemente dal regime (questo la dice lunga su molti aspetti sociosntropologici dei CORLEONESI).

Fu fucilato a Mezzojuso paese in cui ancora oggi è ricordato con le lacrime agli occhi da molte persone anziane umili. 
Il funerale di Francesco Bentivegna fu il primo funerale di stato italiano. Avvenne nel giugno del 1860.
Stefano, appena liberato dal carcere da Garibaldi e prima di partire per Milazzo dove combattè, si recherà a Mezzoiuso per prelevare le spoglie del fratello morto e lo trasporterà con un corteo funebre a CORLEONE.
Il funerale fu un evento perché vi parteciparono 5000 mila contadini, persone sinceramente commosse a cui Francesco aveva lasciato un grande ricordo , non per caso.

Suo fratello Stefano, che per avere partecipato, appena ventenne , a tutte le rivolte fu condannato a morte (poi la pena gli fu commutata in 18 anni di carcere duro e lavori ) fu imprigionato , liberato da Garibaldi nel 1860, cerco di proseguire l’opera di suoi fratelli, regalando anche alcuni appezzamenti di terra ai contadini, ma non vi fu proseguo, nonostante i suoi contatti con gli internazionalisti europei,(Stefano era diventato anarchico, avrebbe regalato molto di più ) .
Stefano mori nel 1877 a soli 43 anni.

Questa è per grandissime linee la loro storia, la storia di Francesco Bentivegna.
Il guerriero della rivolta palermitana del 1848, colui che scacciò i Borbone da Palermo, l’eroe della Fieravecchia ... e del Noviziato.
Colui che da deputato voleva eliminare tasse e balzelli sul macinato...
Magnanimo e generoso nel cuore e nello spirito sacrificò ogni cosa di se per riscattare la povera gente.

Per questi motivi riposa in chiesa, per questi motivi il corso di CORLEONE è dedicato alla sua memoria, per questi motivi una traversa di via Roma a Palermo è dedicata a lui,
Non perché era blasonato!
Il blasone lo acquistarono in molti, tra cui coloro che lo tradirono, peccato che quei molti non riusciranno mai a dare un senso a quel blasone vuoto e senza senso , immagine insignificante che rispecchiava la loro vile persona.

Questo dovrebbero ricordare i CORLEONESI ed esserne fieri!
Invece noto ogni giorno che a niente è valso quell’estremo sacrificio e che “l’avvenire” in cui sperava Francesco è svanito nel nulla.

Provo solo tanto dolore nel vedere come è ridotta oggi CORLEONE, provo dolore perché i CORLEONESI non sono capaci di essere all’altezza di questi personaggi che giganteggiano dall’alto.
Se solo si ricordassero cosa è stato fatto per loro...

Silvia Bentivegna

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