domenica 7 febbraio 2010

Vitivinicola Corleonese punta sulla bottiglia La cantina sociale del Palermitano dà una nuova veste alla qualità

(Annalisa Ricciardi) “Vini per molto tempo assaporati inconsapevolmente in tutto il mondo, perché utilizzati per dare più forza a quelli francesi e italiani che venivano arricchiti dal temperamento siciliano...”. È così che presenta i propri prodotti la cantina sociale Vitivinicola Corleonese (Palermo), nata nel 1973 e che dal 1982 mette assieme e lavora le uve di oltre 400 soci.


E proprio per il successo di questi vini dentro ma soprattutto fuori dall'Isola, il presidente 35enne Gaetano Di Carlo ha deciso di investire sulla bottiglia. «Abbiamo capito che era giunto il momento di dare ai nostri prodotti la veste più adatta per una corretta valorizzazione della loro qualità – spiega a SiciliaInformazioni – in modo da mantenere nel territorio il valore aggiunto ottenuto dalla vendita».

Così ha potenziato la vinificazione e migliorato la qualità del processo grazie ad un investimento di oltre 500 mila euro, portando la capacità produttiva dagli attuali 100 mila pezzi a sette milioni di bottiglie.


Una strategia di rilancio che ha visto anche la collaborazione dell'università di Palermo per un progetto di ricerca sul Catarratto, vitigno autoctono siciliano che trova nell'areale una delle sue espressioni più interessanti. «Abbiamo valutato il comportamento del vitigno su tre tipi pedologici per capire quale fosse il più adatto non tanto in termini quantitativi ma qualitativi – racconta Di Carlo – ed abbiamo ottenuto su suoli sabbiosi uve col più elevato contenuto zuccherino e la più bassa acidità totale, nei suoli calcici sulle marne invece uve col più alto contenuto acidico e infine nei suoli ghiaiosi un minore contenuto zuccherino e pH».

«Scegliere le cultivar più adatte – precisa – permette in definitiva un notevole risparmio in cantina, dove è sufficiente così una minima lavorazione delle uve». E del resto con 600 ettari di vigneti in altitudini comprese tra i 300 e i 750 metri sul livello del mare il materiale su cui lavorare è davvero tanto.

Nel frattempo la cantina si sta concentrando su due linee: una base, costituita da due rossi e due bianchi monovarietali (Nero d’Avola, Syrah, Catarratto e Insolia) e una top, la Torre Sovrana, che prende il nome dalla Torre che sovrasta il paese di Corleone, e che è costituita dal Nadim e dal Lucenti. Il primo è un blend di Syrah, Cabernet sauvignon e Merlot, il secondo è un blend di Viognier e Catarratto anche se in futuro, sfruttando i risultati della ricerca con l’ateneo palermitano, la cantina punterà sul Catarratto in purezza.

Ma la valorizzazione passa anche dall'enoturismo. Per questo la cantina si è fatta partner di un progetto di formazione promosso dall'Ais (Associazione italiana sommelier) e dall'Istituto regionale Vite e Vino, ospitando lunedì 15 la prima giornata di un corso per guide enoturistiche in Sicilia. (Siciliainformazione)

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