lunedì 8 febbraio 2010

L'attore antimafia: non mi fanno paura Recapitano 23 proiettili a Giulio Cavalli. «Omuncoli, domani torno sul palco»

MILANO - «L’evento», il ritrovamento di 23 pallottole davanti al teatro Oscar, sabato, pochi minuti prima di andare in scena con un testo di Fo, «è causa di nevrosi e un po’ va riassorbito», dice. Ma Giulio Cavalli, il 32enne attore da 3 anni sotto scorta per le sue denunce contro la mafia e che lo scorso dicembre per questo è stato ricevuto dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non accenna passi indietro: «Spettacolo sospeso? Martedì si riparte».

Preoccupato lo è. «L’escalation di segnali comincia a diventare un po’ pesante». Da quando è sceso in campo come candidato indipendente dell’Idv per le regionali. Nei giorni scorsi minacce erano arrivate nella sede cittadina del partito, una telefonata minatoria e, poi, un proiettile lasciato davanti alla porta della sede di via Lepontina. E volantini intimidatori sulle auto parcheggiate nelle vie Petrocchi e Palmanova, vicino alla filiale della banca dove il comitato che lo sostiene ha aperto un conto. «Curioso che mentre la Lombardia celebra Saviano, un lombardo deve andare in Sicilia a cercare l’abbraccio di chi apprezza il nostro lavoro di denuncia», spiega l’attore-giornalista-scrittore. L’altra sera, quando la recita è stata sospesa, l’ha chiamato don Luigi Ciotti. «C’è una grande famiglia che mi sostiene». Ieri, è sceso in campo Pierfrancesco Majorino del Pd: «Cavalli ha tutta la nostra solidarietà— dice . La sua unica colpa? Essere stato tra i primi a credere alla lotta alla mafia in una città in cui le istituzioni sono tante distratte. Venerdì prossimo con Dalla Chiesa, Veltroni saremo in piazza a costruire una mobilitazione antimafia a Milano». Accanto a Cavalli, il quale chiede solo «che non si parli più di coincidenze e che tutti comincino a capire che questi segnali sono pericolosi, perché coloro che li causano si sentono talmente impuniti da non preoccuparsi minimamente delle conseguenze delle loro azioni». Corriere della Sera

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