lunedì 1 febbraio 2010

Ciancimino al processo Mori "Soldi dei boss a Milano 2"

Parla del padre Vito, potente sindaco di Palermo, e dell’amico complice di sempre, Bernardo Provenzano: “Si vedevano spesso – dice - anche a Roma, fra il 1999 e il 2002”. Massimo Ciancimino parla soprattutto degli affari e delle trame del padre: “Era vicino a mafiosi che avevano una grande capacità imprenditoriale, come i fratelli Buscemi e Fraco Bonura. Assieme investirono soldi anche nell’operazione di Milano 2”.

“Provenzano me lo ricordo da bambino – dice Ciancimino junior – io lo conoscevo come il signor Lo Verde, veniva a trovarci spesso nella nostra casa di villeggiatura di Baida, alle porte di Palermo. Solo molto tempo dopo, a fine anni Ottanta, vidi per caso l’i dentikit di un capomafia sulla rivista Epoca, mentre ero al barbiere con mio padre. Era Provenzano, riconobbi l’uomo che veniva a casa mia. Chiesi a mio padre di quell’uomo. Mi rispose: stai attento al signor Lo Verde, da questa situazione non può salvarti nessuno”. Ciancimino junior racconta i segreti del padre Vito, il potente ex sindaco di Palermo condannato per mafia e morto nel 2002: “Il signor Lo Verde – spiega – continuò a venirci a trovare anche quando mio padre era agli arresti domiciliari, nell’a ppartamento di via San Sebastianello, vicino a piazza di Spagna, a Roma. Dal 1999 al 2002. Mi incuriosiva quella situazione. Dissi a mio padre: ma non sono pericolosi questi incontri? Lui mi rispose senza tentennamenti. Disse che Provenzano poteva girare tranquillamente per Roma o in qualsiasi altra città, perché godeva di una sorta di immunità territoriale, basata su un accordo che anche mio padre aveva contribuito a stabilire. Un accordo che sarebbe stato stipulato fra il maggio 1992 e il dicembre dello stesso anno”.

Ciancimino sta rispondendo alle domande dei pubblici ministeri Nino Di Matteo e Antonio Ingroia. Nella prima parte della sua deposizione, iniziata alle 10, sta rievocando l’attività politico-mafiosa del padre. “Aveva creato un vero e proprio sistema – ha detto – suo compito era quello di spartire le tangenti dei grandi lavori pubblici di Palermo fra i politici e fra Cosa nostra, sempre tramite Provenzano”. Per i contatti più delicati, Vito Ciancimino utilizzava una linea telefonica riservata, installata nella sua casa di Palermo. “Spesso – aggiunge il teste – ero incaricato di consegnare buste chiuse a Provenzano”.


“Il rapporto fra mio padre e Provenzano era nato a Corleone – spiega Ciancimino junior - Abitavano nello stesso stabile: di tanto in tanto, mio padre dava lezione di matematica al giovane Bernardo. Molti anni dopo, si stupiva che lo chiamassero il ragioniere. In matematica non era stato mai bravo”.

Ad ascoltare Massimo Ciancimino, nell’aula bunker del processo, c’è il generale Mario Mori, seduto accanto ai suoi legali, gli avvocati Piero Milio ed Enzo Musco. Sugli spalti del pubblico sono presenti numerosi studenti.

La deposizione davanti alla quarta sezione del tribunale si preannuncia lunga. Nei 23 verbali d’interrogatorio di Massimo Ciancimino già depositati dalla Procura in vista dell’udienza di oggi si parla della trattativa che sarebbe avvenuta fra Cosa nostra e l’entourage del generale Mori, nel 1992, durante la stagione delle stragi Falcone e Borsellino. L’accordo avrebbe previsto la cessazione della strategia stragista, in cambio di alcuni benefici per i boss: a mediare il misterioso dialogo sarebbe stato il padre di Massimo, Vito Ciancimino. Secondo la Procura di Palermo, in quei giorni sarebbe nato un vero e proprio patto fra il vertice mafioso e una parte delle istituzioni: ecco perché, secondo i pm, Provenzano avrebbe proseguito indisturbato la sua latitanza (fino all’11 aprile 2006).

Il figlio di Vito Ciancimino continua a rispondere senza tentennamenti alle domande dei pubblici ministeri. Ritorna sugli affari del padre: "Dopo le inchieste e le denunce della commissione antimafia e il caso della sua querela al capo della polizia, mio padre decise di spostare i suoi investimenti lontano da Palermo". Correvano gli anni Settanta. Massimo Ciancimino spiega: "Alcuni suoi amici di allora, Ciarrapico e Caltagirone, ma anche altri costruttori romani gli dissero di investire in Canada dove erano in preparazione le Olimpiadi di Montreal. C'erano dei mutui agevolati per gli investitori stranieri". Con i boss Salvatore e Antonino Bonura, con il costruttore mafioso Franco Bonura sarebbe nato in seguito un altro investimento: "Una grande realizzazione alla periferia di Milano che è stata poi chiamata Milano 2", dice Ciancimino junior. Repubblica.it

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