martedì 12 gennaio 2010

Rotta tregua nel corleonese, ucciso imprenditore


Gli ultimi omicidi di Cosa nostra nella zona, il feudo dei boss corleonesi, risalgono a oltre 10 anni fa. Le vittime portano i nomi di Giuseppe e Giovanna Giammona e del marito Francesco Saporito, uccisi nel '95 dal primogenito di Totò Riina. Giovanni, al suo debutto da killer, e di Giuseppe La Franca e Emanuele Di Maggio, fratello del pentito Balduccio, assassinati nel '97 e nel '98. Una lunga tregua, quella che ha regnato nelle terre di Riina e Bernardo Provenzano, interrotta questo pomeriggio da un delitto che gli inquirenti definiscono di chiara matrice mafiosa. A colpi di fucile è stato ammazzato Nicolò Romeo, 72 anni, imprenditore originario di Altofonte, residente a Palermo, che gestiva, assieme al fratello Salvatore, un grosso mangimificio. I killer l'hanno affiancato mentre stava raggiungendo uno degli stabilimenti della ditta, a bordo della sua jeep.

A distanza ravvicinata hanno fatto fuoco colpendolo al volto, totalmente devastato dai proiettili. Romeo ha sbandato e si è schiantato contro un palo della Telecom. L'auto ha terminato la sua corsa contro il muro di una casa rurale della zona. La tecnica dell'agguato non lascia dubbi sulla «paternità» del delitto. La vittima era incensurata - l'unico precedente a suo carico è relativo a un'omessa denuncia di un'arma e risale al '98 -, ma i nomi di due dei fratelli di Romeo vengono fuori in inchieste di mafia. Pietro fu fatto sparire col metodo della lupara bianca nel 1997. Anche lui lavorava nel mangimificio, l'attività di famiglia. Il nome di Salvatore, invece, compare in uno dei pizzini sequestrati nel covo in cui venne arrestato Provenzano. Nel bigliettino il capomafia Nino Rotolo chiedeva al padrino di Corleone uno sconto sul pizzo che l'imprenditore avrebbe dovuto pagare.
«La ditta in questione - scriveva Rotolo - ha dei silos al vostro paese e lui fa sapere che fino ad ora non aveva avuto mai problemi di richieste di denaro, adesso Mario gli ha chiesto 30.000 euro. E per questo il mio paesano e quindi anch'io vi chiediamo un intervento». Ma l'intercessione non ebbe buon esito e Provenzano, pur ribadendo la sua disponibilità ad aiutare in futuro Romeo, sul «prezzo» non fece sconti. Se sulla mano mafiosa del delitto non ci sono dubbi, diversi sono gli scenari in cui l'omicidio potrebbe collocarsi. Dal pizzo non pagato, a una resa di conti tra le famiglie che controllano la zona. Pietro Romeo, il fratello scomparso della vittima, secondo gli inquirenti, sarebbe stato uomo d'onore della famiglia mafiosa di Altofonte recentemente rimasta priva della sua storica leadership. L'arresto del boss Mimmo Raccuglia ha infatti decapitato la cosca e aperto una nuova corsa al comando. Scenari su cui si interrogano i carabinieri del Gruppo di Monreale, coordinati dal pm della Dda Marzia Sabella, che domani interrogheranno i familiari della vittima (Ansa)

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