sabato 30 gennaio 2010

Le mafie nella distribuzione idrica e nella raccolta dei rifiuti

Il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, denuncia in commissione Antimafia: "La gestione dei rifiuti e dell'acqua in Sicilia è in mano alla mafia". Non era mai avvenuto che il capo del governo regionale rivelasse con tanta nettezza e determinazione la presenza della mafia in settori chiave della società siciliana. Non era mai avvenuto che ci si allontanasse dal cliché mafia e politica, che si uscisse dal seminato della denuncia generica e, tutto sommato, priva di conseguenze.

Che la distribuzione dell’acqua fosse stata gestita dalle cosche in alcune realtà particolarmente colpite dal fenomeno, non è affatto tuttavia una novità; che sulla raccolta dei rifiuti – sia urbani che industriali – ci fossero attenzioni di Cosa nostra è provato da decine di indagini della magistratura.

Da decenni le autobotti private distribuiscono acqua a pagamento in molte zone turistiche d’estate, favorite dalle condotte colabrodo. Un servizio spesso svolto senza controlli sanitari con costi alti per i cittadini costretti a pagare due volte il rifornimento idrico. È noto che alcuni pozzi privati hanno rimediato a croniche carenze idriche. È noto altresì che allacciamenti e le condotte alle reti idriche nell’attraversamento delle campagne vengono “depredate” da torme di abusivi. I furti d’acqua sono stati scoperti dalle forze dell’ordine in più occasioni. È bastato che le polizie eseguissero dei controlli perché si scoprissero allacciamenti abusivi.

Il servizio di raccolta dei rifiuti affidato a privati o a municipalizzate - già prima della nascita degli ATO - subiva le volontà dei boss in molte realtà isolane. Ci sono stati episodi criminosi legati a questa attività ed alla distribuzione privata dell’acqua.

La raccolta di rifiuti tossici e gli scarichi abusivi, spesso causa di disastri ambientali, sono stati “appaltati” a personaggi senza scrupoli che hanno agito grazie a coperture, favori, omissioni. Sia la distribuzione dell’acqua quanto la raccolta dei rifiuti sono diventati, insieme alla gestione delle strutture sanitarie, il nuovo business di alcuni imprenditori vicini alle cosche.

Non è stata resa nota una mappa della Sicilia appaltata alle famiglie di Cosa nostra nei due settori, ma basterebbe mettere insieme i risultati delle inchieste fin qui condotte dalla magistratura e delle indagini delle polizie per farsi un’idea della penetrazione del fenomeno.

La denuncia di Raffaele Lombardo, dunque, non rivela uno scenario nuovo o sconosciuto, ma appare di straordinario rilievo perché rappresenta una rottura netta con il passato. Se il Presidente della Regione è arrivato a queste conclusioni vuol dire che l’esperienza fin qui fatta al vertice della Regione siciliana gli ha fatto toccare con mano questa realtà, non parla per sentito dire. Il suo giudizio, dunque, avrà conseguenze importanti nei settori “inquinati”. Non può essere altrimenti. Alla denuncia in Commissione antimafia potrebbero seguire una indagine sul fenomeno da parte della stessa Commissione e provvedimenti di natura amministrativa.

L’acqua e la raccolta dei rifiuti non possono essere gestiti dalle mafie. Se c’è la certezza che siano i boss a fare da padroni, ma basterebbe il solo sospetto, la Regione non può che smantellare ogni connivenza, collusione, favoreggiamento.

In che modo?

Presumibilmente commissariando gli enti che finora si sono occupati di questi settori. Cambiare uomini non basterà se il fenomeno è radicato, ma costituisce un passo obbligato che pretende una oculata scelta dei nuovi dirigenti.

Nella sua audizione, Lombardo ha ricordato che al fine di sottrarre questi settori tradizionalmente legati al vecchio "sistema" politico-mafioso, ha messo in piedi un apposito assessorato.

La mafia ha avuto una parte nel mancato sviluppo del Mezzogiorno, ha sostenuto Lombardo in Commissione, rappresentando la necessità di colpire "alla radice" il fenomeno mafioso. www.italiainformazioni.com

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