lunedì 16 novembre 2009

Raccuglia, prima notte in cella Il boss: "Non ho niente da dire"

Palermo. "Non ho niente da dire". E' questa la risposta che il boss Domenico Raccuglia ha offerto subito dopo l'arresto al procuratore aggiunto Antonio Ingroia e ai sostituti Roberta Buzzolani e Francesco Del Bene. Quando i magistrati sono entrati nell'ufficio della squadra mobile dove il capomafia era in manette, lui si è subito alzato, ha fatto un cenno rispettoso di saluto, ma ha precisato che non intendeva rispondere ad alcuna domanda. Ha poi sussurrato: "Avete visto in che condizioni vivevo?".

Dopo 13 anni di latitanza, Domenico "Mimmo" Raccuglia ha passato la sua prima notte da arrestato in una camera di sicurezza della squadra mobile di Palermo. Intanto, i poliziotti della Catturandi e del Servizio centrale operativo hanno continuato ad esaminare i pizzini ritrovati ieri pomeriggio, nella palazzina di Calatafimi (Trapani) dove il boss si nascondeva. Assieme ai documenti c'erano 120 mila euro in contanti. All'esame degli inquirenti ci sono anche le due pistole e la mitraglietta di fabbricazione cinese che Raccuglia conservava in uno zainetto, lanciato dalla finestra al momento del blitz. Quelle armi potrebbero avere sparato in uno degli omicidi che negli ultimi mesi hanno insanguinato Partinico e Borgetto, i territori della provincia di Palermo su cui Raccuglia aveva esteso il suo controllo.

"Abbiamo arrestato un capomafia in piena operatività", ha detto il questore di Palermo Alessandro Marangoni alla conferenza stampa convocata ieri in tarda serata: "Questa è l'ennesima delle battaglie vinte, adesso bisogna vincerne altre, in vista della vittoria finale". Nella lista dei cacciatori della Catturandi c'è da qualche tempo anche Gianni Nicchi, il giovane boss che in tre anni di latitanza è già diventato il numero uno a Palermo. Al vertice di Cosa nostra resterebbe però il latitante trapanese Matteo Messina Denaro.


Per chi indaga non è un caso che Raccuglia si nascondesse in provincia di Trapani. "Adesso, speriamo che l'arresto di questo latitante possa indebolire Messina Denaro", commenta Antonio Ingroia. I magistrati contano di ottenere indicazioni importanti dai pizzini sequestrati al boss latitante, soprattutto per ricostruire i nuovi assetti dell'organizzazione mafiosa e gli affari su cui i boss avevano puntato.

Sotto esame i pizzini ritrovati nello zaino del numero due di Cosa nostra
di Salvo Palazzolo

Da una quindicina di giorni gli investigatori erano sulle tracce di Raccuglia. Seguendo alcuni favoreggiatori erano giunti alla palazzina di via del Cabbasino 20, nel centro di Calatafimi. L'immobile, che è di quattro piani, era apparentemente disabitato, ma di tanto in tanto la coppia di proprietari portava bidoncini di acqua o vivande. La svolta è arrivata venerdì sera, quando da una finestra è apparsa l'immagine di un televisore in funzione. I poliziotti avevano sistemato delle telecamere per riprendere ogni angolo della palazzina: ieri, hanno visto entrare la coppia dei proprietari, con un sacchetto. Pochi minuti dopo, marito e moglie sono usciti. E il televisore, al quarto piano della palazzina, è tornato ad accendersi.

In manette, assieme a Raccuglia, sono finiti i proprietari, entrambi incensurati: Benedetto Calamusa, 44 anni, e la moglie Antonia Soresi, di 38. Per loro l'accusa è quella di favoreggiamento.

Raccuglia verrà trasferito oggi in carcere. Deve scontare tre ergastoli, fra cui quello per l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Mario Santo, che Giovanni Brusca voleva ricattare per indurlo alla ritrattazione. Raccuglia fu uno dei carcerieri del bambino.

Repubblica

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