venerdì 27 novembre 2009

IL GIOCO DELLE PARTI


Non ci vogliono sforzi d’intelligenza per capire come la recente decisione governativa, della vendita dei beni confiscati alla mafia, inserita “aumma-aumma” nella finanziaria, sia un grosso regalo del governo ai mafiosi, ma è anche la concreta realizzazione di uno dei punti , credo il nono, del “papello”, ovvero della mostruosa trattativa tra stato e mafia negli anni 90, nel quale si chiedeva, per l’appunto la fine della confisca dei beni mafiosi. Così i conti tornano, sia pure dopo vent’anni: i mafiosi chiedono di bloccare la legge sulla confisca dei loro beni, il governo, con una partita di giro, glieli restituisce. I mafiosi , e in particolare i Graviano, mandano a Berlusconi un pericoloso segnale (“siamo pronti a parlare e a rivelare i nostri accordi, se non ci dai tutto quello che ci hai promesso) , Berlusconi risponde subito con lo scudo fiscale, ovvero il perdono e il condono per i soldi illecitamente guadagnati e imboscati all’estero e con la vendita dei beni confiscati, che, ovviamente ritorneranno ai mafiosi tramite prestanomi ed espedienti sotterranei vari. In tal modo lo stato può anche spremere un altro bel po’ di soldi al Sud, dov’è presente la gran parte dei beni confiscati, e portarli al Nord, verso le sponde dell’amata Padania, come a suo tempo, dopo l’Unità d’Italia, si fece con la vendita dei beni confiscati alla chiesa. Ma anche il gigantesco “condono” che si sta mettendo in atto con l’imminente legge sul processo breve, risolve, non solo le pendenze penali del premier, ma mette fuori un bel po’ di “santi cristiani”, bravi picciotti, imbroglioni, trafficanti di droga, estorsori e altri bei tipi, ingiustamente vessati e perseguitati dai soliti magistrati comunistacci. Dimostrazione tragica del detto: “Per un peccatore si perde una nave”. Pertanto ritengo del tutto sbagliata l’analisi su “La Repubblica” del 27-11 dal titolo “Cosa nostra alla resa dei conti con il Cavaliere”, nella quale si sostiene, in buona sostanza, che il Cavaliere, forse per una sua particolare e improvvisa conversione al rispetto delle leggi, non avrebbe mantenuto i patti con i mafiosi, i quali adesso vogliono fargliela pagare. Minchiate.I mafiosi chiedono ed esigono quello che è stato loro promesso. Nella stessa chiave di lettura sembra inquadrarsi la letterina a Schifiani, con minacce stronze e altre amenità, proprio quando ieri il pentito Gapare Spatuzza aveva parlato di un incontro tra i fratelli Graviano e lo stesso Schifiani. Botta e risposta: secondo gli strateghi l’avvocato Schifiani, Spatuzza mente, e la prova è la lettera di minacce ricevuta, che fa di lui un povero perseguitato e minacciato, altro che un complice. Ormai siamo davanti a professionisti dell’uso dei mezzi d’informazione espertissimi nell’ imbrogliare, depistare, confondere, frastornare chi ascolta o legge, cambiare le carte in tavola. Per fortuna il solito Berlusca qualche giorno fa ha sparato una delle sue minchiate più grosse: “Passerò alla storia come il Presidente del consiglio che ha sconfitto la mafia”. BOOM!!!! .

Salvo Vitale

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