giovedì 19 novembre 2009

Beni confiscati alla mafia in vendita? Da Palermo a Corleone c'è chi dice "no"

I consigli comunali di Corleone e Palermo, insieme, per chiedere di fermare la scelta del governo nazionale di vendere i beni confiscati alle mafie.

L’iniziativa è di due esponenti del Partito Democratico Salvatore Orlando, consigliere comunale a Palermo e Dino Paternostro, consigliere comunale a Corleone, che hanno presentato nelle rispettive assemblee elettive un ordine del giorno con cui si esprime “la forte preoccupazione per l’introduzione di questa norma, che diventerebbe fonte di assoluta incertezza nell’utilizzo dei beni confiscati, ed elemento di indebolimento nella lotta alla criminalità organizzata”.

“Se questa norma entrasse in vigore si esporrebbero i sindaci a possibili pressioni mafiose per non assegnare i beni e metterli in vendita. E – aggiungono - le mafie hanno denaro sporco da ripulire, che utilizzerebbero per rientrare in possesso delle terre, delle case e delle aziende confiscate dalla magistratura e dalle forze dell’ordine”.

Con l’ordine del giorno, si chiede inoltre “al governo e al parlamento di ritirare la norma, che comprometterebbe in maniera rilevante e irreparabile l’impianto legislativo di contrasto alla mafia, che ha nella confisca dei beni, nella loro inalienabilità e nel loro utilizzo per finalità sociali uno degli strumenti più efficaci di lotta alla criminalità organizzata”.

“Nel 1996, proprio da Corleone e da Palermo partì la raccolta di un milione di firme per la legge di iniziativa popolare sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia, che divenne la Legge n. 109/96 – dicono Paternostro e Orlando -. È importante che ancora uan volta queste due città facciano sentire la loro voce”.

“Auspichiamo – concludono i due rappresentanti del PD – che anche negli altri comuni siciliani vi siano iniziative di questo genere, e confidiamo in una ampia convergenza capace di andare oltre le logiche degli schieramenti politici”(www.ulapino.it)

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