martedì 7 luglio 2009

Una tv per la mafia: Cosa Nostra ricattava Berlusconi?

Silvio Berlusconi è stato ricattato da Cosa Nostra? Ieri si è posto la domanda anche "The Independent". Che ha avanzato un'ipotesi: proprio le minacce della mafia avrebbero accelerato l'ingresso di Berlusconi in politica. Ma, a guardare bene il materiale su cui indagano i giudici di Palermo, emerge un'altra ipotesi, più complessa.

Tutto comincia con un sequestro avvenuto nel 2005 nella casa di Massimo Ciancimino, figlio di quel don Vito che tanta parte ebbe nella scalata dei boss di Corleone. Si tratta - come registrano i carabinieri nel verbale - di «un foglio A4, in parte manoscritto, contenente le richieste dell'On. Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti televisive». Finito in un vecchio fascicolo, quel foglio è stato ritrovato dai Pm palermitani Nino Di Matteo e Antonio Ingroia. È un foglio incompleto, strappato nella sua parte iniziale. L’Unità ha potuto vederlo. È possibile leggere il nome del destinatario - «All'onorevole Berlusconi…» - e una frase: «Un invito a Berlusconi ad accogliere le richieste» (...) «altrimenti accadrà un fatto luttuoso». Secondo gli investigatori la missiva proveniva dal cuore di Cosa nostra e Vito Ciancimino era il tramite attraverso il quale farla arrivare a Berlusconi. Ma quando? Prima del suo ingresso in politica, si è ipotizzato in queste ultime settimane. In realtà l'intestazione - «All'onorevole Berlusconi» - fa pensare che la lettera sia successiva alla discesa in campo. Ovvio. In effetti questo aspetto non è stato rilevato perché si è ritenuto che la dicitura fosse contenuta solo nel verbale dei carabinieri (redatto quanto appunto Berlusconi era onorevole). Invece, ed è questa la novità, compare anche nel documento originale.

La nuova datazione pone molti problemi. Prima di tutto: in che modo la mafia credeva di poter ricattare il premier o, a seconda del momento in cui la minaccia fu scritta, il capo dell'opposizione? Una risposta precisa è impossibile. Ma si sa che, prima di scendere in politica, Berlusconi aveva avuto a che fare con Cosa Nostra. Non solo per la nota vicenda di Vittorio Mangano, lo "stalliere" che, addirittura, visse per qualche tempo nella sua casa. Ci sono stati altri episodi. Per esempio, da uno dei libri mastri della mafia sequestrati nella metà degli anni Novanta emerge che due volte l'anno Mediaset corrispondeva un «regalo» alla famiglia mafiosa nel cui territorio ricadevano alcune delle antenne Mediaset.
Ma la lettera di cui ci stiamo occupando non parla di denaro. Parla di «mettere a disposizione» una delle tv. Per fare cosa? Una campagna di stampa contro il carcere duro, contro i pentiti, contro i magistrati. E attraverso quali volti televisivi un'operazione simile può essere portata avanti? Per avviare un ragionamento bisogna tornare indietro nel tempo. Alla «svolta» del 14 ottobre del 1994, per esempio. Non erano passati due anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio e, fino a quel momento, le reti Mediaset e i giornali del gruppo Mondadori avevano sempre sostenuto l'opera del pool antimafia e anche la divulgazione di quel lavoro attraverso libri e fiction. Quel giorno da a Mosca Berlusconi, premier da sette mesi, disse: «Speriamo di non fare più queste cose sulla mafia, perché questo è stato un disastro che abbiamo combinato insieme in giro per il mondo. Dalla “Piovra” in giù. Non ce ne siamo resi conto, ma tutto questo ha dato del nostro paese un'immagine veramente negativa. Quanti sono gli italiani mafiosi? Noi non vogliamo che un centinaio di persone diano un'immagine negativa nel mondo».
A stretto giro di posta arrivò la risposta da un carcere. «E' vero ha ragione il presidente Berlusconi, queste cose sono invenzioni… Ma quale mafia, quale piovra, sono romanzi…Andreotti è un tragediato come sono tragediato io. E Carnevale più tragediato ancora. Questi pentiti accusano perché sono pagati, prendono soldi». A parlare era Salvatore Riina.

Tornando al misterioso documento «All’onorevole Berlusconi» è oggi impossibile fare ipotesi precise su dove Cosa Nostra volesse arrivare. Né si hanno elementi per capire se i propositi estorsivi di quella lettera siano stati messi in atto o se siano rimasti circoscritti alle fantasie dei boss. Ma il documento un aspetto lo chiarisce: Cosa Nostra, chiusa la fase delle stragi, decise di cambiare strategia, di agire sulla pubblica opinione con l'obiettivo di “alleggerire” il 41 bis. Fu allora che nacque, dentro l’associazione criminale, una sorta di «ufficio relazioni esterne» che, nel suo programma di lavoro, inserì la conquista di una delle reti dell'attuale presidente del Consiglio.
L’inchiesta di Nicola Biondo www.unita.it
07 luglio 2009

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