lunedì 23 marzo 2009

Riciclaggio, interrogato a Bologna Ciancimino jr

I giudici della Corte d'appello di Palermo interrogano a Bologna Massimo Ciancimino, imprenditore figlio dell'ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, imputato di tentata estorsione, riciclaggio e fittizia intestazione di beni. In primo grado, Ciancimino è stato condannato a 5 anni e 8 mesi. A Bologna, sta ricostruendo gli intrecci finanziari di alcune società in cui suo padre Vito avrebbe investito denaro

Massimo Ciancimino interrogato stamani dal Pg Angela Tardio ha ricostruito ai giudici della corte d'appello di Palermo la composizione della società del Gas che è stata poi venduta a imprenditori spagnoli. Proprio su questa compagine si basa gran parte dell'inchiesta per riciclaggio. L'imputato ha collocato i soldi investiti dal padre, Vito Ciancimino, nella quota riferita alla famiglia Brancato, che in questo processo si è costituita parte civile.

Ciancimino junior ha sottolineato al pg che l'interlocutore del padre in questi investimenti "occulti" erano proprio di Brancato. Dalle domande dell'accusa è emerso che la società avrebbe avuto, dopo la vendita agli spagnoli, una disponibilità di cassa con tre milioni di euro in contanti. Secondo Ciancimino un milione e mezzo sarebbe stato consegnato all'avvocato Gianni Lapis, anche lui imputato in questo processo, e un altro milione e mezzo alla signora Brancato. Alla domanda del pg per conoscere a cosa sarebbero servite queste somme, Massimo Ciancimino non ha voluto rispondere, facendo intendere che vi sono indagini in corso da parte della procura.

In apertura dell'udienza il pg ha prodotto ai giudici nuovi verbali di interrogatorio di Lapis e dell'avvocatessa Giovanna Livreri resi entrambi nelle scorse settimane ai pm di Palermo. Il processo in primo grado si era chiuso il 10 marzo 2007 con la condanna di Massimo Ciancimino a 5 anni e 8 mesi per riciclaggio, intestazione fittizia di beni e tentata estorsione, inoltre Gianni Lapis e l'avvocato Giorgio Ghiron, (5 anni e 4 mesi inflitti aentrambi), e alla madre di Ciancimino, Epifania Scardina, condannata a 1 anno e 4 mesi. Per l'accusa il tributarista e l'avvocato erano incaricati di gestire illecitamente per conto di Massimo Ciancimino l'immenso "tesoro" di suo padre don Vito, morto nel 2002.

(23 marzo 2009)www.palermo.repubblica.it

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