venerdì 20 marzo 2009

L’oro di Casal di Principe In ventimila da tutta Italia marciano nel nome di Don Peppino Diana


«Qui non comandano loro, questa è la nostra terra e noi vogliamo essere liberi di viverci. Perché noi ci siamo e non abbiamo intenzione di stare più in silenzio”. Queste parole sono di una studentessa di Aversa che stamattina insieme ai suoi compagni di classe a Casal di Principe teneva stretto a se uno striscione che recitava “perché la mafia abbia altri colori combattiamo l’oscurità della Camorra”.

In ventimila oggi da tutta Italia a Casal di Principe per ricordare Don Peppino Diana ucciso dalla camorra il 19 marzo del 1994. Quindici anni dopo il suo assassinio scout, associazioni, scuole e cittadini si sono dati appuntamento allo stadio comunale del paese per marciare, stretti gli uni agli altri, fra le strade di un territorio che per molti non c’è.

Sono arrivati dalla Sicilia, dal Veneto, dalla Puglia e dal Piemonte. Molti di loro hanno viaggiato una notte intera per essere qui oggi a Casal di Principe, un luogo che sino ad oggi avevano visto solo in Tv attraverso quell’immagine che è rimasta per tutti un simbolo: un cartello che indica Casal di Principe segnato dai fori di numerosi proiettili. A ricordare che qui siamo in un territorio in guerra.

“Siamo qui perché non vogliamo stare in silenzio – commenta un ragazzo del gruppo scout di Taranto - Don Peppino Diana è un prete che ci ha accompagnato in questo cammino e ci accompagna ancora e noi scout portiamo avanti il suo insegnamento”.

Scelgono la parola e rifiutano il silenzio. Lo fanno con il linguaggio dei giovani, lo stesso che condividevano con Don Diana. Invadono pacificamente Casal di Principe, attraversando il paese che un po’ incredulo li sta a guardare dalle finestre e dai balconi di case e attività commerciali. Si ferma tutto per un giorno ed è il giorno più lungo a Casal di Principe quello in cui ai giovani campani e del resto d’Italia è lasciata la libertà di vivere in pieno il proprio territorio nel nome di un uomo che manca a questa terra come ai suoi cittadini manca la libertà.

E fra i ragazzi/e campani si fa strada la sensazione che forse da oggi saranno un po’ meno soli. Questo anniversario, per chi oggi era li dentro le vie del paese, ricorda a tratti gli anni del post- stragi nella Palermo di Falcone e Borsellino. E non è un caso se dai balconi delle case scendono mossi dal vento lenzuola bianche. Simbolo di devozione da queste parti - certo - ma soprattutto simbolo di reazione da quando comparvero nel capoluogo palermitano contro Cosa nostra. Lenzuoli che 15 anni fa salutarono il prete che aveva osato sfidare il clan dei Casalesi a viso aperto.

“L’impegno di Don Diana è un seme che sta dando, anno dopo anno, i suoi frutti – dichiara Valerio Taglione di Libera Caserta e Comitato Don Peppe Diana – quest’anno il ricordo si trasforma in un impegno concreto. Questi ragazzi arrivati qui oggi da tutta Italia. La cooperativa che nasce oggi per produrre mozzarelle su un bene confiscato anche. Ma soprattutto – conclude Taglione- i casalesi che questa volta ci sono. La partecipazione per questo 19 marzo è stata un segnale importante per il territorio: oggi ci saranno portoni aperti, lenzuola alle finestre, cucina locale come le zeppole, ad accogliere tutti voi”.

Il corteo si apre in un grande abbraccio al prete che tanti anni fa la camorra decise di mettere a tacere perché era scomodo, perché aveva paura delle sue parole e della forza dei giovani che l’avrebbero potuto seguire nella sua battaglia per i diritti e la libertà. Le stesse che rilancia oggi Don Luigi Ciotti ricordando ai ragazzi che la speranza da oggi qui a Casal di Principe si chiama coraggio, impegno, legalità e giustizia.

Casal di Principe, oggi attraversata da questo fiume in piena che unisce memoria e impegno, domani dovrà fare i conti un pensiero nuovo. In questo luogo dove il nome di un popolo è stato troppo spesso associato a quello di un clan lentamente si riscopre che da queste parti la vera ricchezza non è quella dell’impero economico, politico e finanziario dei clan ma la forza e l’intelligenza dei suoi giovajavascript:void(0)ni. Questo è da oggi l'oro di Casal di Principe.

Norma Ferrara www.liberainformazione.org

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