lunedì 12 gennaio 2009

La mia Corleone


Corleone è un paese di circa 11.000 abitanti che dista una cinquantina di Km da Palermo. Un paese che è famoso in tutto il mondo per essere stato il simbolo della mafia. Un paese che per mezzo secolo è stato protagonista di due guerre di mafia, una tra i corleonesi, quando prese il potere Luciano Liggio contro il Dott. Michele Navarra, e l’altra tra i corleonesi e la vecchia mafia palermitana, per poi essere protagonisti dell’attacco allo Stato Italiano con gli attentati ai giudici Falcone e Borsellino e altri in varie parti d’Italia. Protagonista perché i corleonesi, quindi nati in questo paese, sono riusciti a scalare il governo di Cosa Nostra. Luciano Liggio, Totò Riina, Leoluca Bagarella e Bernardo Provenzano sono i corleonesi !!! Nomi pesanti che hanno diretto l’organizzazione criminale più potente non solo dell’Italia ma del mondo. La mafia che ha avuto non solo il controllo del territorio in Sicilia, ma che aveva anche collaborazioni con altre organizzazioni criminali internazionali, come quelle per il traffico di droga, di armi e poi l’antico sodalizio con la mafia americana. Ma se questa è la realtà i media hanno fatto il resto, idealizzando il concetto che Corleone è simbolo di mafia, dai Tg martellanti e a senso unico nel mostrare la Corleone omertosa al film più conosciuto al mondo che è “Il Padrino” di Francis Ford Coppola. Ma nella realtà cosa è Corleone? Corleone oggi è un paese “tranquillo” cioè un paesino della Sicilia dove ancora oggi, si, c’è la presenza della mafia, dove tutti sanno chi è il mafioso e loro sanno chi sei tu; ma Corleone non è solo mafia, c’è la Corleone dei giovani che lavorano nei terreni confiscati alla mafia, c’è una Corleone dell’associazionismo dove i giovani si incontrano per fare danza come la NAG, per suonare come Banda Musicale, per fare teatro con due compagnie teatrali, per fare palestra o perché no come noi di Dialogos per scrivere e fare informazione. Poi c’è la Corleone di chi ha ancora il ricordo della mafia che sparava, quando ogni sera non si usciva dopo le 18:00 perché c’èra una sparatoria con morti ammazzati. L a maggior parte dei corleonesi, quelli semplici, il popolo, non è colluso con la mafia, non ha niente a che fare con loro, si alzano la mattina presto per lavorare ecc… ma sono solo sicuramente indifferenti, cioè si fanno i fatti loro. Ma una nuova generazione di adolescenti ha più coraggio nati negli anni 90, i quali non hanno conosciuto quei fatti tragici e sono cresciuti con l’esperienza dei terreni confiscati alla mafia e con percorsi di legalità. Certamente ancora ci sono i giovani che si fanno ipnotizzare dalla mafiosità. Infine c’è un pezzo della città che porta ossequio ai mafiosi e ancora sono davvero tanti. Questa è la Corleone, un paese come i tanti della Sicilia anzi più speciale, con un popolo accogliente, caldo, ma che per troppi anni ha dovuto saper convivere con la mafia e tutto ciò che comporta. Penso che oggi Corleone però ha saputo dimostrare che ci può essere riscatto. Insomma io credo che in tutte le cose non c’è il nero e il bianco ma ci sono infinite sfumature di colori e per capire un fenomeno bisogna conoscere questa scala di colori.

Giuseppe Crapisi

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