domenica 28 dicembre 2008

Intimidazione al giudice dei Lo Piccolo

Il magistrato "Lavoro serenamente non mi lascio impressionare"

Sesta intimidazione nei confronti di un magistrato che lavora a Palermo. Ieri, nel mirino è finito il presidente della terza sezione penale del Tribunale Raimondo Loforti. Un´auto, poi risultata rubata, ieri pomeriggio è stata rinvenuta davanti al portone dell´abitazione del magistrato con i fili dell´accensione scoperti. Un chiaro segno intimidatorio. A fare la scoperta, il custode dello stabile dove abita il giudice, nei pressi del Tennis club 2 di via Resuttana, che ha chiamato subito i carabinieri. Sul posto è arrivata una squadra di artificieri. Raimondo Loforti che da anni è impegnato in processi di mafia celebrati anche a Caltanissetta, dal marzo scorso presiede il collegio giudicante nel processo "Occidente", in cui ci sono dieci imputati di reati che vanno dall´associazione mafiosa all´estorsione e al riciclaggio. Tra questi, anche il boss Salvatore Lo Piccolo.
Nel dibattimento si sono costituiti parte civile una serie di associazioni ed enti: fra gli altri la Provincia di Palermo, Addiopizzo e i Comuni di Carini e Terrasini e fra i testimoni ci sono tre collaboratori di giustizia che hanno messo in ginocchio con le loro dichiarazioni Cosa nostra: Gaspare Pulizzi, Francesco Franzese e Antonino Nuccio, tutti ex fedelissimi di Lo Piccolo. Tra gli altri imputati anche l´imprenditore Lorenzo Altadonna, Francesco Biondo, Salvatore Biondo detto il Lungo, Vincenzo Collesano, Vincenzo Curulli, Antonio Cusimano, Antonino Conigliaro (nato nel 1934), Antonino De Luca e Giorgio Iaquinoto.
Il presidente Loforti, che da tempo ha avuto assegnata la tutela della Finanza, ieri è stato bloccato in Tribunale fino alla fine delle operazioni degli artificieri. Solo dopo l´ok da parte dei carabinieri, che hanno chiuso il tratto di strada e hanno analizzato e poi posto sotto sequestro la vettura, il presidente Loforti ha potuto fare rientro a casa. «Ogni giorno svolgo il mio lavoro con estrema serenità - ha commentato il magistrato, che nega di avere mai ricevuto intimidazioni in passato - e quindi non posso farmi impressionare da questi episodi. Oltretutto sono fatalista». Il 7 gennaio, al termine delle vacanze di Natale, è fissata la ripresa del processo "Occidente".
Con quella di ieri le intimidazioni ai danni di magistrati salgono a quota sei. Un mese fa l´ultimo episodio ha visto protagonista il sostituto procuratore Laura Vaccaro (che non ha alcuna scorta) la quale ha ricevuto pesanti minacce telefoniche. Non è la prima volta per lei. Nelle settimane precedenti altri quattro magistrati erano già stati oggetto di strane incursioni. Prima, il giudice Giacomo Montalbano, poi i sostituti procuratori Nino Di Matteo e Roberto Piscitello, quindi il gip Fabio Licata. E proprio qualche giorno addietro l´Associazione nazionale magistrati aveva lanciato un allarme: «Parafrasando una famosa frase latina, ripresa durante una tristemente nota omelia dal compianto cardinale Pappalardo, ancora una volta dobbiamo constatare che mentre a Roma si discute, in Sicilia qualcuno si dà da fare». A fine settembre, i carabinieri della scorta di Nino Di Matteo stavano quasi raggiungendo l´uomo sorpreso nel giardino di casa del magistrato, a Bagheria. Era una domenica sera: prima di scomparire fra i cespugli ha lanciato in aria un razzo di segnalazione. I carabinieri non sono riusciti ad andare oltre: in casi di emergenza hanno la consegna esclusiva di proteggere il magistrato.

Romina Marceca "L'espresso"


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