lunedì 1 dicembre 2008

Il Futuro ha una memoria antica Una mostra ed un convegno sulla crisi dell'associazionismo migratorio

Due eventi a Palermo sull'emigrazione siciliana nel mondo, che in 120 anni ha portato milioni di abitanti dell'Isola a uscirne fuori, in cerca di un futuro più dignitoso.
Il primo, una mostra fotografica (ma non solo di fotografie), che è stata inaugurata in via Torremuzza, nell'ex Chiesa di Santa Maria dei Crociferi, quartiere Kalsa, si intitola: “Siciliam Crossings to America and the derived Communities.” Curata dal prof. Marcello Saija, che dirige la rete dei Musei siciliani dell'emigrazione, la mostra racconta cause, modalità e protagonisti della “diaspora” dei siciliani in America, dal 1880 in poi. Particolarmente documentata la tendenza degli espatriati a costituire, nei luoghi di arrivo, associazioni a base etnica, “società di mutuo soccorso” per favorire l'integrazione sociale e dare gli strumenti per affrontare nuove lingue, nuove leggi, nuovi costumi. I pannelli sono reduci dalle esposizioni di New York, Boston, Newark, Miami, Norwich e Ragusa e consentono di avere un quadro quanto più completo del fenomeno, finora conosciuto solo per alcuni aspetti più o meno drammatici, ma, mai con un ritratto così ricco di dettagli e casi di studio.
Il 28 e 29 novembre a Palazzo dei Normanni, rappresentati delle istituzioni regionali e delle comunità di emigrati in Usa, Canada, Argentina, storici e psicologi si sono riuniti nel convegno “Memorie del futuro”, per fare il punto sullo stato dell'associazionismo siciliano nel mondo. Ormai, ci sono in tutti i continenti emigrati di terza e quarta generazione, e non sempre i “vecchi” hanno saputo o potuto trasmettere ai giovani il testimone del retaggio siciliano, per molti “nipoti” totalmente sconosciuto o solo un inutile ostacolo alla piena assimilazione, in società molto diverse e multietniche. E' sempre più difficile conciliare la lingua e la cultura italiane con la lingua e la cultura del paese “di arrivo”. Gli organizzatori hanno, quindi, apertamente parlato di crisi dei rapporti associativi e delle relazioni tra Sicilia e comunità siciliane, nei paesi di immigrazione fuori dalla Comunità Europea. Come affrontare tale situazione è stato il tema in discussione. L'ANFE (Associazione nazionale famiglie emigrati) ha presentato una proposta di legge, alla Regione Siciliana, sul tema delle associazioni di emigrati, che rilanci, tra i giovani figli dei nostri emigrati, i legami con la terra di origine. Dovrebbe essere interesse della nostra isola rinsaldare i rapporti non solo sul piano culturale ma anche su quello turistico ed economico. Ci sarà, in chi ci governa, questa volontà politica, oltre la retorica dell'amore per i “fratelli emigrati nel mondo”?


Santo Lombino

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