martedì 9 settembre 2008

Cittadinanza e Costituzione: Come e per chi?


I provvedimenti, presi durante la scorsa estate dal governo nazionale, in materia di pubblica istruzione, hanno suscitato ampie discussioni. Tralasciando le altre iniziative, vorrei indirizzare l’attenzione di chi legge verso una che può avere interessanti sviluppi, dal punto di vista di chi opera nel campo della formazione dei ragazzi e dei giovani: mi riferisco alla annunciata introduzione della disciplina denominata “Cittadinanza e costituzione”. Il sito del Ministero dell’Istruzione, in un laconico comunicato, informa che tale insegnamento-apprendimento si occuperà della “diffusione della cultura della cittadinanza e della conoscenza delle Istituzioni tra i giovani”. Probabilmente nel nuovo contenitore si inserirebbero alcune “educazioni” sinora oggetto di progetti di vario genere, spesso extracurricolare, nelle scuole italiane: educazione all’ambiente, educazione stradale ed educazione sessuale.
A ben riflettere, una materia del genere c’era già nel curriculum della scuola italiana, ed era chiamata “Educazione civica”. Qualcuno ricorderà che era la sorella minore della storia ed era ricavata dai ritagli di tempo di quest’ultima. Da un certo momento in poi, se ne sono perse le tracce, salvo a ricomparire qualche anno fa come “Educazione alla convivenza civile”, intesa come insegnamento trasversale che doveva riguardare tutte le discipline, ciascuna della quali era chiamata a fornire il suo contributo specifico alla formazione generale dell’alunna/o. Tale condizione poteva dare frutti ambivalenti: mentre apriva ampi spazi a chi volesse effettivamente farne oggetto di attenzione in classe, la esponeva nello stesso tempo a diventare un optional che l’insegnante poteva anche trascurare senza che grandi conseguenze ne venissero. Per la verità una circolare ministeriale successiva alle stragi del 1992 aveva dato legittimazione e spazio alla “Educazione alla legalità” che veniva declinata molto spesso come educazione a comportamenti rispettosi di sé, degli altri, dell’ambiente, della legge e contemporaneamente come approfondimento storico dei fenomeni di illegalità come mafia, ‘ndrangheta, ecc. A tale proposito, c’era stato nei mesi scorsi un annuncio da parte di qualche Assessore regionale ai beni culturali, della volontà di introdurre nella legislazione regionale, che si ritiene possa intervenire almeno in parte nella definizione di una porzione del curriculum scolastico (una sorta di “federalismo scolastico” consentito dall’autonomia degli istituti e dalla modifica alle competenze regionali), della nuova materia denominata appunto “educazione alla legalità”. Con ottimi argomenti, è intervenuto su tale proposta il prof.Giovanni Fiandaca sulle pagine di “Repubblica”, edizione di Palermo. Quest’ultimo ha fatto notare che l’attrazione che tale educazione avrebbe esercitato sui giovani sarebbe stata assai discutibile, tanto da far ipotizzare un ulteriore loro allontanamento dall’impegno civile : questo esito avrebbe potuto avere, secondo lo studioso, un’attenzione alla legalità intesa come rispetto solamente “formale” del dettato delle leggi. In alternativa si proponeva di istituire una “educazione alla cittadinanza” che fosse attenta ai comportamenti concreti del cittadino, ai suoi diritti ed ai suoi doveri nei confronti degli altri, alla vita quotidiana, nella quale individuare mali e disvalori apparentemente secondari ma in realtà forieri di ben altre e profonde conseguenze come il clientelismo, il nepotismo, le raccomandazioni, lo scambio del voto, il mancato rispetto per le “cose di tutti” spesso scambiate per “cose di nessuno”, etc.
Prendo spunto da queste ultime proposte per dire che ritengo molto utile alle nuove generazioni che si introduca, con dignità e non con funzioni da Cenerentola, l’educazione alla cittadinanza e la conoscenza del contenuto e delle origini della Carta Costituzionale. Occorre però stare attenti a non suscitare noia e distanza, esaminando fattispecie della vita di ogni giorno, partendo dall’esperienza dei ragazzi e delle loro famiglie, collegando lo studio con la pratica effettiva della democrazia e considerando gli alunni come cittadini di oggi e non solo di domani. Va colta quindi ogni occasione per sviluppare e consolidare le pratiche di partecipazione attiva alle scelte comuni e non fare del dettato delle leggi solo distaccato oggetto di studio. A tale proposito negli anni scorsi si sono realizzate, in molte scuole elementari e medie inferiori, soprattutto nei piccoli centri, esperienze di “Consiglio comunale dei ragazzi”, con l’elezione diretta delle cariche di sindaco, etc. e in alcuni casi con l’organizzazione di attività economiche come piccole cooperative. Si potrebbero incentivare, coordinare, estendere tali iniziative e vedere come arrivare a renderle sempre più utili.
La cosa che più mi ha colpito è che la nuova disciplina riguardi la scuola primaria e non le scuole secondarie di secondo grado, i cui giovami, secondo me, potrebbero trarre grande giovamento da una riflessione sui comportamenti civici. Soprattutto in questa fase di “crisi dei valori”, di estraneità alla vita politica, di fenomeni come bullismo, violenza nello sport, stupri di branco verso le coetanee, stragi del sabato sera, abuso di alcolici e sostanze stupefacenti...
Non riesco a capire come la nuova ministra pensi di escludere proprio quei giovani che, per la loro età, potrebbero più facilmente e con maggiore profitto mettere in pratica le indicazioni di una formazione alla cittadinanza ed al rispetto della Costituzione. Mistero del ministero.

Santo Lombino

2 commenti:

alfonso ha detto...

“Cari ragazzi, da oggi, grazie alla nostra eccezionale ministra dell’Istruzione (un bell’applauso all’on. prof. Mariastella Gelmini e all'amato presidente Berlusconi!) cominceremo a studiare la Costituzione della nostra Repubblica nata dalla Resistenza, approvata 60 anni fa dai nostri Padri Costituenti. Ve la racconto in poche parole, poi la esamineremo articolo per articolo.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e garantisce il dovere della solidarietà. La sovranità appartiene al popolo, dunque nessuno può eleggersi da solo. Tutti i cittadini sono eguali dinanzi alla legge, senza distinzioni di sesso, razza, religione, idee politiche, condizioni personali o sociali: sia bianchi, sia neri, più o meno ricchi o potenti che siano. Se uno viola la legge, ne risponde alla Giustizia, foss'anche il capo del Governo. La Repubblica è una e indivisibile, dunque niente Padanie o separatismi o secessioni. Promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca, perché l’arte e la scienza sono libere. Lo Stato e la Chiesa sono indipendenti e sovrani. Dunque il Vaticano non può dare ordini al Governo o al Parlamento. La scuola privata è autorizzata, ma senza oneri per lo Stato. Lo straniero che viene da paesi dittatoriali ha diritto di asilo. L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa ad altri popoli e di risoluzione delle controversie internazionali: per dire, non possiamo attaccare altri stati sovrani, tipo Serbia, Irak o Afghanistan. La bandiera è il tricolore e tutti devono rispettarla, a cominciare dai ministri.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero e la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, nemmeno quando pubblica verbali o intercettazioni. Il lavoratore ha diritto a un salario proporzionato al lavoro che fa e sufficiente ad assicurare a sé e famiglia un’esistenza libera e dignitosa. Ergo, niente precariato. Tutti i cittadini devono pagare le tasse per concorrere alle spese pubbliche in proporzione ai loro redditi. Chi ricopre funzioni pubbliche ha il dovere di adempierle con disciplina e onore (il che esclude imputati, condannati e anche prescritti: alla prescrizione si rinuncia per farsi assolvere nel merito, altrimenti dimissioni). Ogni parlamentare rappresenta l'intera Nazione senza vincolo di mandato. Il Presidente della Repubblica rappresenta l'unità nazionale e giura al Parlamento fedeltà alla Repubblica e alla Costituzione: quindi non può firmare leggi incostituzionali. E' lui che nomina il Presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri. Dunque se un ministro fa pena o è imputato o non è degno della carica, la responsabilità è anzitutto del Quirinale. Il Presidente del Consiglio e i ministri sono sottoposti, per i reati commessi nell'esercizio delle loro funzioni, alla Giustizia ordinaria: cioè devono essere processati come gli altri cittadini. La Pubblica amministrazione deve ispirarsi al principio di imparzialità, perciò vi si può accedere solo per concorso pubblico. Vietate le lottizzazioni, i favoritismi e soprattutto i conflitti d’interessi, perchè i pubblici dipendenti sono al servizio esclusivo della Nazione.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge: non al Governo o al Parlamento. Sono inamovibili. E si distinguono fra loro solo per diversità di funzioni: una sola carriera, inseparabile. Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale (che dunque è obbligatoria, non discrezionale). E gode delle garanzie stabilite dall’ordinamento giudiziario, che è unico per tutti i magistrati. La magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Si autogoverna attraverso il Csm: oltre al capo dello Stato che lo presiede e al primo presidente e al procuratore generale della Cassazione, gli altri membri sono eletti per due terzi dai magistrati e per un terzo dal Parlamento. I processi devono avere una ragionevole durata. Le leggi incostituzionali vengono cancellate ipso facto dalla Corte costituzionale, che è lì apposta. La Costituzione non può essere modificata con leggi ordinarie, ma solo con leggi costituzionali, approvate due volte da ciascuna Camera e, se non ottengono i due terzi dei voti, sono sottoposte al referendum popolare confermativo. Dimenticavo: è vietato riorganizzare in qualsiasi forma il disciolto partito fascista… Tutto chiaro, ragazzi? Domande?”.

Voce dal fondo dell’aula: “Scusi, prof, ma di quale paese sta parlando? Perché per un attimo ho avuto l’impressione che si riferisse all’Italia. Nel qual caso, mi scusi, ma non è che niente niente ci stava prendendo un tantino per il culo?”.

Stranistranieri ha detto...

Già, chissà per quale recondito motivo, la ministra avrà pensato solo alla scuola elementere. Forse perchè la scuola elementare abbraccia il periodo dell'infanzia e quindi del gioco e del prendere le cose così...Niente di serio insomma.