venerdì 4 luglio 2008

Il Giudice Caponnetto rivive a Corleone nell’ostello della coop. Lavoro e non solo


Ci sono segni che rimangono per lungo tempo e credo che quello che si è svolto il tre luglio 2008 a Corleone è uno di questi. Infatti, la cooperativa Lavoro e non solo ha voluto intitolare al Giudice Caponnetto l’ostello che ha avuto assegnato lo scorso anno dal Consorzio Sviluppo e legalità, che è stato confiscato alla famiglia Grizzaffi. Le parole del Giudice Caponnetto saranno lette da tutti i corleonesi che passeranno da Via F. Crispi come simbolo del riscatto. L’intitolazione si è svolta proprio nell’immobile dov’erano presenti i ragazzi volontari che stavano svolgendo il primo campo del progetto Liberarci dalle spine 2008. Per questo importante giorno è venuta dalla Toscana proprio la moglie del Giudice Caponnetto, Elisabetta, insieme a Salvatore Calleri della Fondazione Caponnetto. Dopo il saluto del Presidente della Cooperativa Lavoro e non solo, Calogero Parisi, la signora Caponnetto ha raccontato la vita del marito. Ha detto che quando decise di venire a Palermo lo ha scoperto per radio e che in quegli anni si vedevano pochissime volte, perché lei rimase in Toscana. Molti magistrati erano rimasti uccisi allora gli venne l’idea di creare il cd pull antimafia. Dopo la strage di Borsellino ha ricordato che il giudice Caponnetto disse che tutto era finito e si risvegliò solo ai funerali quando la gente gridò “Caponnetto non ci lasciare”. Ha ricordato che il giudice Caponnetto rimase amareggiato quando nel 2001 furono approvate molte leggi come quella sul falso in bilancio, mentre un ministro diceva che bisognava convivere con la mafia e sembrasse che non pagare le tasse era morale. La signora Caponnetto si è rivolta ai giovani volontari e ha detto loro di difendere la loro dignità perché il passaggio dalla legalità all’illegalità è minimo. Una lunga strada ci attende ma dobbiamo percorrerla tutti insieme mano nella mano. Dopo di lei hanno dato il loro saluto Di Giorolamo Presidente del Consorzio Sviluppo e Legalità, il Sindaco di Corleone Iannazzo e il Sindaco di Gela Crocetta. Importante l’intervento di Maurizio Pascucci dell’Arci Toscana che ha sottolineato l’importanza del progetto Liberarci dalle spine ed ha spiegato come è venuto loro in mente di intitolare l’ostello al giudice Caponnetto. L’ostello servirà per accogliere i giovani volontari che vengono a Corleone per dare una mano ai soci della cooperativa Lavoro e non solo, ma vuole diventare centro di aggregazione giovanile per i corleonesi. Alla fine un bel brindisi con il vino ghiacciato della cooperativa; poi siamo scesi all’entrata dell’immobile per scoprire la targa con l’intitolazione e con su scritto una frase di Caponnetto, che tutti i corleonesi potranno leggere passando da li: “Ragazzi, godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova resistenza, la resistenza dei valori, la resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare e di agire da uomini liberi e consapevoli”.

Giuseppe Crapisi

2 commenti:

alfonso ha detto...

Quando i blog scomodi commettono reato di informazione


Se cercate sul Web www.accadeinsicilia.net spunta una pagina bianca con la scritta «Sito in allestimento. Se state cercando il sito di Carlo Ruta visitate www.leinchieste.com».
E’ stato oscurato oltre quattro anni fa - come si usa in Cina - il blog AccaddeInSicilia.net e da allora l’americano che ne ha comprato il dominio non ne ha ancora fatto nulla. Ma, come si confà alle regole di scambio della Rete, offre il link al nuovo sito del suo ex proprietario, lo storico siciliano Carlo Ruta, 55 anni, giornalista e saggista, vittima di una vicenda kafkiana che lo ha costretto a migrare tutto il suo lavoro di documentazione su www.leinchieste.com: aperto con gli stessi contenuti del sito oscurato (dalle indagini sull’omicidio del giornalista Giovanni Spampinato alla strage di Portella della Ginestra fino agli affari anomali della Banca Agricola Popolare di Ragusa per citare le più gettonate). Registrato - miracoli della Rete - non più in Sicilia, bensì in salvo su un server americano.

Ovvio che chi lo voleva chiudere non si è ritenuto soddisfatto. Così è arrivata prima una condanna per diffamazione a sette mesi di carcere in primo grado e lo scorso 8 maggio il Tribunale di Modica lo ha condannato per il reato di «stampa clandestina». E’ esplosa la protesta dei blogger.

La prima volta
«E’ la prima volta in Europa che un blogger viene condannato per stampa clandestina, un reato penale, retaggio del fascismo, che punisce con la reclusione fino a due anni o con la multa fino a euro 250 “chiunque intraprenda la pubblicazione di un giornale o altro periodico senza che sia stata eseguita la registrazione prescritta dall’art.5”. Ricevo solidarietà perchè tutti i blog sono a rischio» commenta Ruta, che è da anni oggetto di minacce mafiose. Lui e la sua famiglia: una moglie redattrice in una casa editrice locale «molto preoccupata, ma non mi ha detto mai di smettere» e due figli adolescenti cresciuti nel «cono d’ombra», come lo chiama Ruta, abituati al clima del «Gulag Sicilia», il titolo del suo libro sull’omicidio di Giovanni Falcone edito da Rubbettino. «Ho ricevuto 25 denunce, ma ho vinto quasi sempre perchè ero ben documentato, sebbene le procure di Modica, Ragusa, Messina e Catania in questi anni abbiano fatto di tutto per screditarmi».

Il tam-tam della Rete ha portato il caso all’attenzione di sessanta storici italiani, che hanno firmato una lettera aperta di solidarietà a Ruta che esprime «preoccupazione» per gli effetti della sentenza sull’attività di ricerca e contesta l’inedita valutazione dei siti Internet con le norme della carta stampata.

«La sentenza richiama alla memoria metodi censori propri di regimi politici non compatibili con una piena libertà democratica e potrebbe ripercuotersi contro chiunque svolga coraggiosamente funzioni di informazione civile in contesti ambientali sfavorevoli».

L’appello, diffuso nell’ambito della Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea (Sissco), è stato lanciato da alcuni noti ricercatori e storici. «La sentenza ci preoccupa, ma non arriva del tutto inattesa» spiega il primo firmatario, Carlo Spagnolo. «Purtroppo anche fra noi storici finora non tutti hanno percepito le implicazioni di queste cose con la libertà di ricerca, di documentazione e di espressione delle libere opinioni specialmente in materie delicate quali i rapporti fra mafia, politica e affari di cui si occupava, fra l’altro, il sito oscurato».

La mobilitazione
In Italia il caso Ruta si aggiunge a quello di un altro blogger, il giornalista calabrese Antonino Monteleone, 23 anni, che ai primi di giugno si è visto mettere il suo blog (www.antoninomonteleone.it) sotto sequestro dalla magistratura di Reggio Calabria perchè ha pestato i piedi all’onorevole Giuseppe Galati (Udc), che non si è accontentato di una rettifica.

Secondo il rapporto annuale World Information Access dell'Università di Washington sarebbero 64 dal 2003 ad oggi i blogger arrestati per reati di opinione - ovvero per aver espresso il proprio pensiero attraverso i propri «post» (pubblicazioni) - e il dato cresce, di anno in anno, in misura esponenziale anche in Paesi quali l’inghilterra, la Francia, gli Stati Uniti. «Siamo tutti clandestini» scrive sul Barbiere della Sera il blogger Antonello Tomanelli di «www.difesadellinformazione.com».

Tra i blog mobilitati per Ruta e Monteleone c’è quello di Beppe Grillo. L’unione fa la forza, ma la legge si presta a interpretazione e non è affatto detto che i blogger la spuntino facilmente. Che cosa farà adesso, Ruta? «Francamente speravo in un’assoluzione, sono stanco...Ma ricorrerò appello e cercherò di vincere». Stavolta, dalla sua, ha la rete dei blogger.

Antonia Arcuri ha detto...

Si susseguono a Corleone iniziative importanti: il 2 luglio la visita di Prem Rawat, ieri s'intitola un bene, confiscato alla mafia, al giudice Caponnetto.Ls storia dI CORLEONE LIBERA va avanti.E' una nuova resistenza questa e le parole di Caponnetto, rivolte ai giovani, dovrebbero diventare le parole di riscossa del popolo italiano.
Antonia Arcuri