lunedì 23 giugno 2008

La mafia dei palermitani disarticolata dai pentiti

I Lo Piccolo, dopo essersi liberati dell’affiliato dei corleonesi Nino Rotolo, che li voleva fare fuori, stavano conquistando tutta Palermo e stavano intessendo quella rete con le famiglie americane, i cd scappati, per riportare Cosa Nostra ad occuparsi in modo predominate del traffico internazionale degli stupefacenti, oggi gestito dall’ndrangheta. Eppure i Lo Piccolo in questa corsa sfrenata a fare alleanze e ad ingrossare le fila della sua organizzazione ha portato ad una Cosa Nostra diversa da quella che era stata nel passato. Gli arresti avevano portato ad affiliare molte più persone che non erano delle famiglie storiche e, come dice il pentito Francese, di avere come collaboratori uomini non affiliati alla mafia. Franzese racconta anche come la raccolta del pizzo a Palermo sia capillare: pagare meno ma pagare tutti, ma il loro business sono anche gli appalti, in cui Cosa nostra è leader, il traffico degli stupefacenti ecc…. Racconta anche che i Lo Piccolo esigevano il pizzo anche direttamente nei mandamenti degli affiliati. Ma con il loro arresto il sistema dei Lo Piccolo si è dimostrato fallimentare. Infatti, prima del loro arresto, fondamentale è stato l’arresto proprio di Francesco Franzese, boss di Partanna, oggi collaboratore di giustizia, che è stato determinante per lo smantellamento dell’organizzazione, seguito da quello di Andrea Bonaccorso e Gaspare Pulizzi. Insomma un pentito dietro l’altro che ha portato Palermo, davvero, a divenire una capitale senza governo per la mafia. Ciò determina che Cosa Nostra di oggi non è la Cosa Nostra di due anni fa, ed essa appare smarrita. Cosa succede invece a Corleone? Qui la mafia è quella storica: è quella dove i legami sono quelli dell’organizzazione, rafforzati dai legami di sangue. Ecco perché a rispetto a Palermo non si riscontrano pentiti di Corleone, perché si tradirebbe non solo l’organizzazione ma anche la propria famiglia. Inoltre il mandamento Corleone-Prizzi sembra, davvero, essere solido: non ci sono frizioni tra le famiglie, nessuna interferenza di mafiosi esterni, insomma non sembra, apparentemente, che sia cambiato nulla, dopo l’arresto di Provenzano e dei favoreggiatori. Poi, altra differenza è che a Corleone i piccoli esercenti continuano a non pagare il pizzo e ciò determina che la mafia non è vista come un qualcosa di ostile, in quanto la grande impresa lo ritiene come costo d’impresa ammortizzabile. Ciò dimostra da un lato la debolezza della mafia palermitana e dall’altro la solidità delle famiglie storiche mafiose di Corleone.

Giuseppe Crapisi

3 commenti:

alfonso ha detto...

Foggia: tra un mese scarcerato boss accusato di aver commesso 13 omicidi
Gennaro Giovanditto, accusato di ben 13 delitti, potrebbe essere fuori per decorrenza dei termini

FOGGIA - Tutti fuori per decorrenza dei termini. Saranno scarcerati a partire da domani e poi nei prossimi giorni per decorrenza dei termini di custodia cautelare alcuni presunti boss del clan Libergolis, protagonista di lotte sanguinose nel Gargano con altri gruppi rivali. Tra di loro dovrebbe essere libero da domani Armando Libergolis, 33 anni, allevatore di Manfredonia. Tra un mese il fratello Franco. Entrambi sono accusati di diversi omicidi, oltre che di associazione mafiosa. Sempre tra un mese scarcerazione per Gennaro Giovanditto, accusato di ben 13 omicidi. «Speriamo che non si scateni un'altra guerra di mafia», commenta un inquirente che preferisce mantenere l'anonimato. I presunti boss verranno sottoposti ad alcuni obblighi e misure di sorveglianza.

alfonso ha detto...

L'allarme di Confindustria "L'economia in stagnazione"

Crescita economica ferma per l'Italia nel 2008, prevede via dell'Astronomia che, negli scenari economici del centro studi, stima "una sostanziale stagnazione". Pil a 0,1% e inflazione al 3,4%. Brusca frenata dei consumi.
E Berlusconi pensa ai cavoli suoi!

alfonso ha detto...

Il Financial Times attacca Berlusconi
Editoriale del quotidiano britannico: «Una volta di più, Berlusconi si concentra su se stesso e non sull’Italia»

LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Oh no, non un'altra volta. Potremmo tradurre così quel «Oh no, not again» apparso come titolo dell’editoriale sul Financial Times, col sottotitolo «una volta di più, Berlusconi si concentra su se stesso e non sull’Italia». Il quotidiano finanziario britannico come sempre non risparmia le parole: «Guardare il suo nuovo governo in azione è un po’ come sedersi a rivedere un brutto film». Se è «troppo presto per dare giudizi netti», però «le ultime dimostrazioni già lasciano prevedere un altro horror show». Perchè «una volta di più il premier 71enne impiega gran parte della sua energia politica a proteggersi dalle pubbliche procure d’Italia».

PROBLEMI GIUDIZIARI - Berlusconi «vuole far approvare una legge che sospenderebbe per un anno la maggior parte delle cause con una possibile pena superiore ai dieci anni» e sta anche «cercando di introdurre una legge che darebbe immunità alle massime autorità dello Stato, lui incluso». Ma tutto ciò «sarebbe di scarso interesse se il signor Berlusconi impiegasse la stessa energia a riformare la pigra economia italiana». Secondo il FT invece ci sono segni che potrebbe ripetere «i suoi peggiori errori, lasciar crescere fuori controllo i livelli del deficit e del debito», poichè «il governo ha presentato una finanziaria che vedrà salire il debito pubblico dall’1,9% del Pil nel 2007 al 2,5% nel 2008». L’Italia conclude il Financial Times «ha bisogno di un governo serio e responsabile. Berlusconi ieri ha detto che la magistratura lo ha sottoposto a un ’calvario’ senza fine. Ma l’unico "calvario" di questa storia è quello che sopporta l’Italia, che ha bisogno di un cambio di rotta estremo nelle sue sorti economiche e politiche».