mercoledì 4 giugno 2008

Il reato di clandestinità non convince la comunità internazionale


Il Presidente del Consiglio Berlusconi non ci ha pensato due volte: non appena le critiche alla proposta del ministro dell’Interno Maroni di inserire nel “pacchetto sicurezza” la previsione nel nostro ordinamento del reato di immigrazione clandestina sono diventate troppe e troppo influenti, ha chiarito durante una conferenza stampa congiunta con il presidente francese Sarkozy (dunque in un contesto internazionale) che essere un clandestino non sarà considerato di per sé reato, bensì un’aggravante di cui tenere conto contestualmente alla commissione di altri reati. Il che non è affatto un elemento di novità, ma semplicemente ciò che la legge italiana prevede già ora.

Detto questo, la strada che il Governo seguirà in materia di sicurezza, rispetto anche al problema dell’immigrazione, sarà quasi certamente quella già illustrata dal centrodestra in campagna elettorale di un inasprimento delle sanzioni, di espulsioni più facili e veloci e di un maggiore controllo sul territorio, evitando provvedimenti che andrebbero a sconvolgere il nostro ordinamento giuridico ed esporrebbero l’Italia a critiche (del tutto fondate) da parte degli organismi internazionali ed europei.

Critiche che, come dicevamo, non sono mancate nei giorni scorsi ed hanno aperto un serio dibattito che prosegue ancora oggi (gli esponenti leghisti del Governo tra l’altro non hanno affatto gradito la presa di posizione del premier, e i più duri parlano già di tradimento).

Assoluta contrarietà alla creazione del reato di clandestinità è stata espressa in particolare dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Louise Arbour, che ha parlato in proposito di “politiche repressive ed atteggiamenti xenofobi e intolleranti”. Ma le critiche che al nostro Paese vengono mosse da organismi internazionali o da istituzioni europee, si sa, sono sempre accolte dal centrodestra nostrano con particolare fastidio, e dunque solo il ministro degli Esteri Frattini ha risposto alla signora Arbour parlando di “parole premature”.

Molto più seriamente sono invece state prese da Silvio Berlusconi le critiche apertamente rivolte al provvedimento in questione dalla Chiesa italiana, nello specifico dal segretario del Consiglio vaticano per i migranti mons. Marchetto, secondo cui “i cittadini di Paesi terzi non dovrebbero essere privati della libertà personale o soggetti a pena detentiva a causa di un’infrazione amministrativa”. Di fatto, una bocciatura da parte della Chiesa dell’idea di certi esponenti del Governo italiano di considerare criminali tutti coloro che entrano nel nostro Paese senza un regolare permesso di soggiorno. Il pensiero corre necessariamente a coloro i quali arrivano in Italia dal nord Africa, sbarcano sulle coste siciliane con quelle barche di legno marcio dopo un viaggio stremante che tante volte negli anni passati, come sappiamo, si è concluso ben prima di arrivare a Lampedusa o sulle coste agrigentine, seminando in alto mare i corpi di centinaia di persone.

E dato che le equazioni clandestino-assassino ed extracomunitario-criminale, sostenute da troppi, sono ancora tutte da dimostrare (e difficilmente ci si riuscirebbe), ci auguriamo che il Governo italiano scelga di gestire la questione immigrazione e i problemi ad essa connessi in modo serio, senza darla vinta ai razzisti di casa nostra.

Giuseppe Alfieri

2 commenti:

alfonso ha detto...

Per la precisione, il “reato di clandestinità” su cui si stanno azzuffando in questi giorni (parlare di dibattito mi sembra eccessivo) semplicemente non esiste, è una balla e nessuno lo dice, nessuno specifica di cosa realmente si parli. Non lo sostengo io, lo sostengono il professor Valerio Onida, che è l'ex presidente della Corte Costituzionale e, il giudice, procuratore aggiunto di Torino, Bruno Tinti, in un articolo pubblicato su La Stampa di Torino il 26 maggio scorso. È stato annunciato, ma nell’articolato di legge che è stato presentato da Maroni e dal governo Berlusconi non c'è il reato di clandestinità, cioè di permanenza clandestina in Italia. Ce n'è un altro che sembra la stessa la cosa ma è completamente diverso. Dice l'articolo incriminato: "Ingresso illegale nel territorio dello Stato. Lo straniero che fa ingresso nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni della legge Bossi-Fini è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni e deve essere obbligatoriamente arrestato e processato per direttissima." Intanto non sarà mai processato per direttissima perché per le direttissime i tribunali sono intasati per reati ben più gravi, tipo spaccio di droga, tipo omicidi ecc. e poi soprattutto non prevede la presenza sul territorio. Prevede l'ingresso da uno Stato straniero all'Italia. Che cosa vuol dire l'ingresso? Che, o lo prendi mentre entra, l'immigrato, e allora non si vede per quale motivo lo devi arrestare e processare andando a intasare la macchina della giustizia: lo respingi direttamente alla frontiera. Basta la polizia. Basta la guardia di frontiera. Non c'è bisogno che intervengano la magistratura, gli avvocati, gli interpreti, i cancellieri, ecc. Se lo prendi mentre entra, lo rimandi indietro. Viceversa, se lo trovi già mezz'ora dopo che è entrato, come fai a sapere che è entrato dopo l'entrata in vigore di questa legge, e che quindi ha commesso il reato? Perché naturalmente il reato è nuovo e si applica solo da oggi in poi, non può essere applicato retroattivamente. Lui naturalmente non avendo un bollino di ingresso sulla pelle, per fortuna, potrà raccontare di essere entrato in Italia, un mese fa, 6 mesi fa, 2 anni fa, quando non era ancora reato entrare clandestinamente in Italia. E quindi che cosa succederà? Che non sarà né processato, né arrestato, né condannato. Semplicemente gli verrà detto di andarsene. Lui non se ne andrà perché o il Paese d’origine non lo vuole, visto che non si riesce a dimostrare che lui arrivi proprio da lì, oppure non se ne andrà perché gli dicono di andarsene e lui non ha i mezzi per pagarsi il biglietto aereo per tornarsene al suo Paese, dovrebbe pagarglielo una questura, o una prefettura ma come è noto non hanno i mezzi per finanziare tutti quelli che se ne devono andare. E quindi resterà qui a ingrossare le schiere dei clandestini che molto spesso sono semplici irregolari perché poi lavorano con l'unica differenza che, appunto, sono al nero.
Ecco, questo è un esempio tipico di come si fa a prendere in giro la gente raccontandole una cosa che non esiste ma dando degli annunci altisonanti usando delle parole molto feroci in modo che la gente si senta rassicurata. "Tolleranza zero", "Reato di clandestinità". Il reato di clandestinità non esiste. Esiste un reato impossibile da provare perché è difficilissimo prendere l'immigrato nel momento stesso in cui immigra nel nostro Paese. È l'effetto placebo per i gonzi, per coloro che non leggono le leggi ma ne parlano. E questo riguarda molti politici di destra e di sinistra che hanno esultato o che hanno maledetto questa legge senza mai andare a vedere che cosa succede. Lo hanno fatto l'ex presidente della Corte Costituzionale e il giudice Tinti e ne hanno ricavato l'impressione che non cambierà nulla se non aggravare un po’ la macchina della giustizia che è già al collasso. Berlusconi da questo punto di vista è un maestro. Lui ogni giorno prende un lepre e la lancia essendo sicuro che tutti andranno all’inseguimento della lepre senza rendersi conto che è un'ombra, che la lepre è un miraggio. È un incantesimo. E intanto lui ci guadagna anche se non risolve nessuno dei problemi. Ma continua a fare spot, continua a fare annunci e la gente scambia lo spot per la realtà.

alfonso ha detto...

Il salvacondotto e i Rom
(di Pino Corrias)

Nell’orribile Italia che ci respira accanto almeno due persone hanno ottenuto un salvacondotto che li mette al riparo da qualunque conseguenza generino le loro parole e le loro azioni: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il suo ministro Umberto Bossi. Possono dire e disdire, fare e disfare, come a nessun altro è consentito: elogiare i mafiosi e Putin, invocare i fucili e la secessione.

Oppure aizzare l’intero Paese contro i Rom e i campi nomadi. Come se davvero nell’Italia governata per un terzo dalla grande criminalità, la ‘ndrangheta, la mafia siciliana e la camorra - che sovrintendono il traffico di droga, di armi, di capitali occulti, di esseri umani, della prostituzione, degli schiavi dell’elemosina, l’estorsione ai commercianti e agli imprenditori, il controllo dei cantieri, degli appalti e dei rifiuti - il problema che quotidianamente ci affligge sia davvero quello: i furti in appartamento, la sporcizia dei campi nomadi, l’aggressività dei piccoli zingari per strada. E che per arginare questa emergenza (non quella della Locride o di Scampia o dell’economia malavitosa che investe in Borsa) vengano nominati commissari ad hoc con il compito di ripulire, sradicare, disinfestare. In un furore d’ordine, ma in realtà di tremori contro le persone diverse da noi, che sta avvelenando l’Italia e gli italiani.

Dicono gli imperturbabili commentatori della politica (sempre eccellenti a spiegare il già avvenuto) che è poi la vita minuta di quartiere con gli inciampi e le difficoltà di tutti i giorni quella che orienta la scelta degli elettori. I quali se ne fregano della mafia russa e dei padrini calabresi, purché qualcuno allestisca (o prometta) la forca per chi gli ha appena rubato il portafoglio. Non averlo capito in tempo, dicono, ha perduto la sinistra, disarmandola.
Che sia solo questo, guardando le facce inconsapevoli dei leader di sinistra, io ne dubito assai. Mi domando semmai a quale destino si siano arresi, a quale salvacondotto personale aspirino i commentatori della politica, pensando simili pensieri