lunedì 30 giugno 2008

Cercare un altro mondo 7


Leggi la 6 parte


E poi mille strade

grigie come il fumo.

In un mondo di luci

sentirsi nessuno...

Saltare cent’anni

in un giorno solo:

dai carri dei campi

agli aerei del cielo.

E non capirci niente,

e aver voglia di tornare da te...





Il Club cambia sede: da New York al New Jersey.

Gli emigrati provenienti da Bolognetta, sparsi ormai in diversi stati della costa atlantica, e con un forte nucleo nel New Jersey, si inseriscono in modo sempre più incisivo nel tessuto sociale ed economico di quelle regioni, in maggioranza come lavoratori dipendenti nei diversi settori di lavoro, ma anche come imprenditori nel campo dell’edilizia, della ristorazione e dei servizi, mentre altri svolgono con successo libere professioni ed attività commerciali autonome. I rapporti con la madrepatria sono sempre stretti, e sempre più spesso si inviano le foto in Italia per far seguire ai parenti la crescita dei figli e della famiglia. Accade anche che un bravo fotografo sappia aggiungere l’immagine del padre-marito lontano alla foto di gruppo della moglie e dei figli: così l’unità della famiglia è ricostituita, almeno sulla carta. Dagli anni ’60 in poi si scrive sempre meno rispetto al passato, ma si usa più spesso il telefono. Così le notizie, quelle buone e quelle cattive, quelle certe e quelle probabili, arrivano da e per Bolognetta in tempo reale. Molti emigrati cominciano, a volte dopo un trentennio di lontananza, a tornare in paese durante le ferie, non per necessità ma per rivedere i familiari e conoscere l’Italia: molti negli anni precedenti avevano conservato un’immagine “bloccata” delle persone e dei luoghi, “bloccata” la momento della propria partenza. Ricordavano un paese con le strade non pavimentate, le abitazioni senza acqua corrente, gli animali in casa: chi ritorna si accorge ora che non è più così, che le cose sono cambiate anche in Sicilia. Nel 1964 il palazzo di Manhattan dove ha sede il club dei Bolognettesi, la “S.Anthony Society”, deve essere demolito per dare posto ad una nuova costruzione. Non ci sono molti soci attivi nella zona, che abbiano interesse a mantenere in quella parte della grande città il punto di incontro del sodalizio. Sono rimasti solo Giuseppe Milazzo, Silvestro Di Peri, di origine marinese, suo genero, e il segretario Antonino Inguì. La maggior parte dei Bolognettesi vive ormai in altre zone, a Queens, a Brooklin, a Long Island, a Bayonne o più lontano, nel New Jersey, in Pennsylvania o nel Connecticut. Occorre salvare la statua di S. Antonio custodita nella cappella della Società, altrimenti dovrà essere abbandonata al suo destino. L’allarme viene dato nel maggio 1964 dal presidente del sodalizio Mario Oliveri, che informa il cugino Frank Oliveri, abitante a Lodi, N.J., del pericolo che correva il simulacro ligneo del santo protettore e della situazione precaria in cui versava il Club. A sua volta, Frank Ciccu Oliveri si rivolgeva a Tommaso Bordonaro, che abitava a Garfield ed era conosciuto perchè attivo nella colletta annuale in onore di S. Giuseppe. Dopo qualche iniziale perplessità, Tommaso ed il fratello Luciano, il loro cugino Antonino Sclafani e il cognato di questi, Angelo Giammanco, in compagnia del figlio Joe, da pochi mesi negli Usa, si recano una domenica mattina del mese di maggio 1964 al n. 203 di Elizabeth Street, nella metropoli americana, e con la capiente automobile di Luciano Bordonaro prelevano la statua, che viene loro consegnata da Silvestro Di Peri e da Giuseppe Milazzo. Tommaso riprende con la sua cinepresa l’avvenimento per conservare il ricordo del trasloco e poter dimostrare di avere ricevuto una regolare consegna dagli ultimi custodi. Racconta in una sua memoria autobiografica che prima di prelevare il santo chiede infatti a Giuseppe Milazzo: - “Zu Pippinu, c’è pericolo che devo avere trubulo per l’avvenire?”- sentendosi rispondere in modo rassicurante: - “Portati il Santo, se vi è qualcuno che si ribella digli che viene da me che gli darò soddisfazione”. A Garfield, la statua di Sant’Antuninu, festosamente accolta con fiori e bandiere, viene esposta in occasione del 13 giugno con la partecipazione di tanta gente che ringraziava gli intraprendenti compaesani per il trasporto effettuato. Il simulacro trova una collocazione provvisoria in casa di Antonino Sclafani, in Harrison Avenue n. 411, poi in Malcolm Avenue n. 97, nei pressi dell’abitazione di Tommaso Bordonaro ed infine una definitiva nella nuova sede sociale al n. 148 di Harrison Avenue.

Santo Lombino (7 - continua)

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