giovedì 19 giugno 2008

CERCARE UN ALTRO MONDO / 6


La spartenza

O quantu è tinta sta brutta spartenza

Lassari li famigghi a li rancuri

Iu stessu ca lu cantu mi cunfunnu

Ca di ccà si va’ttocca a n’autru munnu

(Domenico Azzarello, La partenza dell’operaio per l’America)

Molte cose erano cambiate in Italia e nel mondo tra il 1923 ed il 1950, ma il “mito americano” era stato rinforzato dalle vicende della seconda guerra mondiale e degli anni successivi.

I legami tra la comunità bolognettese di Sicilia e quella statunitense rimangono quanto mai saldi nel secondo dopoguerra. Dalla costa atlantica degli Usa arrivano ai parenti i “pacchi” contenenti abiti, dolci, oggetti casalinghi. Arrivano in genere per posta o con qualche emigrato che rientra, e costituiscono la gioia di bambini e adulti. Servono ad aiutare le famiglie nell’epoca assai difficile della disoccupazione, del mercato nero e della ricostruzione, a mantenere i contatti tra le due sponde e a far sognare molti negli anni ’50 e ’60, determinando una ripresa dei flussi migratori.

Cominciano così i pellegrinaggi per il consolato nord-americano a Palermo. I vari Quota Act e Immigration Act hanno ridotto per molti italiani la possibilità di ingresso negli “States”, ma molti bolognettesi ricevono l’atto di richiamo dai parenti che garantiscono per loro, altri partono come turisti e vi restano clandestinamente regolarizzando con gli anni la loro posizione, altri sono autorizzati a partire fuori quota in quanto sono nati negli Usa oppure hanno sposato persone che vi sono nate.

Uno di questi ultimi è Tommaso Bordonaro (1909-2001), figlio di quel Giuseppe andato due volte a lavorare negli Usa all’inizio del secolo: ha un fratello che lavora in Toscana, due in Argentina e tre in nord America e decide di affrontare la “dolorosa e straziande… spartenza”, la separazione dai genitori e dai fratelli, salendo sulla nave Marine Shark ed affrontando la traversata transoceanica di diciotto giorni, nel marzo del 1947. Compie questa scelta nonostante qualche parente gli consigli di andare in Argentina, perché la moglie, Anna Composti, essendo nata a New York ha acquisito il diritto di partire per gli Usa, dove i parenti e gli amici sono molti.

La scelta dell’emigrazione non deriva dalla miseria personale ma dalla volontà di preparare ai figli un avvenire diverso dal suo. “Io in Italia stavo bene - scrive Bordonaro nella memoria autobiografica “La spartenza”-, non mi mancava nulla, ero nella classe dei burgisi, ma il mio pensiero era che avevo cinque figli maschi: e fattosi grande, io con cosa li potevo dotare? Se creavano una famiglia non avevano nessuno, né un’arte né una professione, quindi per vivere dovevano essere schiavi dei proprietari. Perciò io ho deciso assoluto andare in America non per il mio avvenire, perché io sapevo che dovevo trovare del pegio, ma per i figli poter fare tutte le scuole e potere imparare qualche professione e qualche mestiere non essere schiavo al lavoro e alla miseria”.

Nel suo block-notes Tommaso annota tutto quello che accade sul bastimento che lo trasporta dall’imbarco di Palermo, dove soffiava un opprimente scirocco, alle sfolgoranti luci di New York coperta dalla neve. Seguendo le traversie del gruppo, immaginiamo quelle di migliaia di altri emigrati che hanno lasciato la nostra terra nel corso di più di un secolo.

All’inizio del viaggio, i passeggeri scoprono che le povere riserve alimentari preparate con fatica in casa per la traversata sono niente in confronto a quelle offerte dalla ricca cucina del bastimento. Si tratta di un mondo tutto diverso, quasi un regno dell’abbondanza, lontano dalla miseria del dopoguerra italiano. Il mare, però, è spesso mosso e fa soffrire per gran parte del viaggio gli emigranti. Il racconto così prosegue: “Giorno 16 comincia il mal di mare per tutti. Il mare agitato, noi passeggeri quasi tutti alletto chi la febbre chi il male digesti, insomma pochissimi sono che vanno a pranzo: così anche il lupo di mare, cioè mio figlio Nino comincia a rovesciarse e abbattere a letto. Mia moglie e i miei figli tutti alletto, solo mio figlio Ciro resiste e fa il cuoco per tutti, va prende le pietanze e porta a letto per tutti. Il mare continua sempre aggitato…”

Il timore di non farcela è grande, e il 19 marzo l’autore del diario fa solenne voto a San Giuseppe: promette che farà al santo un grande offerta se non sarà sommerso dalle terribili onde dell’oceano. Dopo diciotto travagliati giorni, il gruppo si trova con gli occhi spalancati ed increduli nel porto di New York: “Una



illuminazione bellissima. Le navi, chi va, chi viene tutte illuminate... La emuzione era forte a vedere, con quella neve che il freddo era tremente, tutta quella genti che chiamava chi un nome chi un altro, chi piangeva, chi gridava, tutte quelle macchine, chi fischiava, insomma una folla immensa…e una veduta di palazi che faceva impressione a guardarli, macchine, villi che pareva veramente il paradiso che noi non abiamo ancora visto”.

Quello che trova la famiglia Bordonaro non è il paradiso: difficoltà a trovare un appartamento, per cui gli otto membri della famiglia convivono per tre mesi con quella del cognato, impossibilità almeno al momento di trovare lavoro perché la neve blocca tutto, nessuna conoscenza della lingua per inserirsi nella nuova realtà. Ma il contadino-emigrato non si scoraggia, accetta ogni tipo di occupazione pur di sfamare e curare i figli che prendono la polmonite, trova una sistemazione provvisoria per l’alloggio. Dopo alcuni anni, la situazione migliora e Tommaso può dare ai figli quell’avvenire su cui aveva puntato lasciando l’amata Sicilia. “Lavorando da cavallo”, come lui stesso scrive, riuscirà a vivere dignitosamente, a dare una prospettiva alla numerosa famiglia, a tornare diverse volte in Italia da turista…

Santo Lombino (6-continua)

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