venerdì 30 maggio 2008

TERRAMATERLINGUA


Il teatro del “Baglio” di Villafrati, il 9 e 10 maggio, ha messo in scena uno spettacolo, dal titolo “Terramaterlingua”, realizzato in coproduzione con il teatro serbo “ Pozoriste Mladih”, di Novi Sad.

Si inizia con la proiezione di un corto, realizzato a Novi Sad, per la regia di Enzo Toto, la cui fotografia richiama alcune caratteristiche dell’arte contemporanea dei Balcani: in particolare la fotografia di Nicu Ilfoveanu, che ritrae, nelle sue foto, scorci minimali di vita quotidiana, angoli dismessi di città e natura, perché, come egli afferma: “ Noi viviamo in una cartolina e la vita è nel mezzo”.

Anche qui, le immagini raffigurano una natura mortificata e si schiudono a partire da un particolare minimo, per allargarsi in grand’angolo su uno scenario di abbandono e morte, sottolineato dai versi di Nicola Grato che esprimono una pacata malinconia.

L’accostamento alla “Terra desolata” di T.S.Eliot, nella mia mente, è inevitabile.

Nel “Sermone del Fuoco” Eliot dice: “La tenda del fiume è rotta: le ultime dita delle foglie/ s’avvinghiano e affondano nell’umida sponda. Il vento/ attraversa la terra bruna, inaudito. Le ninfe sono partite./ Dolce Tamigi, scorri lieve, finché non finisca il mio canto. /Il fiume non porta bottiglie vuote, carte da sandwic,/Fazzoletti di carta, scatole di cartone, cicche di sigarette…”

La proiezione è interrotta dal vociare rumoroso dei sette attori, che, irrompendo in scena, affermano di voler salvare il mondo. Poi, attraverso un rite d’entrè, e un rite de sortie, che li vede protagonisti di una performance di salvataggio, ognuno racconta di sé……

Colpisce la scelta recitativa diversificata dei due gruppi di attori: giocosa e clowniana quella dei siciliani, ironica e, a volte, drammatica quella dei serbi.

I personaggi dello spettacolo sono: il vigile che dirige un traffico immaginario nella persona di Rosario Mercante, la cuoca svampita con Valeria Lo Bue, la boy scout marciante con Salvina Ghetta, il ballerino con Saśa Latinović, la femme fatale con Slavica Vucetić, il dandy con Slobodan Mintović.

La pièce è giocata sulla ripetizione delle scene, nelle due lingue, e su una danza- movimento costante degli attori.

Anch’essi stanno al centro di una cartolina-teatro che raffigura una realtà, che è la loro verità, la loro visione del mondo: quella siciliana e quella serba, accomunate da un male di vivere che appare, soprattutto, di matrice sociale e politica.

I due registi, Enzo Toto e Ratko Radivojević, e il sindaco di Villafrati, Pippo Vitale, hanno affermato, alla fine dello spettacolo, che l’esperienza di integrazione e di contaminazione, intesa come intreccio creativo di culture diverse, è stata positiva e arricchente per tutti.


Antonia Arcuri


Nessun commento: