sabato 24 maggio 2008

Rom e immigrazione


L’eurodeputata rom Viktoria Mohacsi (Eldr), in visita in Italia per riferire a Strasburgo sulla situazione dei Rom in Italia anticipa quella che sarà la sua, dolente, relazione: “Alcuni paesi come Repubblica Ceca, Spagna, Romania, Bulgaria hanno ottenuto 250 milioni di euro dalla Ue per i progetti di integrazione delle popolazioni rom. Perchè l’Italia non ha mai chiesto l’accesso a questi finanziamenti?”... “L’assenza di dati certi dimostra che manca il presupposto per la soluzione di ogni problema: la conoscenza”… “L’ Italia non ha una politica sull’immigrazione, non ha mai riconosciuto i rom neppure come minoranza linguistica e non ha una politica per le minoranze etniche. Ho incontrato persone che vivono qui anche da quaranta anni e ancora non hanno uno straccio di documento”.La cittadinanza in Italia “Non si basa su legami geografici ma su vincoli di sangue, molti dei 120 mila senza documenti hanno ancora passaporti con la dicitura Jugoslavia che tutti sappiamo non esistere più”. Riguardo ai rimpatri di massa che sembrano essere l’unica soluzione proposta dal governo “la maggior parte di queste persone non ha patria. Sono cittadini europei che sarebbero trasbordati da un posto all’altro. Fare quello che vuol fare l’Italia significa solo spostare il problema”. L’Italia sostanzialmente “non riconosce agli immigrati i diritti fondamentali: l’istruzione, la casa, l’assistenza sociale e sanitaria”. In realtà, noi italiani, non sappiamo neanche lontanamente cosa sia un “problema”. Noi “conosciamo” (“riconosciamo”) solo “emergenze”. Un problema per sua natura, va affrontato con la conoscenza e l’analisi sul perché e come si sia verificato, poi va analizzato nelle sue conseguenze reali, ridotto ai minimi termini da eventuali suggestioni, o dati non oggettivi, per poi ipotizzare delle soluzioni che tengano conto di quali siano i mezzi e le competenze migliori da utilizzare per venirne a capo. Noi non conosciamo mai la genesi, né la storia di un problema. I “problemi” non devono averla. Così come non devono averne gli Uomini del Destino che, sempre per acclamazione, deputiamo alla loro risoluzione. Gli uni e gli altri li riconosciamo come tali solo nel momento in cui tornano “utili”. La conoscenza del problema implica assunzione di responsabilità, per la sua genesi, la sua storia e per la sua risoluzione. Non è cosa per noi. La realtà non è mai utile alla società italiana, la realtà nuda e cruda (quella dei dati, delle prove oggettive) implica una serie di rinunce che non siamo in grado di sostenere. Non possiamo, proprio per come siamo strutturati, rinunciare alla suggestione, perché campiamo di questo, campiamo di fascinazioni, d’affabulazione e appartenenze, come si potrebbe dunque rinunciare alla paura, alla fede, e fermarsi alla fredda realtà? Facendo questo dovremmo cominciare a chiedere a molti, e a noi stessi, conto della propria storia, faciloneria e superficialità, conto delle deleghe in bianco, delle cambiali in bianco, che tutti noi siamo sempre disponibili a firmare. Meglio continuare a credere che gli ‘zingari’ rubano i bambini perché sono sporchi, brutti e cattivi, che essere delinquenti è una questione di razza, che ci sia una emergenza sicurezza e che la spazzatura piove dal cielo e si materializza, sia quella nei sacchetti che quella con le gambe e che la soluzione sia dargli fuoco (a Napoli bruciano i roghi dell’immondizia e i campi rom) e via verso un’altra emergenza. Un problema dunque noi non lo sappiamo cosa è, sappiamo però sempre quale è la verità, rivelata, e mai dimostrata, da tutti i demagoghi che prosperano e banchettano in una società che, invece di porsi i problemi per risolverli, si pone sempre dietro qualche bandiera, qualche salvezza, qualche certezza, qualche evangelista, qualche partito, qualche boss, qualche potente. L’ eurodeputata dovrebbe sapere che da noi non hanno cittadinanza ‘i problemi’ e tantomeno le soluzioni, perché continuiamo comunque a non essere neppure noi cittadini.

Alfonso Picciullo

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