lunedì 12 maggio 2008

Peppino Impastato era un ragazzo senza esagerare.. sbalorditivo


Sono appena rientrata da una tre giorni in Sicilia che questa volta non ha visti protagonisti solo i soci affezionati della cooperativa lavoro e non solo, ma una persona che purtroppo oggi non c’è più. Avete sentito parlare di Peppino Impastato? Avete visto il film I cento Passi di Marco Tullio Giordana? Se non lo conoscete ancora, vi posso dire che già il solo film, che è un capolavoro, vi lascerà qualcosa dentro. Se poi volete con curiosità avvicinarvi alla sua vita con qualche lettura, vi avverto che rischiate di rimanere imbrigliati nella morsa della sua personalità.
Peppino è nato a Cinisi nel 48 ed è morto il 9 maggio del 1978. Quest’anno è stato il trentennale dalla sua morte. Peppino era un ragazzo senza esagerare.. sbalorditivo. Nacque da una famiglia “normale” e “ben” vista in paese, perché il padre era molto rispettato dai compaesani, per la sua attività mafiosa. Peppino, con acume e sensibilità, non riesce a restare “dentro” lo stato di cose appannate e malvagie della società in cui vive. Studia, legge, si informa, ma soprattutto sta attento a ciò che accade intorno a lui e dentro di sè. Capisce da subito che la protezione che tutti ambiscono ad avere per stare tranquilli in società, non è altro che la mano punitiva di un sistema illegale fatto di crimini, denaro e violenza. Peppino non trova nelle istituzioni locali gli uomini di giustizia che aprono indagini alle sue denuncie, non trova nel padre il sostegno alle sue ribellioni. Alcuni amici, i più stretti, ragionano con lui e con lui condividono il suo impegno sociale e politico. “ciò non è giusto e la giustizia deve essere pretesa con la Rivoluzione”: parole di giovani che fanno battere il cuore di ideali. parole di cambiamento che scuotono i muri delle case del viale principale di Cinisi dove Peppino ventenne scuote le coscienze con il megafono . La musica, i contatti con gli studenti di altre parti del mondo fanno sentire meno sola la Cinisi alleata ad Impastato, ma certo i mezzi tecnologici non erano quelli di adesso. Nonostante questo, lui si muove. Si muove attraverso la politica: si iscrive a Democrazia Proletaria, il partito che lui sente più vicino a sè.
Peppino muove, smuove, denuncia, cammina ed addita chi commette crimini, chi è colluso con il potere politico corrotto. Peppino si muove, Peppino sa parlare di tutto usando venti parole al posto di centocinquanta. Si fa capire dalla gente. E’ un vero predicatore.
Inventa una radio privata, RadioAUT (che sta per Radio Autonoma), va a vivere in un garage perché il padre non lo accetta più in casa. Peppino non emigra dal suo paese: anche se in pessime condizioni e con il dolore nel cuore per essere stato disapprovato dal genitore, rimane lì nel suo garage e continua a lottare. Il 9 maggio del 1978, due giorni prima delle amministrative di Cinisi, dove lui si era candidato, Peppino viene fatto saltare in aria con trenta chili di tritolo sulla ferrovia che delimita Cinisi con Terrasini.Alle elezioni, nonostante la sua scomparsa, la maggioranza di Cinisi vota comunque Peppino Impastato. Peppino vince lo stesso.
Trentanni dopo è stato condannato Gaetano Badalamenti per l’omicidio.
Anche a distanza di trenta anni, oggi 10.000 persone erano presenti al corteo che ha ripercorso la strada che Peppino ha fatto prima di morire. Eravamo tanti, tantissimi, siamo partiti da tutte le parti d’ Italia. Tre giorni di cortei e forum che hanno fatto rivivere la voce di Peppino nei nostri canti, nelle nostre grida e nelle nostre mani alzate, nelle interviste e negli occhi dei giovani presenti, eravamo tanti e tutti uniti da questo uomo straordinario che è un eroe vero dei nostri tempi.
Stamani sono entrata nella cappellina dove Peppino è sepolto, la sua mamma Felicia che ha combattuto per avere giustizia per lui è sepolta vicino a lui. Entrando lì dentro una commozione indescrivibile mi ha assalito. Sembra di entrare nella casa di un santo che ti accoglie e ti parla: mi sono sentita smarrita perché ho sentito Peppino che dava coraggio a me e io.. non ci potevo credere.

Matilde Strippini

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