domenica 4 maggio 2008

Cercare un altro mondo

Leggi la seconda parte


“Rosa Di Peri fu decisa

e scrisse al marito:

- Verrò in America,

quando si farà

un ponte di foglie di rose“.



Nel 1875, l’anno di cui si hanno le prime statistiche nazionali ufficiali sul fenomeno migratorio, è partito il primo ogliastrese-bolognettese per andare a lavorare negli Stati uniti. Si chiamava Antonino Pepe, era nato nel 1846, era figlio di Rosario Pepe e Giuseppa Licastri ed aveva con sé due fratelli più piccoli, Carmelo e Salvatore. Antonino formò una famiglia con Antonina Licastri, che mise al mondo sei figli: Giuseppe, Sara, Charlie (all’anagrafe, Salvatore, nato nell’aprile del 1897), Carmelo (nato nel luglio 1900), Antonino (nato nel 1906) e Rosario. Quest’ultimo, meglio conosciuto come Sariddu Meccia, nacque a New York il 31 ottobre 1901 e fu battezzato nella chiesa della Madonna di Loreto. Lo ritroviamo in Italia nel 1909 e nel 1917 con la famiglia, per poi tornare, con una numerosa prole, di nuovo e definitivamente negli Usa nel 1948. Aveva sposato nel 1924 Antonina Scimeca, nata a Elizabeth Street nel 1905: era sorella di Giuseppe, classe 1902, e figlia di Santo Scimeca e Santa Leto, giunti in Usa nel 1894. Intorno al 1890 arrivò negli States Giacomo Di Piazza che sposò Apollonia Arrigo ed ebbe sei figli, tra cui Paola (nata a New York nel 1891), Giuseppe, classe 1898, e Salvatore Sal Di Piazza. Quest’ultimo, nato il 12 ottobre 1901 a Elizabeth Street, divenuto sarto specializzato in abiti da sposa, sarebbe poi tornato a Bolognetta. Sposatosi nel 1920, sei mesi dopo il matrimonio tornò negli Usa, da dove ripartì nel 1929, all’epoca della depressione. Nel luglio del ’43, dopo lo sbarco di Gela, Turiddu l’americanu avrebbe fatto da interprete presso le truppe della Settima armata statunitense e della Ottava armata britannica e presso l’amministrazione degli affari civili guidata dal tenente colonnello Charles Poletti e quindi al consolato Usa del capoluogo siciliano. Anche per questo, nel 1946 Salvatore ebbe facilmente il visto per tornare con la moglie Maria ed i tre figli in nord America, dove avrebbe continuato a confezionare abiti da cerimonia e sarebbe vissuto fino a superare l’età di cento anni. Nel 1894 da Bolognetta erano già a New York Domenico e Lorenzo Sclafani, Antonino Rigoglioso, la famiglia Vaccarino, Santo Zuccaro e Lucia Arnone, genitori di Michele Zuccaro, nato il 25 gennaio 1904 e poi trasferitosi a Garfield. Salvatore Mastropaolo (1862-1936), che era nato a S. Maria di Ogliastro, giunse nella grande città americana con la nave “Elisia”, proveniente da Napoli, il 6 luglio 1897, all’età di 35 anni, sposato. Sullo stesso bastimento viaggiava Salvatore Lombino, 36enne e Giuseppa Lombino di appena 4 mesi. Salvatore Mastropaolo con la moglie Anna Iracane ed i suoi 13 figli (tra cui Carmelo, classe 1895, Grazia, nata nel 1896, Giuseppe, del 1905, tutti nati e battezzati a New York), come pure Giuseppe Lo Faso e Biagio Arrigo si sarebbero poi trasferiti dalla “Grande mela” a Garfield, nel New Jersey, città industriale piena di aziende soprattutto del settore tessile, dove si trapiantò una costola della Little Italy degli oriundi da Bolognetta e Marineo. Oltre che New York ed il New Jersey qualcuno dei nostri emigrati raggiunge in quel periodo stati più lontani dalla costa atlantica, come l’Ohio, il Texas, l’Illinois, la Pennsylvania. In quest’ultimo, nel 1902, si verifica una grave tragedia: il bolognettese Santo Scimeca, che aveva trovato lavoro come manovale nelle ferrovie, fu vittima di un mortale infortunio sul lavoro: mentre spingeva un carro merci, ne fu investito in pieno e rimase schiacciato sotto il veicolo. Il 1 maggio 1898 sbarcò con la nave Hesperia, salpata da Napoli, il 17enne Giovanni Bivona, l’anno dopo arrivarono Antonino Oliveri, che trovò lavoro in una fabbrica, ed i fratelli Giuseppe e Anna Bordonaro, rispettivamente di 16 e 14 anni, tutti con l’atto di richiamo fatto da Peppino Oliveri. Giuseppe Bordonaro, che all’anagrafe era annotato come Pietro II° Domenico, era rimasto orfano a 11 anni e aveva vissuto a servizio nelle stalle dei proprietari di bestiame per poi fare il bracciante: in America trovò lavoro presso una ditta tedesca che stava costruendo le ferrovie a Philippsburg in Pennsylvania, al confine con il New Jersey. Ogni due settimane tornava a New York a trovare la sorella, ma era sempre più preoccupato, perché qualcuno gli riferiva che Anna, grazie alla sua bellezza, aveva molti corteggiatori. Si racconta che dopo tre anni di lavoro, la ditta licenziò gli operai mantenendo gli impiegati e regalando loro un orologio con catena d’oro col suo marchio di fabbrica.Bordonaro tornò allora a Bolognetta, sposò nel 1905 la cugina Rosa Di Peri, classe 1889, una delle quattro figlie femmine di Ciro Di Peri. Nel 1913, Giuseppe partì di nuovo per il nord America, portando con sé, stavolta, il cognato Domenico Persico, nato a Gangi nel 1889, che era già stato negli Usa cinque anni prima. Appena fu possibile, scrissero alle mogli che, avendo acquisito una buona sistemazione, era tempo che anche loro andassero a vivere nel nuovo mondo. Queste risposero però che “mai avevano stati separati della sua vecchia famiglia e non si volevano allontanare, avevano paura attraversare il mare”. Quindi, di raggiungere i mariti non se ne parlava. Rosa Di Peri fu decisa. Scrisse al marito: “Verrò in America quando si farà un ponte di foglie di rose”. Da parte loro, quindi, le due donne pregavano i coniugi “di ritornare, con quel poco di moneta che avevano accumulata” per acquistare una casetta e qualche appezzamento di terreno. La trattativa epistolare tra le due coppie durò tre anni, ed alla fine ai mariti non restò altra scelta che imbarcarsi alla volta dell’Italia. Arrivarono nell’aprile 1915, apprendendo, al momento dello sbarco a Napoli, che era scoppiato il primo conflitto mondiale e l’Italia si apprestava a parteciparvi. La città era tappezzata di manifesti con il richiamo alle armi. Persico, che già aveva combattuto in Libia nel 1911 e conosceva per esperienza diretta i tristi effetti della guerra, avrebbe voluto con la stessa nave dell’andata riprendere la strada per gli Stati uniti. Il capitano non ne volle sapere, perché era dovere dei giovani patrioti andare a combattere. Così i due cognati tornarono in paese per pochi giorni: Giuseppe poté rivedere il figlio Tommaso, di sei anni, che non lo conosceva ancora ed andare alla fiera di Corleone per comprare un mulo.

Qualche settimana dopo, i due furono arruolati nell’esercito, come tanti altri giovani in età di leva che erano tornati per obbedire alla cartolina precetto, tra cui i concittadini Giusto Salerno, Rosario Azzara, Salvatore Rinaldi. (Benedetto Fiumefreddo, invece, che pure era rimpatriato con l’intenzione di arruolarsi, fu arrestato per renitenza alla leva essendo arrivato qualche mese dopo la scadenza prescritta). Giuseppe Bordonaro trascorse gli anni di guerra a fare la guardia alla stazione ferroviaria di Catania, nella compagnia del tenente Giovanni Orobello, anch’egli di Bolognetta, figlio di proprietari terrieri e futuro podestà, che lo mandava spesso a casa in licenza. Alla fine della guerra andò a lavorare dal marchese di Bongiordano, a Roccabianca, dov’era amministratore lo zio, Ciro Di Peri. Il fante Domenico Persico fu invece portato al fronte sulla linea dell’Isonzo e colpito da una bomba nel settembre 1915 alla conca di Plezzo, nei pressi di Gorizia, mentre dalla trincea usciva a prendere l’acqua.

Non rivide più la moglie, né la casa, né il paese.

Santo Lombino (continua/3)




Nessun commento: