venerdì 2 maggio 2008

Il sentimento della natura

“Miti nuovi nascono

sotto ciascuno dei nostri passi”

Tutto il bizzarro dell’uomo, e ciò che c’è in lui di vagabondo e di smarrito, senza dubbio potrebbe riassumersi in queste tre sillabe: giardino.

Mai, che si adorni di diamante o che soffi nel cuoio, mai gli era venuto un proposito più strano, una più sconcertante idea, di quando inventò i giardini.

Un’ immagine dei liberi ozi si adagia sull’erbetta, ai piedi degli alberi.

Si direbbe che l’uomo vi si ritrovi col miraggio di zampilli d’acqua e di ghiaietta nel paradiso leggendario che non ha interamente dimenticato.

O giardini, per le curve, l’abbandono, il delinearsi della gola, la morbidezza delle bocche, per tutto ciò siete le donne dello spirito…

Cinto dalle vostre siepi di fusari, tra i bossoli allineati, l’uomo si libera per ritornare ad un linguaggio di carezze, a una puerilità di innaffiatoio. Ed egli stesso è l’innaffiatoio al sole, con la sua capigliatura fresca. E’ il rastrello e la pala. E’ il sassolino…..

I giardini stasera erigono grandi piante brune che sembrano nel bel mezzo della città accampamenti di nomadi. Gli uni parlottano sottovoce, altri fumano la pipa in silenzio, altri hanno d’amore pieno il cuore.

Alcuni accarezzano bianche muraglie, altri appoggiano i gomiti alle cancellate e farfalle notturne volano tra le cappuccine.

Ce ne sono di larghe come una mano.

C’è un giardino che predice il futuro, un altro fa il commerciante di tappeti.

Conosco le professioni di ciascuno di loro: cantanti di strada pensatori d’oro, ladro di praterie, signor plagiario, pilota nel mar dei Sargassi, e tu marinaio d’acqua dolce, e tu mangiatore di fuoco, e tu, tu, merciauoli di baci, tutti ciarlatani e astrologi, le mani cariche di falsi domani, immagini della follia umana, giardini di muschio e di mica.

Essi riflettono fedelmente le vaste contrade sentimentali dove si muovono i sogni selvaggi dei cittadini

Louis Argon, Il sentimento della natura al parco dei Buttes-Chaumont, in Il paesano di Parigi, Est edizione.
Il libro esce nel 1926 presso Gallimard; il testo, successivamente, diventerà la base dei “I passages di Parigi”, di Valter Benjamin.

Nella Prefazione a una mitologia moderna che apre il libro, secondo Rella, Aragon mostra che ogni dettato di certezza, in filosofia, basato sulla ragione, non è realtà.

C’è più realtà nell’errore e nelle ombre dei sensi che in una luminosa ragione.

La meta del “Paesano” è la ricerca dell’infinito, ecco perché vagabonda nell’incertezza, nella confusione.(F.Rella, il Paesano di Parigi, in La cultura del romanzo, Einaudi).

Il 21 dicembre 1917, il poeta John Keats scrive una lettera ai suoi fratelli e riferendosi a Shakespeare, afferma che per essere un uomo di successo occorre possedere la capacità negativa, che consente di stare nell’incertezza, nel mistero, nel dubbio senza l’impazienza di correre solo dietro ai fatti e alla ragione.(John Keates, Lettere sulla poesia, Feltrinelli)

Uno psicoanalista inglese, W.Bion, ha sostenuto che questa capacità dà il potere di sopportare senza irritarsi i misteri, i dubbi e gli enigmi, coesistendo con essi.

La fretta di raggiungere un risultato, una meta , un successo dà luogo, secondo un altro studioso, Lazzara, ad una incapacità positiva, che non consente elaborazioni creative di un problema, perché mira al successo immediato.

Volendo trasporre tutto ciò alla situazione politica attuale, c’è da affermare che, con molta probabilità, ci aspettano lunghi anni di incertezze, di difficoltà, e una delle possibilità, che abbiamo a disposizione, è quella di ricercare soluzioni veramente efficaci e creative nel lungo tempo.

La luminosa ragione ci dice di organizzare partiti del nord, del centro e del sud; i dubbi e le incertezze ci dicono di costruire pazientemente trame di unità, di relazioni con i movimenti che propugnano rispetto per l’ambiente e fine di tutte le guerre, di porci in ascolto dei bisogni reali della gente, cioè di tutti noi.

Antonia Arcuri

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