domenica 25 maggio 2008

Allarghiamo il progetto Libera Terra


La zona del Corleonese è vista come esempio concreto del modo in cui la legislazione antimafia ha funzionato e dove la sinergia, tra istituzioni e associazionismo, ha dato ottimi risultati. Qui la messa in pratica della legge 109/96 è l’esempio più concreto della vera lotta alla mafia. La legge sancisce il principio che i beni immobili confiscati alla mafia devono essere utilizzati a fini sociali e quindi, o trattenuti dallo Stato, o da istituzioni pubbliche, o affidate ad associazioni e cooperative. Il fine è quello di ridare ai cittadini ciò che la mafia ha tolto loro. Bene, in questa zona è nato anche il Consorzio sviluppo e legalità che è un consorzio dei comuni di un’ampia zona, che hanno deciso di mettersi insieme per rendere comune la lotta alla mafia. Infatti, molti terreni agricoli si trovano in diverse zone e una visione unica permette di gestire meglio il patrimonio e permette di programmare le attività in maniera più razionale. Ma qui è nata anche l’esperienza di Libera Terra e cioè la nascita di cooperative di giovani del territorio che lavorano nei terreni confiscati alla mafia. Nella nostra zona abbiamo ben tre cooperative presenti: La Lavoro e non solo, la Placido Rizzotto e la Pio La Torre. Un sistema di cooperazione che aldilà di tutte le difficoltà, grazie alla rete di Libera, grazie alla Lega delle Cooperative, grazie ad un interesse di alcune regioni, comuni e cittadini della Toscana e dell’Emilia Romagna e grazie alla rete di soggetti e organizzazioni che credono in questo progetto, ha reso questo progetto vincente. Si vede che è vincente non solo per i risultati economici, ma anche per l’impatto sociale. Infatti, quando un anno fa Libera ha indetto la selezione per la costituzione dell’ultima cooperativa, la “Pio La Torre”, si sono avute più di 300 richieste di giovani e meno giovani delle zone del corleonese. Questo significa che il messaggio è passato, “conviene stare dalla parte dell’antimafia”, perché si ha un lavoro retribuito, si è messi in regola, si esce fuori dalle logiche del precariato, della disoccupazione e si è disposti ad andare a lavorare nei terreni che erano della mafia. Cose impensabili alcuni anni fa. Se i risultati ci sono e sono vincenti non possiamo però fermarci. Bisogna allargare il consenso dell’antimafia. Si potrebbe dire: come? Il progetto Libera Terra potrebbe essere allargato, differenziandolo a imprenditori agricoli e imprese del settore agroalimentare, che vogliono aderire al progetto e che rispettino alcune condizioni di legalità e trasparenza oltre a schierarsi pubblicamente contro la mafia. L’imprenditore aderisce a Libera Terra con l’adesione a un codice etico a protocolli, attraverso il controllo della prefettura e altri strumenti che evitino l’infiltrazione di soggetti collusi o vicini alla mafia. Libera Terra come sistema per liberare i nostri territori aiutando i contadini a sostenere il progetto e lanciando il messaggio che l’antimafia conviene. Una linea dei prodotti che non deriva dai terreni confiscati ma da contadini di Corleone, San Giuseppe Jato ecc. che dicono no alla mafia e che rispettano la legge, da quelle sul lavoro a quelle sulla qualità ecc… Gli imprenditori ne guadagnerebbero in termini di vantaggio economico e uscirebbero fuori dalle logiche di sottomissione dell’intermediazione. Libera Terra guadagnerebbe in termini di allargamento del sostegno. Insomma ingranare la marcia dello sviluppo antimafia allargando il coinvolgimento di quante più persone possibili. Solo così si renderà l’antimafia vincente, accompagnata certamente dal controllo del territorio e dal cambiamento culturale. Ma quale miglior messaggio del fatto che l’antimafia è conveniente? Anche in questo caso le istituzioni e i Comuni dovrebbero fare la loro parte per incentivare e aiutare questo progetto che può portare impulso economico e quindi maggiore ricchezza per i nostri territori. Ricchezza però sana e che renda finalmente questi territori liberi dalla mafia. Attorno a questo però si potranno inserire numerose iniziative, dal turismo alla trasformazione dei prodotti agricoli ecc… Sembra un sogno eppure è un’idea semplice e che conviene a tutti. Basta fare rete perché è l’isolamento che rende la mafia forte. Il mio appello quindi è prima di tutto a Libera e ai comuni del territorio, in primis a quello di Corleone, per farsi promotori di questa idea e di renderla concreta.


Giuseppe Crapisi

1 commento:

Stranistranieri ha detto...

E' vero, dovrebbero essere le istituzioni in prima fila ad esplicitare il concetto che l'antimafia è conveniente a tutti meno che ai mafiosi.