martedì 15 aprile 2008

PDL stravince. Corleone come la Sicilia sembra la Russia di Putin

-Corleone. i dati di Senato e Camera

-I grafici dell' assegnazione dei seggi di Senato e Camera

Dalle urne è uscito un risultato davvero eccezionale, nel bene e nel male. L’avevamo anche detto che il PD con la sua scelta di correre da solo era riuscito dove non erano riuscite numerose leggi elettorali. Ma certamente non ci si aspettava che le forze della sinistra italiana, per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana, uscissero dal Parlamento. Il neo Parlamento sarà formato dal PDL, dalla Lega Nord, MPA, PD, IDV e UDC e altri pochi seggi tra partiti regionalisti. Berlusconi ha ottenuto un’ampia maggioranza, 171 seggi al Senato e 340 alla Camera, che gli permetteranno buona governabilità. Anche al PD è finita benissimo, conquistando da solo 116 seggi al Senato e 211 alla Camera, ma qualcosa non ha funzionato. Il PD ha svuotato i partiti della sinistra, penalizzati sia dalla scelta del simbolo sia dalla scelta del PD di correre da solo, ma non è riuscito ad attirare i voti degli elettori del centro. L’UDC tutto sommato è andato bene anche se ci si aspettava potesse fare davvero male a Berlusconi, ma anche qui il cd voto utile ha influito. Insomma si profila un panorama politico molto più semplice e ci sarà un cambiamento di tutto il sistema politico per i prossimi anni. Infatti, adesso la legge elettorale sarà fatta dentro un Parlamento così composto e difficilmente si aprirà la strada ai partiti oggi esclusi. Bisogna dire che però il centro-sinistra in toto ha perso queste elezioni. La delusione dei due anni di Prodi è stata catastrofica e come è finito quel governo ce lo ricordiamo tutti. In Sicilia lo sapevamo come sarebbero andate le cose ma il centro-sinistra ha perso in 13 regioni e si è perso in tutta Italia. C’è stato il voto di protesta che l’ha raccolto la Lega Nord che è determinante e farà valere il suo peso nel governo. Adesso vediamo come hanno votato i corleonesi in queste elezioni nazionali. Qui a Corleone come in Sicilia sembra essere nella Russia di Putin dove tutti gridano alle elezioni irregolari. A Corleone PDL/MPA prendono 2774 voti su 5811 voti e l’UDC 1077 voti al Senato. Se li sommiamo il centro-destra a Corleone ha un consenso del 73,71%. Bene 2 anni fa avevano ottenuto il 48,20%. Stessa musica alla Camera dove PDL/MPA prendono 3553 voti e l’UDC 1194 voti, su 6593 per un totale per il centro-destra del 72%, mentre 2 anni fa avevano ottenuto il 64,7%. Tutti questi sono voti che erano del centro-sinistra e in particolare della sinistra. Infatti, solo il PD incrementa un po’ il suo consenso passando dal 16,9% (DS-Margherita) al 20,2% al Senato con 1174 voti e dal 18,8% (Ulivo) al 20,29% alla Camera con 1338 voti. Ma a parte il poco meno del 2% dell’IDV il centro-sinistra si ferma ai dati del PD. Insomma poco più di 7 su 10 a Corleone vota o PDL o UDC o MPA. La sinistra è scomparsa e i voti sono passati all’altra sponda. Ad ogni elezioni si cerca di capire dove si è sbagliato eppure non cambia nulla. Io credo che se il PD corleonese non pensa a progettare per dare risposte concrete senza clientelismi ai bisogni della gente si continuerà così. Ormai la classe dei lavoratori si è dissolta, vota per la promessa di turno. Il PD in generale prende voti dalla classe media del paese Corleone e credo ciò avvenga in tutta Italia. Partendo da questo però bisogna progettare da subito per resistere e per recuperare terreno. Noi come ben si sa non siamo mai stati teneri con i partiti del centro-sinistra e crediamo che i risultati ci hanno dato ragione. Adesso siamo speranzosi nella scelta del PD che ha eletto come segretario del partito il giovane Avvocato Salvatore Di Miceli che ha un compito al quanto arduo ma siamo sicuri che saprà coinvolgere non solo i suoi elettori ma anche le forze associative che vogliono creare un’alternativa al sistema politico attuale, cioè clientelare. Chi vivrà vedrà.

Giuseppe Crapisi

2 commenti:

alfonso ha detto...

Dopo 116 anni è scomparso dal Parlamento Italiano il Partito Socialista. E’ questa l’immagine più emblematica. Mentre nel resto d’Europa i partiti d’ispirazione socialista costituiscono l’albero di trasmissione del pensiero riformista progressista, in Italia non se ne trova traccia. Non è il Partito Democratico (cristiano) quello che può esserne interprete, del resto i temi che caratterizzano i programmi degli altri partiti riformisti europei sono del tutto assenti nel programma del PD. Il progetto del PD non è decollato, se si comincia con le tesi giustificative non andremo da nessuna parte: il PD ha corso per vincere, ed ha perso; il PD ha rinnegato un profilo di sinistra per sfondare al centro ed è stato sfondato. E’ apparso poco credibile nella sua aspirazione centrista (il mestiere di democristiano lo conosce meglio Casini) ed ha evitato la Waterloo elettorale solo attirando voti dalla sinistra radicale, ma attenzione: si tratta di voti espressi unicamente in chiave anti-Berlusconi, sono potenziali voti in uscita alla prossima occasione. Il risultato è un Parlamento in cui ci sarà una schiacciante maggioranza di destra, della più becera, volgare, eversiva ed antieuropea che l’Italia ricordi dal 1922, un’opposizione di centro, incerta e sparuta, non identificabile con un progetto politico e assai poco credibile quando si troverà a dover contrastare l’attacco di Berlusconi all’indipendenza della magistratura e al pluralismo e alla libertà d’informazione, due questioni cruciali per la democrazia ma che al cavaliere stanno molto sullo stomaco. Una cultura di sinistra, in Italia, è sempre stata minoritaria, oggi è assolutamente residuale. Se era questo l’obiettivo inquadrato nella svolta della Bolognina, in quel lontano novembre del 1989, devo fare i miei complimenti perché è stato centrato in pieno. Diversamente, è arrivato il momento che un intero gruppo dirigente ne tragga le conseguenze e si assuma, una volta almeno nella vita, le proprie responsabilità. Escano subito i D’Alema e i Fassino, i Veltroni, i Chiti, i La Torre e i Bassolino, e non dimentichino di portarsi via le mogli!
Perché non ci troviamo solo di fronte ad una semplice, seppur netta e dolorosa, sconfitta elettorale (da altre parti basterebbe e n’avanzerebbe) ma ci troviamo di fronte al fallimento di un intero progetto politico, avviato circa vent’anni fa: la costruzione di un moderno partito riformista di sinistra, nell’alveo della tradizione e della cultura del socialismo riformista europeo.
Ma via anche i Bertinotti e i Pecorariscanio, Diliberto, Giordano, Russo Spena, Rizzo e Migliore, sono stati bravi a buscarsi la pensione coltivando l’orticello sterile della falce e martello: se la godano pure ma si levino dai coglioni!
Bisognerà ripartire e non sarà facile, da loro o con loro sarà impossibile farlo
Nel frattempo, auguriamoci che il Paese non scivoli nel baratro.

Alfonso Picciullo

Stranistranieri ha detto...

Mogli che dovrebbero andare e non vanno e mogli che arrivano: in parlamento adesso arriva la moglie di Emilio Fede e, insieme a tutto il resto, ne vedremo delle belle!Si, si sono fatti tutti la pensione. Basta anche una sola legislatura vero?

Daniela Tani