venerdì 11 aprile 2008

Intervista ad Anna Bucca Presidente Arci Sicilia


Dopo le recenti polemiche sui professionisti dell'Antimafia e le inchieste coraggiose de l'Espresso a firma Riccardo Bocca che ha inteso fare chiarezza su talune vicende scabrose al vaglio della magistratura, noi di IMG Press abbiamo contattato Anna Bucca, presidente dell’Arci Sicilia, per aiutarci a capire cosa sta accadendo e chi ha interesse che la gente non sappia come vengono spesi i soldi degli italiani nella lotta alla mafia.

L’ Arci Sicilia da sempre è impegnata nella lotta alla mafia. Quali sono le priorità per debellarla definitivamente? Può illustrarci le iniziative della sua associazione volte in tal senso?
“Ritengo che per battere definitivamente la mafia, i siciliani e le siciliane innanzitutto, ma poi tutti i cittadini che hanno a cuore la democrazia, debbano convincersi che le cose si possono cambiare davvero e anche che la Sicilia possa non essere in eterno terra di conquista. E’ necessario che però ogni persona si senta impegnata direttamente, che capisca che l’assunzione di responsabilità, la coerenza dei comportamenti e del proprio agire quotidiano è un modo per togliere terreno alla mafia. Per questo è fondamentale che le persone lottino per l’affermazione dei propri diritti, e che i diritti non vengano percepiti come benevole concessione del potente di turno. Questo naturalmente non basta, anche se è il primo passo. Questa assunzione individuale di responsabilità deve accompagnarsi a un lavoro collettivo, ad un’azione di sistema, portata avanti da società, istituzioni, magistratura, scuola, mondo del lavoro, organizzazioni sindacali ed anche imprenditoriali. Nell’impegno antimafia dell’Arci siciliana, questa idea di rete, di sistema è sempre stata fondamentale, e siamo in tanti a condividerla. Da questa idea è nata nel 1994 la Carovana Antimafia, e poi negli anni successivi sono stati sviluppati diversi interventi sul territorio che si proponevano di aiutare i giovani siciliani a non cadere nella rete delle organizzazioni criminali, fornendo occasioni di aggregazione ma anche di lavoro, così come è successo a Gela, a Corleone, a Paternò. Per arrivare, a partire dal 2000, alla gestione diretta dei beni confiscati alla mafia, con l’esperienza della Cooperativa sociale Lavoro e non solo, nata proprio dall’esperienza dell’Arci, che oggi gestisce più di 100 ettari di terreno tra Corleone, Monreale e Canicattì e ogni estate organizza in questi territori, da giugno a ottobre, campi di lavoro e conoscenza che, per esempio l’anno scorso, hanno coinvolto più di 400 giovani. Questo per noi significa lottare la mafia: produrre economia pulita, promuovere l’aggregazione, favorire l’autorganizzazione delle persone”.


A due giorni dal voto, parliamo della mancata candidatura di Rita Borsellino che, ancora brucia ai siciliani. Il Pd poteva fare un passo indietro?
“Rita Borsellino era la candidata naturale alla presidenza della Regione Sicilia. Non si trattava per il PD di fare un passo indietro, si trattava semplicemente di guardare con obiettività a ciò che la candidatura di Rita nel 2006 aveva significato, gli entusiasmi che aveva suscitato, la mobilitazione che aveva generato, i processi innovativi che ne erano scaturiti, primi fra tutti i cantieri per la costruzione del programma partecipato. La mancata candidatura brucia perché non se ne capiscono le ragioni”.

Veltroni, lancia il monito: “Mafiosi non votate per noi”…anche se poi il Pd ha in lista persone promiscue come Crisafulli, Cusumano e lo stesso Bartolo Cipriano, già sindaco di Terme Vigliatore, in provincia di Messina, amministrazione sciolta per mafia. Berlusconi lo segue: “Non vogliamo i voti della mafia”… e nel Pdl troviamo altri personaggi come Pino Firrarello, e Antonio D’Alì, oltre a tanti altri... I boss allora si asterranno dal voto in queste elezioni politiche?
“La mafia non si è mai astenuta dall’andare a votare: perché dovrebbe farlo adesso? La mafia indirizzerà i voti, dove ci sono possibilità di convergenza con i propri interessi”.
Perché ci si accorge della Sicilia solo in campagna elettorale?
“Non penso che ci si accorga della Sicilia solo in campagna elettorale. Piuttosto si parla molto più spesso delle cose che non vanno in Sicilia piuttosto di quelle che funzionano. Se migliorasse l’informazione, i siciliani ne troverebbero molto giovamento: le cose che Pippo Fava denunciava 25 anni fa dalle pagine dei Siciliani restano oggi di un’attualità sconcertante e probabilmente dovremmo riflettere di più su questo”.

I siciliani sono pronti a debellare la mafia?
“Si , se si creano le condizioni di cui parlavamo all’inizio”.

Dalla cassa dell’associazione antiusura di Caltanisetta sono spariti 100 mila euro. Il presidente Mario Rino Bianchieri, si è dimesso e il prefetto ha sciolto la società. La procura nissena ha avviato un’inchiesta. Gli atti sono secretati. Come combattere la mafia che si ramifica anche nell’antiracket, con il fenomeno delle finte vittime?
“Intanto bisognerebbe vedere le carte della magistratura, e io ovviamente non le conosco. L’antimafia e le associazione antiracket ben coscienti del proprio ruolo respingono naturalmente presunte infiltrazioni mafiose: chiaramente non è facile, bisogna tenere sempre gli occhi aperti e vigilare”.


Recentemente in un settimanale è apparsa un’inchiesta sulla doppia faccia dell’antimafia, dove rivela che Ettore Artioli, vicepresidente di Confidustria per il Mezzogiorno, oltre a esser stato alla guida degli industriali siciliani, ha legami d’affari con Giuseppe Costanzo e Fabio Cascio Ingurgio indicati dai pm come soci di Francesco Paolo Bontade. Cosa fare per scacciare i finti paladini dell’antimafia?
“Ripeto. Se l’antimafia è ben cosciente del proprio ruolo respinge naturalmente presunte infiltrazioni mafiose”.

“Impegnarsi per il bene comune”, cosa vuol dire per l’Arci Sicilia?
“Vuol dire riscoprire il senso dell’agire collettivo e dello spazio pubblico, considerare l’altro una risorsa e una ricchezza; vuol dire favorire la crescita di una comunità che vede nella cooperazione, nella giustizia sociale, nella solidarietà e nella reciprocità i propri valori fondanti, esattamente il contrario dell’idea di mondo che ci vogliono propinare, tutta fondata sull’individualismo, la concorrenza e la mercificazione di ogni aspetto della nostra esistenza; vuol dire vuol dire chiedere che i beni pubblici materiali e non (acqua, aria, istruzione, sanità, ecc,) siano garantiti a tutti e tutte e non siano in mano a logiche liberiste. Vuol dire impegnarsi perché anche la Sicilia non sia più “terra di rapina” come l’ha definita Giuliana Saladino in un suo bellissimo libro, ma terra di libertà e dignità. In tanti hanno lottato per questo: impegnarsi per il bene comune significa anche avere coscienza della storia bella della Sicilia, dagli ultimi decenni dell’800 a oggi: quella dei fasci siciliani, della lotta per la terra, delle battaglie sindacali, del pacifismo e dell’impegno a Comiso negli anni 80. Impegnarsi per il bene comune significa avere la capacità di trasmettere la memoria e aiutare a riattualizzarla nelle lotte di ogni giorno, di farla diventare uno strumento di lettura e interpretazione della realtà, uno strumento che consenta di capire che il cambiamento richiede tempi lunghi, impegno, continuità”.
Qual è la denuncia più forte che ha fatto la sua associazione?
“Più che una denuncia forte, mi viene in mente un atto di coraggio o di sana incoscienza: quando nel 1992, subito dopo la strage del 19 luglio, abbiamo stampato e fatto affiggere ovunque in Sicilia, un manifesto con i volti di 6 mafiosi come Riina, Provenzano, Madonia, Vincenzo Milazzo, Totò Minore, e Nitto Santapaola con sotto l’immagine di via d’Amelio ancora in fiamme e la scritta: Questi sono i volti dei mafiosi assassini, latitanti da troppo tempo“.

Anna Germoni
www.imgpress.it

1 commento:

alfonso ha detto...

Finalmente al voto! Dopo tanto frastuono, è arrivato il momento di recarsi al seggio e scegliere, così come in tutte le altre democrazie liberali al mondo, fra il blocco moderato-conservatore e quello riformista-progressista.
Come dite? E’ difficile distinguerli? Beh..in effetti…non è facile..
Proviamo ad orientarci: se non ho capito male i “moderati” sarebbero tutti quegli ex-fascisti, neo-fascisti, secessionisti xenofobi e razzisti, guidati dal più eversore dei Capi di Governo che la storia di questo Paese ricordi e che si raccolgono nelle sigle PDL-Lega Nord. (e meno male che sono moderati!)
Sempre se non ho capito male, i progressisti-riformisti dovrebbero essere quelle signore e signori che nella loro vita non solo non hanno mai fatto, ma neanche hanno mai pensato di fare uno straccio di riforma in senso progressista e che si riuniscono sotto le sigle PD-IDV, guidati da quel Veltroni che ha richiuso nel cassetto il progetto del Registro delle Unioni Civili a Roma, prima di recarsi in visita al Vaticano. Ed ha buttato via la chiave il giorno prima di lasciare la poltrona di Sindaco.
E’ un inganno. E’ vero. Ma cosa possiamo farci? Possiamo solo chiedere aiuto al buon senso e alla nostra pazienza. Il buon senso e la pazienza suggeriscono una sola strada, una sola strategìa ma in due tempi.
Primo tempo (oggi): dobbiamo tutti essere abbastanza moderati e conservatori da respingere e scongiurare il disegno eversivo che si nasconde dietro il populismo demagogico di Berlusconi.
Secondo tempo (domani): dobbiamo assolutamente tornare ad occuparci di politica, fuori dai partiti, nella società, nelle forme nuove che i tempi e i moderni strumenti di comunicazione possono consentirci, oggi è più facile, per esigere un’autentica stagione riformista e progressista.
Non riesco a vedere altra strada.

Alfonso Picciullo