mercoledì 9 aprile 2008

AL FESTIVAL DI GIORNALISMO DI PERUGIA SI PARLA ANCHE DI CORLEONE


Aprile è il mese in cui Perugia ospita il Festival internazionale di Giornalismo, ricca manifestazione dedicata ai media nazionali e internazionali e ai diversi giornalismi, da quello di frontiera e di guerra a quello d’inchiesta, dal giornalismo estero alle nuove tecnologie nel mondo dell’informazione. Il Festival quest’anno si tiene da Mercoledì 9 a Domenica 13 nel capoluogo umbro, dove lo scorso anno si era registrato un alto numero di presenze e grande interesse avevano riscosso i diversi incontri in programma, non solo tra gli addetti ai lavori ma anche tra i giovani e i comuni cittadini.

L’edizione 2008 prevede un calendario denso di appuntamenti di rilievo, arricchito dalla presenza di importanti ospiti italiani e stranieri.

Per tutta la durata dell’evento, le giornate del Festival si apriranno con la rassegna stampa del primo mattino a cura di Duilio Giammaria, giornalista Rai, che leggerà e commenterà le principali notizie del giorno dalla postazione creata all’interno dell’Hotel Brufani di Perugia.

Quest’anno il Festival prende il via Mercoledì mattina con la lectio magistralis di Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano La Repubblica. Lo stesso giorno sono previste numerose altre iniziative, tra cui un incontro sulla figura di Indro Montanelli, dove saranno presenti il giornalista Marco Travaglio e Mario Cervi, fondatore, insieme allo stesso Montanelli, de Il Giornale. Ancora nella giornata di Mercoledì, si terrà un incontro sugli inviati di guerra, dove a parlare saranno cinque donne, cinque giornaliste italiane e straniere che da anni sono impegnate con il loro lavoro nei paesi in guerra.

La mattina di Giovedì sarà dedicata prevalentemente al giornalismo ambientale, in un tempo in cui i mezzi di comunicazione possono sensibilizzare non poco i cittadini sul tema dei cambiamenti climatici e la salvaguardia degli equilibri naturali del pianeta.

Giovedì pomeriggio, invece, spiccano fra tutti gli appuntamenti quello sul rapporto tra media e potere, dove parlerà tra gli altri Carl Bernstein, uno dei due giornalisti americani che fece scoppiare lo scandalo Watergate, e l’incontro sui canali televisivi all news italiani e internazionali, con la partecipazione di Corradino Mineo, RaiNews24, e la conduttrice di Al Jazeera International Barbara Serra.

Venerdì sarà il giorno della comunicazione scientifica, delle “Cronache dal Medioriente”, dei corrispondenti dei giornali stranieri dall’Italia, ma soprattutto, per quello che riguarda più da vicino la Sicilia e le vicende di mafia, sarà il giorno dell’incontro con Lirio Abbate, giornalista palermitano dell’ANSA, e Peter Gomez, esperto di cronache siciliane e giornalista dell’Espresso. Si parlerà naturalmente del loro libro “I complici. Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento”, ma sarà l’occasione per fare il punto della situazione sulla mafia siciliana, che di questi tempi beneficia meno dell’attenzione delle cronache, rivolte per lo più agli sviluppi delle “cose” camorristiche e della ‘ndrangheta calabrese, che recenti inchieste hanno dimostrato essersi infiltrata anche nel tessuto economico dell’Umbria.

Gli ultimi due giorni del Festival saranno dedicati a numerosi temi che vedono i mezzi d’informazione protagonisti o “semplici” mediatori, dalla scrittura giornalistica all’accesso alla professione, dalle elezioni statunitensi del Novembre prossimo al giornalismo investigativo, passando per la condizione delle donne nell’Islam, con le testimonianze di Lilli Gruber e Rula Jebreal, due importanti donne del giornalismo che si sono occupate di problemi del Medioriente.

Nell’ambito del Festival, poi, si terranno le premiazioni di due premi giornalistici, uno dedicato a Enzo Baldoni, il freelance italiano che venne ucciso in Iraq, l’altro è il “Paola Biocca International reportage award”.

Giuseppe Alfieri

2 commenti:

alfonso ha detto...

Nel 1956 scoppia la rivolta d’Ungheria, Indro Montanelli si reca a Budapest come inviato del Corriere della Sera. In Italia si sa poco o niente della rivolta ma già ci sono, preconfezionate, due tesi: per la destra (e i suoi giornali) si tratta di una rivoluzione borghese per la liberaldemocrazia contro il comunismo, per i comunisti di Togliatti ( e per “l’Unità”) si tratta di fascisti e “controrivoluzionari” dietro cui si nasconde la lunga mano (“insanguinata”) del capitalismo occidentale. Montanelli, a cui sarebbe piaciuto poter constatare la veridicità della prima tesi, trova a Budapest una situazione completamente diversa da quella raffigurata nelle opposte tesi della politica e della stampa italiane: sulle barricate non ci sono borghesi o reazionari, né fascisti, ma ci sono gli operai e gli studenti, figli di operai, che lottano non per la liberaldemocrazia ma per un socialismo diverso da quello filosovietico. Questo vede Montanelli e questo racconta. Ma quello che Montanelli racconta, i fatti, non possono piegarsi all’ideologia, le opinioni: il risultato è che Montanelli viene preso a ceffoni sia dai comunisti che dai suoi amici conservatori. Guareschi dice che (Montanelli) “..è animato dalla foja della distensione”, mentre il suo amico Longanesi gli toglie addirittura il saluto.
Quest’episodio della vita di Montanelli è raccontato da M.Travaglio, che di Montanelli è stato discepolo, all’inizio del suo libro “La Scomparsa dei Fatti”, allo scopo di renderne esplicito il sottotitolo “si prega di abolire i fatti per non disturbare le opinioni”. Questo sottotitolo sembra davvero rappresentare la bussola con cui orientarsi per la gran parte dei giornalisti italiani. (A proposito, avete più sentito parlare dell’inchiesta su “Velenitaly” pubblicata dall’Espresso appena pochi giorni fa? E’ una bufala? E’ vera? Boh..! Se fossero vere solo la metà delle cose raccontate, tratte dalle inchieste aperte da due Procure della Repubblica (!) costituirebbero il più grave e criminale episodio di sofisticazione alimentare nel nostro Paese… ma stampa e televisioni non ne parlano!)
Un festival internazionale del giornalismo è davvero una bellissima idea, spero che non si traduca in un banale momento di autocelebrazione. Il carnet degli ospiti sembrerebbe tale da scongiurarne il pericolo, quello degli sponsor…un po’ meno (Unicredit, main sponsor; ENEL, official sponsor…ed è previsto un workshop su comunicazione ambientale), e che vi sia modo per denunciare la grave situazione dell’informazione nel nostro Paese. Sarebbe una beffa, proprio nel momento in cui due organismi internazionali indipendenti che gestiscono le classifiche sulla libertà e correttezza dei mezzi d'informazione nelle singole Nazioni, Freedom House e Reporters Sans Frontieres, ci collocano nelle posizioni arretrate delle loro classifiche.
Freedom House analizza le condizioni di 195 Nazioni, e pubblica una classifica annuale specifica per la libertà di stampa: nel 2007 l'Italia si trova al 61° posto, peggio del Ghana o di Trinidad & Tobago...
Reporters Sans Frontieres censisce solo 169 Nazioni, e pone l’Italia al 35° posto, dopo la Namibia, dopo la Bosnia ....
Per tutte e due le Organizzazioni, l'Italia risulta all'ultimo posto nella classifica tra le Nazioni fondatrici dell'Unione Europea.
Naturalmente la classifica sarebbe molto discutibile se non si analizzassero i criteri di valutazione.
Freedom House considera 23 diversi criteri di giudizio, che contribuiscono alla definizione del punteggio per ogni Nazione con specifiche domande; ad esempio: "c'è liberta di diventare giornalista e praticare il giornalismo ?" oppure "c'è dipendenza dei mezzi d'informazione riguardo al loro finanziamento, da parte dello Stato, dei partiti politici, del grande business o altri soggetti politicamente influenti?"
Reporters Sans Frontieres ha una lista di 50 domande, tra le quali ad esempio "ci sono state notizie soppresse o ritardate per interessi politici o economici?" oppure "l'accesso alla professione di giornalista è strettamente controllato? (è obbligatoria una qualifica o un tirocinio, bisogna esser membri di un albo)"
L'abolizione dell'ordine dei giornalisti, migliorerebbe istantaneamente la posizione dell'Italia sia nella classifica di Freedom House, che in quella di Reporters Sans Frontieres.
D'altro canto, già nel 1993 gli esperti del Consiglio Nazionale del Lavoro, nel "libro bianco sulle professioni in Europa" avevano concluso che l'Ordine dei giornalisti, così com'è concepito dalla legge italiana, costituisce una barriera oggettiva alla professione e anche al lavoro degli altri cittadini in Italia".
Anche l'abolizione dei finanziamenti pubblici alla stampa migliorerebbe la posizione nelle classifiche Freedom House e Reporters Sans Frontieres, in quanto eliminerebbe la possibilità che vengano messe in atto illecite "pressioni" legate all'erogazione dei contributi.
L'assenza di simili forme di contributi, o le differenze comunque riscontrabili nella totalità dei Paesi Europei con una posizione in classifica migliore, indicano con chiarezza che il percorso seguito in Italia porta nella direzione opposta a quella desiderata.

Alfonso Picciullo

alfonso ha detto...

A proposito di giornalismo e libertà di informazione vi invio la trascrizione dell'intervento di Berlusconi a "Omnibus" del 10 aprile 2008:

Trascrizione intervento Berlusconi a Omnibus del 10 apr. 08

Polito: La seconda domanda mi promette che questa volta non farà licenziare nessun giornalista della Rai che la pensa in maniera sgradevole per lei come avvenne l’altra volta con l’editto bulgaro?
Berlusconi: allora l’altra volta io non ho fatto licenziare in vita mia nessuno, e non ho fatto licenziare tanto meno qualcuno in Rai dove io non ho mai messo il naso, ho detto una battuta convinto che fosse una battuta diretta solo…
Piroso : …e qualcun altro ce l’ha messo il naso Presidente.
B.: beh, ma contro la mia volontà perche’ io non volevo assolutamente che si arrivasse alla decisione poi e’ stato lo stesso Biagi che ha deciso per una lauta eh… eh… risposta alle sue esigenze di… che… ha preferito di lasciare, ma io ho insistito fino all’ultimo che Biagi restasse in Rai. Cosa avevo detto; avevo detto che certi giornalisti come Biagi e Santoro avevano fatto un uso criminoso della televisione; continuo a sostenerlo anche adesso, soprattutto violando le regole della comunicazione elettorale, qualche volta…con Santoro basta che la gente guardi ancora oggi quello che combina Santoro e che fa combinare a Travaglio nella sua trasmissione per capire che e’ qualcosa che in una moderna democrazia non si dovrebbe permettere perche che Travaglio possa accusare chiunque di tutto, e di piu’senza avere un contraddittorio…
Polito: quindi licenzia Travaglio allora
B.: …e’ una cosa che non dovrebbe essere possibile in un servizio pubblico pagato coi soldi di tutti,
Polito: …che fa lo licenzia Travaglio?
B.: porto a confronto cio’ che han fatto le reti che io ho fondato e da cui mi sono distaccato quattordici anni fa, non c’e’ nella storia di mediaset una sola, non solo un solo ciclo di trasmissioni alla Santoro, ma una sola trasmissione, uno speciale che sia d’attacco alla sinistra o personaggi di interesse della sinistra.
Piroso: pero’ Presidente Tremonti ad Annozero ci è andato tranquillamente ha esposto le sue ragioni cioè…
B.: scusi, sia oggettivo Direttore lei si vergognerebbe di aver qui una trasmissione come Annozero e non la permetterebbe mai, che poi ogni tanto ci siano degli alibi per cui fanno arrivare Tremonti, e in quella trasmissione lo fanno parlare, questo e’ l’alibi che non contraddice la regola della trasmissione.
Polito: ma Presidente, ma la mia domanda e’ proprio questa: la chiudete Annozero?
B.: …ma non saro’ io, io non ho mai, nemmeno, nemmeno, non ho mai, con…io sono l’editore piu’ liberale che sia mai comparso sulla scena editoriale italiana…
Polito: …e allora accetti anche Santoro
B.: …lo domandi a tutti i direttori e giornalisti di Mediaset e della Mondadori, si ricordi cosa disse Montanelli, da cui qualche volta mi dividevano le idee, io non ho mai fatto un intervento sulla libertà dei singoli giornalisti, non ho mai imposto nulla al contrario di quello che fa la sinistra gravando di telefonate continuative i poveri direttori dei telegiornali e delle trasmissioni della Rai…
Polito: vabe’ le telefonate e’ meglio lasciarle stare
B.: …domandi, domandi, scusi… ai direttori, io ho ricevuto una telefonata da Saccà e ne ho approfittato per fare quello che si chiede ad un leader politico di riparare a delle ingiustizie, a delle persone che pur essendo brave si vedevano preferite a chi aveva rapporti di altro tipo con chi decideva in Rai. Quindi quella telefonata che ho ricevuto, l’ho utilizzata per quello, con la mia segretaria che mi mandava le comunicazioni che erano venute da varie fonti, tra l’altro il fratello di una di queste attrici che e’ un nostro consigliere di Rieti e che mi sottoponeva il fatto di una scelta che era stata fatta dal produttore privato e disdetta per una vicinanza amicale da un funzionario della Rai che era, vabe’ mi scusi, io per dire…
Polito: vabe’ ma quelle sono raccomandazioni, sono raccomandazioni, succede a tutti.
B.: …io non ho paura di ricevere nessuna smentita quando dico che io le telefonate non le faccio, che la sinistra ne fa tre o quattro al giorno allo stesso direttore minacciandoli, minacciandoli di antipatia o di rappresaglie future
Polito: chi e’ questo direttore
B.: guardi non sto a fare nomi, domandi ai suoi colleghi direttori, non potranno smentirmi…
Polito: glielo chiederemo…
B.: guardi, io sono da sempre l’editore ed il politico piu’ liberale della storia della Repubblica Italiana.